100 cose da fare a Londra

10 giugno 2018

Le guide di Londra e dell’Inghilterra non mancano. Ovunque trovate consigli, luoghi da vedere, manuali cartacei ed app per guidarvi nella capitale del Regno Unito e in altri luoghi dell’Inghilterra.

La città di Londra è sempre notevole per attrazioni e cose da vedere, di tutti i tipi, meno noti sono i luoghi dell’Inghilterra, Per questo vogliamo segnalarvi una guida, disponibile in rete, perché è ricchissima:

100 things to do in England, firmata da da Janice Rogers, che scrive per il sito Your Rv Lifestile,

Il sito è dedicato a quelli che nel mondo anglosassone sono i Recreational Vehicle, cioé ai camper e a tutto quel che somiglia ai camper (le motorhome sono un classico del turismo di alcuni Paesi).

La guida però non è solo per chi gira in camper, ovviamente. E’ per chi ama girare l’Inghilterra, passando dai classici di Londra, come la Torre o Buckingam Palace, alla casa di Churchill, da Westminster alla penisola di Lizard, in Cornovaglia passando per le bianche scogliere di Dover, fino al Barnstable Pannier Market, un mercato coperto molto grande e praticamente immutato, dicono, da 150 anni. I consigli sono numerosi e vari.

Nella lista delle 100 cose da fare ci sono molte altre piccole perle da segnare per il vostro prossimo viaggio oltre Manica. Con camper o senza. Dateci un’occhiata.

Miranda Guterres

Andare all’isola di Wight

Ci rendiamo conto che la foto non fa venire voglia di partire: pioggia e fango, in giugno, non sono il massimo.

Ma se vi dicessimo che la foto è scattata all’Isola di Wight? Sede di un famoso festival, che deve la sua fama alla stagione 1968-1970, l’Isola è situata a sud della costa dell’Inghileterra, al largo di Southampton. Ci abitano poco più di 130 mila persone, e ci si arriva in traghetto da Southampton.

Prima ancora del festival famoso, l’isola era una meta turistica piuttosto nota: le bellezze naturali, la vita semplice, la geologia, sono ancora oggi motivo di un certo turismo, che negli ultimi anni ha anche visto incrementare le camminate o i giri in bicicletta.

Quasi ogni città o villaggio nell’isola ha alberghi, ostelli o campeggi

Quanto al festival, alla prima edizione suonarono i Jefferson Airplane, nel 1969 andarono sull’Isola britannica Dylan, gli Who, Joe Cocker. E alla edizione che si tenne alla fine dell’agosto 1970, seguita da 600 mila persone, documentata in un notissimo film, si esibì per l’ultima volta Jimi Hendrix, si esibirono i Doors di Jim Morrison, e suonarono tutti i più grandi di quelli anni, fino a Lehonard Cohen. Ma fu l’ultima edizione, perché il disastro economico – in pochissimi pagarono il biglietto, e gli abitanti dell’isola non gradirono affatto – fece chiudere il festival per parecchi anni.

Il festival ha ripreso vita nel 2002. Si tiene in giugno, viene attentamente pianificato dal Consiglio dell’Isola, e da allora ha ripreso quota. L’anno scorso la star fu Bruce Springsteen. Quest’anno il programma prevede tra i tanti anche Bon Jovi.

Rispetto agli anni sessanta, le informazioni pratiche per i partecipanti sono: ci sono punti di ricarica per i telefonini? Sì, anche se si consiglia: “why don’t you just ditch the mobile for the weekend and go old school?”. Ci sono docce? “There are single sex and communal showers so they ask you to not spend hours in there – would you want to anyway? And probably don’t go naked unless you like a bit of attention”.

 

Studiare il turismo

L’osservatorio nazionale sul turismo produce una grande quantità di studi dedicati ai flussi e ai comportamenti dei turisti. Alla fine di agosto ha diffuso i dati, elaborati di una ricerca fatta insieme ReiseAnalyse e all’istituto di ricerca tedesco, il FUR-“Forschungsgemeinschaft Urlaub und Reisen” e condotta con modalità face to face nel periodo 3 gennaio-2 febbraio 2012 su un campione di 7.703 intervistati tedeschi.L’indagine, realizzata ogni due anni tra uomini e donne di età tra i 14 e i 70 anni serve a capire le destinazioni di vacanze all’estero, il periodo di partenze e la durata delle vacanze; l’uso di internet per organizzare la vacanza stessa; la tipologia del pacchetto per il viaggio; l’uso del mezzo di trasporto preferito; quali viaggi sono scelti dalle famiglie con bambini nonché gli aspetti che i tedeschi prediligono per la scelta della vacanza come il relax, il divertimento e il recupero delle energie.

La ricerca si sofferma anche sulle destinazioni scelte per ogni Paese: i viaggi sono divisi per mese e area geografica, così da permettere un’individuazione dei flussi nelle diverse zone d’Italia. Il dato sulle aree geografiche è incrociato, inoltre, con la tipologia di vacanza, per cui è possibile sapere, ad esempio, quanti turisti tedeschi, in percentuale, si sono recati nel Sud Italia per una vacanza in famiglia o per una vacanza attiva. L’analisi per aree geografiche ci dice anche quanti tedeschi hanno visitato per la prima volta ciascuna di esse e che tipo di alloggio hanno scelto. Le altre aggregazioni di dati sono le stesse prese in considerazione nella prima parte (uso di internet, compagnia con cui si viaggia, tipologia del pacchetto, classe di spesa, ecc.), ma ovviamente con riferimento ai soli viaggi nel nostro Paese.

Ovviamente uno studio così attento è un utlissimo strumento di lavoro per chi opera nel settore, perché serve a capire come intercettare potenziali turisti che hanno visitato e intendono tornare a visitare il nostro Paese, o quelli che ancora non lo hanno fatto, o, meglio ancora, quelli che lo hanno fatto e se ne sono pentiti.

Salvatore Tranchino

 

Il Belgio fa causa al meteo

L’ente del turismo del Belgio sta pensando di far causa alle previsioni metereologiche. L’accusa – rivolta all’ufficio incaricato delle previsioni-  è quella di aver fornito “informazioni false” ai potenziali turisti del Paese. Sotto accusa è “Meteo Belgique” e le sue “previsioni di lungo periodo”, quelle che i turisti di solito guardano per capire come andrà il tempo nel mese successivo e anche oltre. Quelle per la fine di luglio e per la prima settimana di agosto erano particolarmente infelici per gli amanti di sole e bagni. E in più le notizie spiegavano che le estati calde in Belgio sono una “eccezione”, e che il Belgio non è un Paese dal clima mediterraneo. A mettere sotto accusa queste considerazioni è Hoorens Geert, dell’ufficio del turismo, che ha spiegato ai giornali che ogni giorno arrivano in Belgio 200 mila persone, che spendono circa 35 euro ciascuna. Il calcolo di perdite è insomma di 5 milioni di euro al giorno.

I belgi hanno anche scoperto che ci sono precedenti di cause contro il Meteo. Lo ha fatto il festival musicale svizzero di Lugano, che alcuni anni fa aveva subito molte defezioni su previsioni meteo di pioggia in occasione di un un concerto

“Sappiamo che il Belgio non è la California”, dicono i belgi. “Ma il nostro tempo non è così brutto”, Meteo Belgique risponde che quelle che indica non sono previsioni ma “tendenze”, che servono a farsi una idea. Ma aggiunge che le sue previsioni sono corrette al 70 per cento per il primo mese, e al 55 per i successivi due. Così la causa la perde, però.

Salvatore Tranchino

 

Hanoi a buon mercato

E’ Hanoi (Vietnam) la citta’ piu’ alla portata degli italiani secondoTripIndex di TripAdvisor, l’indice rilevato in euro e basato sulla somma del costo per due di una notte in un hotel quattro stelle, di un cocktail per due, di una cena comprensiva di un antipasto per due, di una portata principale e  di una bottiglia di vino e di un viaggio di andata e ritorno in taxi  considerando due tratte di circa tre chilometri ciascuna.
Secondo TripIndex Hanoi offre la serata fuori piu’ economica per viaggiatori italiani, ad un prezzo complessivo di 112,66 euro. Con un costo totale quasi quattro volte superiore, Londra e’ invece in cima alla lista delle citta’ piu’ care, con un costo totale Tripindex di  413,97 euro.
Con un prezzo stimato di 238,14 euro – risultato della  combinazione del costo di pernottamento in un hotel a quattro stelle ad un prezzo di 151,42 euro, del prezzo di un cocktail per due persone (30,00 euro), di una cena per due composta da un antipasto, una portata principale ed una bottiglia di vino della casa (39,60 euro) e viaggio di andata e ritorno in taxi per un totale di circa 6 chilometri (17,12 euro) – Roma si colloca alla 26^ posizione, risultando cosi’ una buona scelta in termini di budget per una serata fuori per due.  “TripIndex aiuta i viaggiatori italiani a vedere dove l’euro e’ piu’ forte, mostrando loro quali citta’ offrono il miglior rapporto qualita’-prezzo”, ha spiegato Lorenzo Brufani, Portavoce di TripAdvisor Italia, che ha aggiunto: “Alcune delle piu’  rinomate citta’ asiatiche, come Hanoi e Pechino, insieme con alcune citta’ dell’Est europeo, come Varsavia e Sofia, svettano fra le citta’ piu’ economiche, mentre Londra, Oslo e Zurigo costano tre volte di piu’ per i viaggiatori che pianificano una serata fuori per due persone”.
I costi per l’hotel sono stati un fattore chiave per individuare la citta’ piu’ economica e la piu’ costosa in base all’osservatorio TripIndex: la camera di albergo piu’ economica e’ a Bangkok, a 64,79 euro per notte, mentre la piu’ costosa e’ a Londra, che con un prezzo di 288,79 euro per notte risulta quattro volte piu’ costosa rispetto a Bangkok; il costo medio di una camera nelle dieci destinazioni piu’ a buon mercato e’ di soli 90,49 euro, mentre le citta’ piu’ costose  raggiungono il costo di 209,21 euro. Questo significa che il costo delle camere di hotel nelle dieci citta’ piu’ costose e’ piu’ di due volte il costo di quello nelle dieci citta’ piu’ economiche. I prezzi
degli hotel si riferiscono ad un soggiorno nel periodo dal 1° Giugno e il 31 Agosto 2012.
Il Sud Est Asiatico figura tra le dieci destinazioni piu’  economiche, annoverando quattro citta’ in totale, inclusa la citta’ piu’ economica per gli italiani, Hanoi. Inoltre Bangkok, Kuala Lumpur  e Jakarta raggiungono, rispettivamente, terzo, quinto e nono posto.  Con sette su dieci destinazioni nella Top Ten delle citta’ piu’ care, l’Europa domina la classifica delle destinazioni meno accessibili in
termini di budget, con Londra al primo posto fra le metropoli con i prezzi piu’ ”salati”. Oslo, Zurigo, Parigi, Stoccolma, Mosca e Copenhagen si aggiudicano, rispettivamente, secondo, terzo, quarto, quinto, settimo e ottavo posto.

Il sito dell’ente del turismo vietnamita

Tripadvisor su Hanoi

Traffico ad Hanoi

 

Eliana Giglioli

Croazia, l’Adriatico come non lo conoscete

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C’è un proverbio croato che dice: “Tante sono le isole Kornati, quanti i giorni dell’anno”. L’arcipelago è nel mezzo del mar adriatico, ed è uno dei tanti che raccolgono le 5000 isole della Croazia. Kornati – “Incoronate” in italiano – è al centro della isola di Kornat, che occupa la maggior parte della superficie del parco. Data la pericolosità della navigazione in questo labirinto di scogli e di mare, le Kornati vantano numerosi fari antichi, come il Blitvenica o il Sestrice, oggi meta dei nuovi Robinson Crusoe, dice il sito del turismo croato.

Non stupisce che i maggiori estimatori delle Kornati siano i diportisti, ai quali quest’arcipelago offre proprio quello che cercano: un assolato labirinto di mare ed isole e la pace di una natura incontaminata.

Ma Croazia non è solo Kornati. qualche giorno fa ll’Ente Turistico Croato ha diffuso i dati sull’affluenza di turisti nel 2012. Nei primi tre mesi dell’anno in corso sono stati registrati 470 mila di presenze turistiche sulla costa adriatica, ossia il 6,1% in piu’ rispetto allo stesso periodo del 2011. Allo stesso tempo sono stati registrati 1,16 milioni di pernottamenti, il che rappresenta un aumento dell’11,4% rispetto allo scorso anno.
Le presenze turistiche nel mese di marzo hanno fatto registrare un aumento del 14% mentre i pernotamenti sono cresciuti del 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Gli ospiti piu’ numerosi sono stati quelli tedeschi (15,1%), seguiti dagli ospiti dall’Austria (12,9%), dall’Italia (12,0%), dalla Slovenia (10,1%) e dalla Bosnia ed Erzegovina(7%). E’ stato registrato anche l’aumento delle presenze turistiche dai stranieri provenienti dalla Gran Bretagna con 4,2% e dal Giappone con 3,2%.

Nella struttura dei turisti, i turisti stranieri hanno rappresentato una quota del 55,1% del numero totale dei pernottamenti realizzati.

Eliana Giglioli

Un fine settimana al parco

Nel fine settimana del 16 e 17 giugno, se siete vicino Roma, andate a fare un giro al Parco della Valle del Treja, in provincia di Viterbo, nei pressi di Calcata.

Sabato 16 una irrinunciabile escursione notturna sia per gli amanti degli animali, che per gli appassionati di storie, leggende e misteri. Il sentiero da percorrere per raggiungere i ruderi di Castel Fogliano si trova subito fuori dai confini del Parco, nel bosco della Banditaccia. Durante il percorso, con l’aiuto della guida, l’attenzione verrà rivolta ai misteriosi suoni della vita notturna che popola questi boschi e in particolare al mondo dei rapaci notturni.
Appuntamento alle ore 21,00 a Faleria, in piazza Garibaldi, davanti la pasticceria “Il Tarallo”. Oltre alla normale attrezzatura da trekking (scarponcini, abiti comodi, acqua), si raccomanda di portare una torcia.

Domenica 17 escursione naturalistica lungo il sentiero che da Mazzano arriva alle cascate di Monte Gelato per scoprire i diversi elementi dell’ecosistema fluviale e le relazioni esistenti tra essi. I visitatori impareranno a riconoscere le principali specie animali e vegetali dell’area, con modalità operative dinamiche e interattive. Verranno inoltre effettuati rilevamenti di alcuni parametri fisici (torbidità e temperatura dell’acqua, velocità della corrente, profondità, caratteristiche del fondo, ecc) e biologici, attraverso il metodo del biomonitoraggio.
Appuntamento alle ore 9,30 in piazza Umberto I a Mazzano Romano. Attrezzatura da trekking e pranzo al sacco.

Le visite guidate riprenderanno a settembre, secondo il calendario che trovate qui.

Per informazioni e prenotazioni:

Soc. Coop. Lymph@
Stefano Monaldi, biologo e guida ambientale escursionistica
cell. 334 5987964; info@cooplympha.it

Humus Sapiens
Alessandra Maniàci – biologa e operatrice didattica
cell. 339 1635328

Parco Valle del Treja
tel. 0761 587617 – fax 0761 588951
parco@parcotreja.it
uffici: piazza V. Emanuele II, Calcata

 

Maddalena Zambelli

L’Arkansas, con un pieno di benzina

 

“Arkansas is the perfect place for fun, affordable family vacations and inexpensive getaways”. Quello che i suoi abitanti chiamano “The Natural State” si promuove sul web con una campagna che evidenzia i “52 parchi statali e 7 nazionali”, che offrono di tutto, dalle passeggiate alla pescha, dall’alloggio di lusso ai bed and breakfast. E lo fa elencando i laghi, le foreste, le montagne che possono essere visitate. Tutto con un solo pieno di benzina.

 

“One tank travel” è la sezione del sito che – con tanto di calcolatore per fare il conto della benzina che serve – vi spiega che oltretutto l’Arkansas è pure economico. “More Fun Per Gallon” è il nome della sezione che ogni giorno indica un itinerario nello Stato. Inoltre si offrono coupon e buoni sconto, anche per la benzina.

Zanzibar, oltre la cartolina

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Zanzibar, oltre la cartolina

A febbraio, mentre l’Italia tutta era nella morsa della neve, sono andata a Zanzibar. La stagione era quella giusta: monsone secco, niente (quasi niente) pioggia, niente zanzare, caldo asciutto.

 

Come sempre, quando arrivo in posti di questo tipo, la cosa che per prima attrae il mio interesse è il percorso tra l’aeroporto e la cartolina – per così dire. Cioè attraversare, in macchina o in autobus, le periferie, e poi i villaggi, le attività degli agglomerati lungo la strada principale. Vedere la gente alle fermate degli autobus, incontrare le scolaresche, osservare i mezzi di trasporto, i negozi, i mercatini, i cantieri con lavori in corso. Facendo mille domande all’autista, che volentieri risponde illustrandoci ogni cosa – ad esempio il significato degli abiti indossati dalle varie etnie nelle diverse circostanze.

L’arrivo al resort sulla spiaggia mostra una visione pienamente all’altezza della cartolina: spiaggia immensa, semideserta, bianchissima; mare da sogno, in strisce di tutti i colori dal blu al celeste acquamarina, su cui si affaccendano i pescatori nelle loro caratteristiche imbarcazioni. Palme, rocce sormontate da arbusti, gentile riparo al solleone. Tiriamo fuori i teli, e appena sdraiati in riva al mare sulla spiaggia libera inizia il brutto: arriva in un battibaleno il primo postulante locale, che parla italiano (come quasi tutti qui), e ci mostra un souvenir; subito dopo un altro, che ci propone un’escursione; all’arrivo dell’ennesimo, ci alziamo e rientriamo nel perimetro del resort, avendo subito realizzato chiaramente che – qui nella zona turistica – è l’unico spazio al riparo dell’assalto, vampiresco e incessante. Deprimente constatazione.

Ma ancora più deprimente è il primo tentativo di balneazione: più che deprimente, fallimentare. Constatiamo che c’è la bassa marea, condizione nella quale la balneazione è impossibile. Beninteso, eravamo già informati sulla presenza del fenomeno; ma non che, avendo davanti un mare mozzafiato, ci si dovesse astenere dal bagno praticamente per metà giornata. In compenso, l’aspetto pittoresco della bassa marea è l’entrare in azione delle donne, che si mettono a raccogliere piccoli esseri vegetali o animali dal fondale, riponendoli poi nei secchi che trasportano sulla testa. Il mio compagno sfida l’evidenza e la ragionevolezza, e, determinato a farsi il bagno, inizia ad attraversare il lungo tratto di fondale lasciato semiscoperto dalla bassa marea per arrivare ad un punto dove ci si possa immergere. Beccandosi una bella collezione di enormi spine di riccio ad una mano. Una rapida occhiata ai pochi bagnanti sul bagnasciuga mostra una serie di sventurati alle prese con analoghe collezioni in più parti del corpo. Tiro fuori dallo zainetto la pinzetta che da previdente viaggiatrice avevo portato con me per la bisogna, ma subito verifico che – sa il cielo perchè – questo tipo di spine, a differenza di quelle nostrane, con lo strumento citato si frammenta anzichè venir fuori. Allora chiediamo aiuto al resort, dove ci assicurano il pronto intervento di un curatore locale. Lo vediamo avanzare munito di: una bottiglietta contenente un misterioso liquido giallastro; un coltellaccio; una papaya. Io (la sempre previdente) tiro fuori il Citrosil e il cotone idrofilo (disinfezione innanzitutto!), ma il locale declina, e, poco avvezzo alle spiegazioni (e come dargli torto? Costretto a salvare simili cretini ogni giorno della sua vita), incide la papaya col coltellaccio, ne preleva il denso umore e lo sparge sulla parte offesa, irrorandola poi col liquido misterioso (che poi scopriremo essere nient’altro che paraffina), e avvolge il tutto con un pezzo di fazzolettino di carta, a mo’ di benda, raccogliendo poi gli arnesi e disponendosi ad andarsene. – Ma le spine?!? non le toglie le spine? – chiedo allarmata. – Tomorrow he’ll be ok – è la laconica risposta del curatore. Effettivamente, il dolore e l’infiammazione erano già spariti, e dopo qualche giorno le spine pure.

Ma torniamo alla cartolina.

Fedele ma solo in facciata. Perchè quel mare stupendo, oltre ad essere di fatto inavvicinabile per gran parte del giorno, quando poi finalmente la marea risale risulta intorbidato dal moto ondoso. Insomma, mare splendido da guardarsi, ma decisamente deludente per la balneazione. Com’è possibile, ci chiediamo, che nessuno qui abbia pensato – né i locali, né gli stranieri gestori delle strutture turistiche – a organizzare un semplice servizio di zattere, o barchette di legno, per trasportare gli aspiranti bagnanti al di là della bassa marea e far loro conseguire l’agognata nuotata ogni volta che ne abbiano voglia, senza dover aspettare ore e ore? (Ci viene la fantasia di organizzarlo noi. “Swimming taxi”, lo chiameremmo. E’ bello fare progetti oziosi, in vacanza). Ci rivolgiamo a uno dei tanti giovani che sono lì ad abbordare i turisti con ogni sorta di mercanzia. La domanda lo lascia di stucco. Poco dopo ce lo vediamo tornare con un altro. “Il mio amico può portarvi con la sua barca a fare il bagno”. “Ah bene! E quanto vuole?” “20 dollari”. Venti dollari. Venti dollari per ogni nuotata che un povero bagnante dovrebbe potersi fare in pace in ogni giornata di mare di una settimana di vacanza di mare. Ma sei scemo? (dico, ma tra me e me). Ecco, la cosa che ci fa montare la rabbia è questo spirito vampiresco, questo vedere il turista come il ricco pollo da spennare al massimo – non a cui offrire servizi ragionevolmente remunerati. Ma – naturalmente – è fin troppo noto e ovvio che i primi, e ben più feroci, vampiri in queste terre siamo stati e continuiamo ad essere noi occidentali; loro, semplicemente, ci ripagano come possono. Il fatto è che questo, alla lunga, è un modo perdente anche per loro.

E a questo proposito, un’altra caratteristica del luogo è l’espansione vertiginosa dell’impresa turistica italiana, che qui – a nostro parere – sembra dare, se non proprio il peggio di sè, un’idea di turismo che speravamo sorpassata. I resort gestiti da italiani (sembrerebbe la maggioranza) saranno anche gradevoli, anche costruiti con un certo garbo e rispetto del paesaggio, ma perpetuano un modello veramente fantozziano-vanziniano di organizzazione della vacanza: un’Animazione continua e ridicola, un grottesco folklore, un proliferare di percorsi di souvenir, animati da locali abbigliati da guerrieri masai o qualcosa del genere, contrassegnati da titoli ammiccanti riferiti a un mondo dello spettacolo (italiano!) di quart’ordine. Il nostro resort, gestito da una amabile anziana coppia inglese, era un modello di sobrietà e di tranquillità che ha reso il nostro soggiorno veramente delizioso. Vicinissimo, c’è il villaggio; non quello dedicato ai turisti, che prevede una visita a pagamento, con i locali ridotti a figuranti, ma quello delle case dove vive la gente. Con frotte di bambini che girano scalzi, tra galline e capre, giocando con un copertone. Con gli adulti seduti davandi alle povere case, più che altro catapecchie, senza elettricità nè acqua corrente. Con i piccoli banchetti di venditori di frutta. Con un negozio di barbiere, dove il mio compagno si fa tagliare barba e capelli. Con la scuola, e un campetto di calcio. Ci andiamo ripetutamente, ed è quello che da solo vale il viaggio; eppure qui di turisti se ne vedono davvero pochi. Attenzione, naturalmente, a chiedere sempre il permesso di fotografare: la maggioranza, soprattutto le donne, si ritraggono indignate. Con poche eccezioni: ad esempio le donne di una piccola bottega di sartoria sulla strada. Bellissima foto.

Bene, ma oltre al mare? Cosa promette la cartolina? Oltre al mare – con possibilità di escursioni su atolli per fare snorkelling – c’è Stone Town, la capitale. Che è bellissima. Bellissimo il bianco dedalo di vicoli del centro storico, in architetture stratificate – arabe, indiane, moresche, coloniali, icasticamente rappresentate dalle diverse porte. Affascinanti il mercato coperto, i vecchi alberghi, i negozietti, tra cui una splendida libreria. La casa di Freddie Mercury, vicina al porto. I monumenti, tra i quali il grande palazzo dei sultani, la fortezza araba, il dispensario. E – luogo veramente memorabile – il mercato degli schiavi, ubicato sotto una chiesa anglicana, che mostra le segrete con le catene. Si raccomanda la visita guidata. Tutta la vergogna del mondo è passata di lì. A imperitura memoria, nel paradiso.

 

 

Mariletta Caiazza