Manicomi e Salvini

6 luglio 2018

Abbiamo letto su Twitter queste testo, firmato da Elisa Didonezombie, che si definisce book reviewer. Nel social network dai caratteri limitati era pubblicato a puntate. Qui lo pubblichiamo intero. Parla di manicomi, di matti e di Salvini.

Poiché Salvini è riuscito a dire la sua stronzata pure sui malati psichiatrici e le strutture che dovrebbero riaprire, note come manicomi (il linguaggio ripulito lo damo ar gatto), vi voglio dire due cose. Nella mia adorabile cittadina di provenienza c’era un manicomio. Mia madre ha iniziato a lavorare in reparto prima della Basaglia. Tra ricoverati non psichiatrici ma disabili messi lì a pagamento da famiglie che si vergognavano di loro e malati curati con cinghie e elettroshock. Paranoici, schizofrenici, masochisti, sadici, violenti, calmi, ciechi, sordi, down, autistici, persone con deficit cognitivi: la cura era sempre quella, isolati dal mondo. Dopo la Basaglia, chi non aveva famiglia è stato affidato a conventi e strutture. Il convento era in parte nello stesso manicomio. Hanno iniziato a curarli: terapie psicologiche, medicinali, no camicie di forza. Erano liberi di uscire. Di fronte al manicomio, ci sono 2 scuole. Teresina era alta 1,80 e pesava più di 100 kg. La persona più dolce della terra. Tanti altri restavano a passeggiare lì nei paraggi e vegliavano letteralmente su di noi, bambini. Ci aiutavano ad attraversare la strada, chiacchieravano con noi delle favole che avevano in testa. Mai aggressioni, mai scatti violenti, anche in pazienti che erano soliti avere queste reazioni. La differenza stava in una cosa sola: vedere il mondo, anche se in piccolo, interagire, scherzare, bere una cocacola con altre persone, fumare una sigaretta col vigile o il farmacista. Nessun aiuto sarà mai sufficiente per le famiglie che devono prendersi cura di un malato psichiatrico. Intanto, un piano potrebbero concepirlo. E no, rinchiuderli di nuovo, staccarli dal mondo come se fossero monnezza, non è un piano né un aiuto. Ogni volta che ne moriva uno, piangeva tutto il paese. Erano nostri, eravamo la loro famiglia e loro erano parte delle nostre. Avevamo tutti un ricordo, un aneddoto.

Immagino che per le teste piene di merda apparirà retorico ma abbiamo preso da loro più di quanto abbiamo dato. Detto ciò, le strutture ci sono, personale formato pure. Esistono i centri diurni, esistono le comunità con pernottamento, esistono i tsv e i tso. Ma se possiamo trovare altre soluzioni che aiutino pazienti e famiglie, magari. Subito. Aiutare e curare, ovviamente.

 

Quindi nulla, in chiusura: Salvì, chiuso in una stanza isolato da tutti stacce te. E portati dietro chi si imbarazza nell’avere un congiunto con problemi psichiatrici. Le famiglie che hanno bisogno di aiuto per curare un parente chiedono ben altro da anni. Ascoltale, magari.Punire qualcuno perché affetto da patologia psichiatrica, punire una famiglia perché non può permettersi un’assistenza diversa. Come si può pensare che questo sia un aiuto supera evidentemente le mie ridotte capacità intellettive.

 

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