Asymmetry

28 giugno 2018

Da mesi se ne parla nel mondo anglosassone e il Washington Post lo ha inserito tra i libri da leggere questa estate. Il romanzo si chiama Asymmetry ed è scritto da Liza Halliday, al suo romanzo d’esordio. Il motivo per cui se ne parla è perché il libro, secondo tutti quelli che lo hanno letto, parla di Philip Roth, del Roth privato. Un Roth che forse non interessa ai lettori di Roth ma che sicuramente ha dato notorietà alla Halliday. Che ha avuto una relazione con l’autore, avendo qualche decina d’anni meno di lui.

La prima asimmetria del romanzo dunque è certamente questa. Il romanzo però ha avuto recensioni molto positive, apprezzamenti dalla critica e dal pubblico, ed è prossimo ad uscire anche in Italia. E’ un romanzo più complesso del semplice racconto di questa relazione (non esplicita ma abbastanza chiara da risultare QUELLA relazione. Al personaggio per esempio è negato il Nobel) anche perché è diviso in due parti che spiazzano il lettore alla ricerca di dettagli pruriginosi. La seconda infatti non c’entra niente con la prima, parla di un giovane iracheno e della tragedia del suo popolo. Le asimmetrie dunque sono diverse.

La parte su Roth è bella non solo per il lato di seduttore che il lettore conosce o immagina ma anche per la sua personalità e il suo umorismo così importante anche nei suoi romanzi. Il libro è certamente colto e interessante, secondo i lettori. In attesa che esca in Italia, se volete, leggete cosa ne ha scritto Rivista Studio.

Letizia Sandri

Kiss me first, cupo e inquietante

13 giugno 2018

Cupo, spiazzante, inquietante”: tre aggettivi definiscono una serie tv in prossima uscita, dal 29 giugno, su Netflix, una delle piattaforme che trasmettono via internet film e serie televisive.

Come altre, Netflix non si limita a trasmettere cose fatte da altri ma ha iniziato da qualche tempo a produrre, investendo risorse in progetti televisivi che spesso hanno il pregio di essere più ricercati perché destinati ad un pubblico meno eterogeneo di quello della cosiddetta televisione generalista.

La serie tv – realizzata nel Regno Unito e di prossima uscita si chiama Kiss me first. La protagonista è una ragazza introversa e solitaria che passa il tempo su internet, specie su giochi di realtà virtuale, e che fa amicizia con una coetanea molto diversa da lei. Le due si chiamano rispettivamente Tess e Leila e la serie, secondo le definizioni ufficiali, ha le caratteristiche del “teen drama“, in cui si parla di amicizia ma anche di segreti e misteri. E’ a metà tra il fantasy e il crime.

La storia è tratta da un romanzo con lo stesso titolo. Non sapremmo se consigliarvi di leggerlo prima o dopo aver visto la serie tv. Spesso le storie tratte da opere letterarie tradiscono le intenzioni dell’autore, qualche volta sono anche migliori. In ogni caso l’autrice del romanzo si chiama Lottie Moggach, una giornalista che ha lavorato per diversi giornali britannici tra i quali il Financial Timesl. Vive a Londra e Kiss me first è il suo primo romanzo. I commenti dei lettori sul portale Goodreads sottolineano soprattutto il fatto che i personaggi, specialmente quello di Leila, non sono simpatici, non sono gradevoli, non inducono all’immedesimazione che nei romanzi si dovrebbe trovare. Ma, forse proprio per questo, il romanzo piace a chi lo ha letto. Una lettura sotto l’ombrellone al posto del classico giallo.

Kiss me first, Lottie Moggach, Editrice Nord, 2018

Gaetano Vannuzzi

Eleanor Oliphant is completely fine

12 giugno 2018

Eleanor Oliphant sta benissimo è un romanzo-caso editoriale: scritto da una autrice scozzese, Gail Honeyman, è in testa alle classifiche da mesi. Nel Regno Unito, dove è uscito un gennaio, continua ad essere uno dei libri più venduti: ha venduto più di qualsiasi altro romanzo d’esordio nella storia letteraria britannica. Nel frattempo è stato tradotto in 35 Paesi. Italia compresa. Il libro sta per diventare un film e forse vale la pena di leggerlo prima che esca. Ecco l’incipit:

“Quando qualcuno – tassisti, igienisti dentali – mi chiede che cosa faccio, io rispondo che lavoro in un ufficio. In quasi nove anni nessuno mi ha mai chiesto che tipo di ufficio si tratta o che genere di lavoro svolgo. Non so decidermi se è perchè corrispondo perfettamente alla loro idea di come dev’essere una che lavora in un ufficio oppure se è perchè la gente sente la frase lavoro in un ufficio e automaticamente completa gli spazi bianchi: una tizia che fa le fotocopie, un tipo che digita su una tastiera. Non mi lamento. Sono contenta di non dovermi addentrare nei dettagli tortuosi e affascinanti delle note di credito. Quando ho cominciato a lavorare qui e tutti mi facevano quella domanda, io rispondevo che lavorare per un’agenzia di graphic design, ma a quel punto i miei interlocutori supponevano che fossi un tipo creativo. Mi ero stufata di vedere le loro facce diventare inespressive quando spiegavo che mi occupavo del back office e non usavo le penne con la punta fine né i software fichi”.

Eleanor vive una vita ordinata, fa sempre le stesse cose, compresa la vodka che beve nel fine settimana. Poi però arriva l’imprevisto, una cosa non prevista nella sua vita ordinata. Un semplice gesto gentile. E le cose cambiano. Come potete immaginare il tono del romanzo è sempre tra la risata e la tristezza e il personaggio procura immediata l’immedesimazione del lettore.

E’ un personaggio che “resta attaccato alla nostra pelle”, come ha scritto Gaia Manzini su La Repubblica

Eleaonor Oliphant sta benissimo, Gail Honeyman, Garzanti, 2018

Miranda Guterres

La Goccia: non uscirò di qui

11 giugno 2018

Non venirmi a raccontare stronzate sulle regole di Moss Side, non c’è mai un buon motivo per mandare qualcuno al creatore… vieni qui dopo che per anni non ti sei mai fatto vivo e mi dici che hai ammazzato come cani dei ragazzi di diciassette anni. Io cosa dovrei fare? Ascoltarti, aiutarti, magari nasconderti? O assolverti? Non sei più un figlio di Moss Side, BigMac, non sei più un mio problema, non so cosa sei tornato a fare in questo letamaio e non lo voglio sapere. Adesso mi siedo su questa poltrona e chiudo gli occhi, quando li riapro non voglio più vedere il tuo muso nero in questa stanza”.

Peter cercò di respirare, le parole del pastore bruciavano molto più delle ferita d’arma da fuoco…

Non me ne vado, Juggla, non posso. Puoi lasciarmi morire dissanguato ma non uscirò di qui, non prima che tu mi abbia ascoltato”.

Il reverendo, che nel frattempo si era riseduto, aprì gli occhi… non disse una parola per oltre un minuto, ma in silenzio si preparava ad ascoltare Peter.

(Stefano Tura, “Tu sei il prossimo”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Bacino 13, Jon McGregor

4 giugno 2018

Jon McGregor è un autore britannico. Vive a Nottingham ed ha esordito con un romanzo per il quale la critica di casa lo ha osannato come “il nuovo Ian Mac Ewan. Il romanzo si chiamava “Se nessuno parla di cose meravigliose” ed è pubblicato in Italia da Neri Pozza. Un romanzo folgorante secondo chi lo ha letto, perché fotografava un istante tragico nella vita quotidiana di persone normali. Naturalmente l’originalità del romanziere è nello stile, nella qualità della scrittura, nello stile. I capitoli e il loro alternarsi sono il pezzo forte di questo suo primo romanzo.

Anche un altro romanzo pubblicato in Italia, da Isbn, “Neanche i cani”, ha colpito nel segno: “Sfondano la porta a fine dicembre e portano via il corpo”, l’inizio, un ritrovamento di un cadavere e le storie di vite marginali e disperate. Anche in questo caso la lingua è particolarmente bella.

Oggi Guanda pubblica un nuovo romanzo di McGregor. Si chiama Bacino 13 ed è ambientato nella campagna inglese durante un inverno in cui sparisce una adolescente. Iniziano le ricerche, in un territorio fatto di bacini idrici, di fiumi e di boaxhi, e il tempo passa. Trecidi capitoli, tredicini anni, 13 bacini. Da leggere, basta scorrere qualche pagina dellle prime per capire che ne vale la pena (qui trovate qualche pagina)

Bacino 13, Jon McGregor, Guarda, 2018

Miranda Guterres

La rebelle, romanzo medievale

Al quinto posto tra i romanzi più venduti dalla Fnac, sul suo sito Internet francese, c’è la storia di una donna che si chiama Caterina da Colleaperto, giovane, medico, amante dii Rolando Lanfranchi, che è pure suo illustre maestro. Qualcosa si rompe, decide di fuggire, e parte la storia de “La rebelle”, che passa per Milano, per tormenti e riflessioni di una donna del medioevo.

E’ significativo che l’autrice sia una scrittrice italiana, lombarda, che evidentemente ha più fortuna oltralpe. Si chiama Valeria Montaldi, e il romanzo in Italia è pubblicato da Rizzoli.

La Montaldi scrive solo storie ambientate nel Medioevo.

“Molto spesso mi si chiede perché ho scelto di ambientare i miei romanzi nel medioevo.
Rispondo sempre che non lo so, che è stato il medioevo a scegliere me, e forse è vero. Quello che è certo, però, è che, da subito, lo studio della storia di quel periodo mi ha intrigato.
Ho cercato di capire e ho scoperto che, al di là delle ovvie differenze di cultura e civiltà, alcune consonanze tra passato e presente esistono ancora. L’arroganza del potere, per esempio, l’avidità di denaro, le lobbies, i voltagabbana, le pulsioni sessuali…
Certo, i tempi sono cambiati, ma di quanto? Oggi non viviamo più nel terrore dell’inferno, come i nostri avi medievali, ma la paura della nostra caducità temporale ci spinge a indagare oroscopi, a rifugiarci nelle effimere certezze distribuite a piene mani dai mezzi di comunicazione di massa, a fidarci del potente di turno. Le nostre menti sono appannate e se di tanto in tanto si leva una voce critica a mettere in discussione una qualche presunta verità, ecco che tutti le danno addosso, nemmeno si trattasse, per l’appunto, dell’enunciato di un eretico di medievale memoria”.

La Montaldi annota – a proposito di questo suo romanzo – che la medicina del Medioevo, come tutte le altre discipline del sapere, era appannaggio degli uomini. Alle donne che intendessero esercitarla veniva concesso di svolgere la funzione di levatrice e poco altro. Nonostante ciò, la storia ci conserva testimonianza di alcune donne medico, da Trotula Salernitana e Ildegarda da Bingen, fino ad Abella, Rebecca Guarna, Costanza Calende ed Ersenda, attiva alla corte del re di Francia, Luigi IX. Se ne abbiamo ancora memoria, significa che queste donne erano terapeute talmente abili da non poter essere ignorate. Il sospetto è che, insieme con loro, ce ne siano state molte altre della cui esistenza si è persa ogni traccia”. Ovviamente “Caterina da Colleaperto è un personaggio di invenzione letteraria, ma avrebbe potuto essere una qualunque fra le medichesse medievali che abbia tentato di raggiungere una dignità professionale pari a quella degli uomini”.

Domenico Costantini

Giovedì 21 giugno 2012

…ma quello che lo aveva davvero emozionato non era tanto il bam-bam-bam del sesso, bensì i piccoli gesti affettuosi che non aveva mai immaginato in vita sua, come pettinarle i capelli, ritirare la sua biancheria stesa ad asciugare, guardarla camminare nuda fino al bagno, o anche il suo modo improvviso di sedersi in braccio a lui e affondargli il viso nel collo. I piccoli gesti affettuosi come ascoltare i suoi racconti di quando era piccola e confessarle di essere stato vergine per tutta la vita. (Ybòn gli aveva suggerito di chiamare quell’attesa in un altro modo. Per esempio? Magari, gli aveva detto, potresti chiamarla vita). Infine scriveva così: E’ così, è di questo che tutti parlano! Diablo! Se solo l’avessi saputo. Che meraviglia! Che meraviglia!

(Junot Diaz, “La breve favolosa vita di Oscar Wao”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Venerdì 15 giugno 2012

Tornato per strada i lividi gli dolevano di meno, erano anni che non si sentiva così bene, avrebbe voluto stendersi al sole per un sonnellino. Una volta fuori città lasciò la strada, riattraversò il campo fino ai binari e trovò un angolo erboso e appartato in riva al fiume. C’era il sole, si tolse camicia e scarpe e restò a torso nudo. Devi proseguire. Scosse la testa. Stasera potrei essere già morto. Goditi le cose belle della vita.

Si sdraiò e sentì il sole addosso. I piaceri semplici per cui siamo nati. Ci evolviamo da un milione di anni – per gustarci una giornata di sole.

(Philipp Meyer, “Ruggine americana”)


Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Venerdì 8 giugno 2012

Mi gettò un’occhiata. “Tu puoi andare, Bessy”.

Puoi andare. Se avessi avuto una sterlina per ogni volta che qualcuno mi aveva detto quella frase…

Avrei camminato per cento miglia sui carboni ardenti pur di poter vegliare su di lei.

 

 

(Jane Harris, “Le osservazioni”)

 

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza