Amico?

19 maggio 2017

Il mio amico? Quale amico? Sono vent’anni che non ci parliamo!”

In realtà, da tanti anni, ogni volta che menzionavano davanti a lui il nome di Mourad e gli chiedevano se lo conoscesse, rispondeva invariabilmente: “E’ un amico del passato.” Spesso i suoi interlocutori supponevano che intendesse dire “un vecchio amico”. Ma Adam non sceglieva le parole alla leggera. Mourad e lui erano stati amici, poi avevano smesso di esserlo. “Amico del passato”, dal suo punto di vista, era l’unica formulazione adeguata.

 

(Amin Maalouf, “I disorientati”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Mo Yan, letteratura e regime?

Mo Yan, è il primo cittadino cinese a vincere il Nobel per la letteratura. I cinesi hanno inondato il sito internet dello scrittore, con parole di orgoglio. Il narratore ha vinto per quello che l’Accademia svedese ha definito “realismo allucinatorio”, e i critici hanno tirato fuori i paragoni con la scrittura di Faukner e di Garcia Marquez.
Il vero nome di Mo Yan è Guan Moye, mentre Mo Yan in cinese vuol dire “non parlare”, e la scelta che ha fatto lo scrittore non è casuale: è pericoloso parlare troppo, ha detto spiegando il suo pseudonimo. Quando – qualche anno fa – il dissidente cinese in esilio Liu XiaoBo vinse il Nobel, non commentò. Disse che non conosceva il caso. E non andò nel 2009 al Salone del Libro di Francoforte, dove era stato invitato, per evitare di sedere insieme ad altri scrittori dissidenti cinesi.

Mo da alcuni è considerato semplicemente un artista di regime (l’artista cinese Ai WeiWei ha definito il premio “un insulto alla umanità e alla letteratura”), e d’altra parte è pur sempre il vicepresidente della associazione cinese degli iscrittori, oltre che iscritto al Partito. Secondo altri è solo un artista e un politico astuto, che comunque non scrive quello che gli dicono di scrivere ma quello che vuole.

Julia Lovell, traduttrice e studiosa della Cina al Birkbeck college della Università di Londra, sul New York Times, ha raccontato che i giornali governativi cinesi sono giustamente trionfanti, e la tv ha interrotto i programmi per dare la notizia del Nobel a Mo Yan. Quando i Nobel erano andati ai dissidenti – nel 2000 a Gao Xingjian, nel 2010 a Liu Xiaobo – il governo aveva invece denunciato le “finalità politiche” anticinesi del premio. Ma ha anche ricordato che i libri di Mo sono stati di critica, di satira sul vuoto di valori della Cina comunista, di critica allo status quo. Una critica “raramente diretta”, ma chiara. E – forse anche grazie al Nobel, ricordava la Lovell – Mo ha detto di sperare che anche Liu XiaoBo possa presto raggiungere la libertà.

Quando ha venduto i diritti per Sorgo Rosso, che divenne un famosissimo film, guadagnà 800 yuan, circa 80 dollari. Il Nobel ne vale 744 mila.

Domenico Costantini