Uno scrittore svedese senza occhi azzurri

11 settembre 2018

Qualche anno fa sulla pagina delle opinioni del New York Times arrivò un intervento di Jonas Hassen Khemiri. Si tratta di uno scrittore svedese che – per usare le sue stesse parole – non ha l’aspetto dello stereotipo svedese di una volta, occhi azzurri e capelli biondi. E’ piuttosto arabo, infatti, avendo un papà tunisino. Khemiri finiva sulle pagine dell’autorevole quotidiano americano perché qualche tempo prima avevo scritto una lettera al governo del suo Paese che aveva promosso un programma di “profilazione” della popolazione su metropolitana e mezzi pubblici sulla base dei caratteri etnici. Quelli che non rispondevano allo stereotipo dello svedese venivano fermati dalla polizia, per dirla in breve, e lo scrittore raccontava la sua esperienza di bambino ed adolescente “non svedese”, benché purissimo svedese.

Khemiri ha scritto 4 romanzi ed è uno degli scrittori svedesi più noti e più tradotti nel mondo. La casa editrice Iperborea ha tradotto lo scorso anno il romanzo “Tutto quello che non ricordo”. E’ un romanzo su un ragazzo morto – non si sa se per incidente o per omicidio – e sulle voci che si sovrappongono per cercare di ricostruire la sua vita e le cause della sua morte. Parla molto della Svezia di oggi, di una terra che – anche per lo scrittore Khemiri – era una specie di Utopia e oggi è confusa e spaurita.

Jonas Hassen Khemiri, Tutto quello che non ricordo, Iperborea, 2017

Valeria Palumbo

Due saggi su razzismo e fascismo

19 maggio 2018

L’Italia fascista varò le leggi razziali nel 1938. In quell’anno fu sancita la discriminazione razziale e la codificazione del razzismo mussoliniano, un processo che
fu soprattutto veicolato attraverso le riviste e gli intellettuali del regime. Meno dal Partito Nazionale Fascista, a giudizio dell’autore del primo saggio di cui parliamo
oggi.

Flavio Costantino, storico classe 1976, ha pubblicato per l’editore Solfanelli un saggio fatto soprattutto di documenti: dal famoso “Manifesto della razza” a quello degli
scienziati razzisti, dal famoso discorso di Benito Mussolini a Trieste del settembre 1938 ai diari degli esponenti del regime fino alle leggi razziali. Ovviamente ai testi sono
affiancate le date (una utile cronologia dagli anni 20 agli anni 40 aiuta a capire meglio). Il testo, uscito nel 2017, consente di capire meglio la storia di oggi: sapere come si arrivò alle leggi razziali, quale fu il clima di quegli anni e come le tesi su demografia e razza furono accolte con un certo entusiasmo soprattutto dai giovani intellettuali, per esempio quelli inquadrati nella GUF, la Gioventù universitaria fascista.

Per approfondire meglio questo argomento, per capire come nelle fila della Gioventù fascista non ci furono solo alcuni intellettuali poi diventati simboli dell’antifascismo ma anche molti giovani smaniosi di difendere le tesi peggiori del fascismo, un altro volume è utile: “Lo spirito gregario”, scritto da Simone Duranti nel 2008, al tempo assegnista di ricerca alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha indagato il ruolo svolto dai GUF negli anni trenta a supporto della politica di ricerca del consenso del regime e dell’imperialismo fascista. Propaganda, lotta alla democrazia, campagna antiborghese e antisemita, concetti come il “volontarismo goliardico”. Questi giovani intellettuali con solerzia e aggressività difesero e alimentarono le politiche del regime con autentico “spirito gregario”.

Flavio Costantino, Razzismo e fascismo, Solfanelli, 2017

Simone Duranti, Lo spirito gregario, Donzelli, 2008

Gaetano Vannuzzi