Il dio della solitudine

2 ottobre 2018

Philip Schultz ha oltre settanta anni, è americano, ha fondato la Writers Studio School di New York, una scuola privata in cui si insegnano le tecniche di scrittura, ed è un poeta. Uno dei più importanti tra i viventi. Una delle sue raccolte di poesia si chiama Il dio della solitudine e in Italia lo ha pubblicato l’editore Donzelli, a cura di Paola Splendore. Lo scrittore Nicola Lagioia, in un lungo articolo dedicato a Schultz ed uscito su Internazionale, parla della vita di questo artista, della sua infanza povera da figlio di ebrei dell’est arrivati negli Usa durante la guerra, della sua dislessia (di cui ha scritto in un libro). Lagioia pubblica alcune delle sue poesie, come questa.

Per pagare il funerale di mio padre
mi feci prestare dei soldi da persone
cui lui già doveva soldi.
Uno lo definì una nullità.
No, dissi io, lui era un fallito.
Nessuno ricorda
il nome di una nullità, perciò
sono chiamati nullità.
I falliti non li dimentichi.

La sua poesia non è retorica né eroica, è fatta di parole comuni e di cose comuni. Lagioia scrive che è bella perché fondata sul dolore, perché solo chi ha sofferto ha una personalità. E’ un dolore non esibito, però, un dolore che ha formato l’uomo, non sappiamo se anche il poeta. Le sue poesie, dice lo stesso autore, sono “indifferenti alla sofferenza che descrivono”.

Il dio della solitudine, Phillip Schultz, 2018, Donzelli

 

Valeria Palumbo

La Goccia: principe asiatico

14 maggio 2018

Lo credevo un principe asiatico, anche se adesso non so più perché avessi avuto questa impressione. Forse la lettura di tutti quei romanzi. Ne avevo tanti, e li leggevo tutti. Non avevo altro da fare.

Lo guardai e mi venne voglia di andar via, di andar via con lui. Volevo avvicinarmi e dirgli: “Per favore, altezza, posso venire nel suo paese, perché voglio fuggire da questa vita, perché non ho niente nella mia vita e non posso sopportarlo. Vado a messa con una cameriera che mi porta i guanti e il libro delle preghiere, o vado a trovare i parenti, e per il resto aspetto, aspetto, aspetto. Non ho niente da fare e ho vent’anni”.

(Han Suyin, “L’albero ferito”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

La dirimpettaia di Ramat

E’ così raro ormai parlare di libri di poesia. Lo dimostra anche la scarsità di articoli in questo nostro piccolo sito. Eppure ogni tanto vale la pena parlarne. Chissà che qualche lettore non abbia voglia di andare in libreria e cercare questo volume. Ammesso che uno spazio per la poesia sia ancora disponibile nelle librerie italiane. 

Silvio Ramat è un docente di letteratura italiana moderna, ed è noto per importanti saggi sulla letteratura e sulla poesia. Ma è anche poeta egli stesso. “La dirimpettaia e altri affanni”, edito da Mondadori, è una “poesia”, come si legge sulla copertina. O meglio un insieme di “stanze”, in cui si mescola memoria e fantasia. 

Vi si troveranno immagini del passato di Ramat (Caro babbo” è il titolo di una sezione del libro), della sua città (Firenze), di poeti e poesie. Ma soprattuto c’è la dirimpettaia del titolo, osservata dal narratore come in un famoso film di Hitchcock, giorno per giorno. 

 

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Fare Poesia in Afghanistan

Landays significa piccolo serpente non velenoso. E’ pashtu, la lingua più diffusa in Afghanistan. Landays è la parola che definisce brevi poesie, di due soli versi, di solito di nove e tredici sillabe rispettivamente, di solito diffusi solo per via orale, facili da ricordare anche per persone analfabete, da sempre usati soprattutto dalle donne afghane, anche per testimoniare una forma di ribellione sotterranea. Oggi in Afghanistan è attiva una società letteraria femminile, anche se l’attività letteraria e in particolare poetica delle donne che la animano continua ad essere una attività a forte rischio. La notizia che vogliamo darvi è che una ampia delegazione della Società letteraria sarà presente al festival internazionale della Poesia che si tiene al Southbank Centre di Londra questa estate. Insieme alle afghane ci saranno poeti e poetesse da Iraq, Palestina, Iran, Pakistan. I landays afghani saranno dedicati alla guerra, al conflitto e alla oppressione. Ma anche all’amore, ai droni, ai soldati americani, al sesso, come scrive il quotidiano britannico Guardian. Il progetto della Società letteraria delle donne afghane è ambizioso: girare villaggio per villaggio per raccogliere i landays diffusi oralmente dalle donne del Paese, per non farli perdere. E’ già uscito un libro che li raccoglie: si chiama I am the Beggar in the world.

Questo video è stato prodotto per dare l’idea di questa forma artistica

 

 

Infine, ecco qualche verso, in inglese, per capire di cosa parliamo.

I Call. You’re stone One day you’ll look and find I’m gone

May God destroy the Taliban and end their wars.

They’ve made Afghan women into widows and whores.

You sold me to an old man, father May god destroy your home; I was your daughter

May your airplane crash and may the pilot die that you are pouring bombs on my beloved Afghanistan.

Making love to an old man Is like fucking a shrivelled cornstalk black with mould

When sisters sit together, they always praise their brothers.

When brothers sit together, they sell their sisters to others.

Your eyes aren’t eyes. They’re bees. I can find no cure for their sting.

My pains grow as my life dwindles, I will die with a heart full of hope.

I’ll kiss you in the pomegranate garden. Hush! People will think there’s a goat in the underbrush.

Lunedì 26 novembre 2012

Sta bene: accetto la regola per il gioco,

il vostro gioco

nuovo, “nuovissimo” dite (ohi che il nuovissimo

di ieri lo portano

già i becchini). Sta bene,

eccomi pronto. Via tutto, ogni cosa…

Tabula rasa, tutto daccapo.

…Anche (perfino) gli stupidi si stancano.

Allora? Allora voi

farete un altro gioco, un altro cerchio,

scoprirete un’altra verità e tutta nuovissima;

sempre voi…

Noi sputeremo irosi contro lo specchio.

 

(Ugo Fasolo, “L’allineamento”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Martedì 23 ottobre 2012

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosco quali stazioni
precedano la mia

Scusate. E’ una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata… Vogliate scusare.
Dicevo, ch’era bello stare insieme.
Chiacchierare. Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale… Ma, cos’importa.
Sia come sia, torno a dirvi, e di cuore,
grazie per l’ottima compagnia

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, son certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento.

   (Giorgio Caproni, “Congedo del viaggiatore cerimonioso”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Venerdì 13 luglio 2012

Il più minuto germoglio dimostra che morte

non esiste davvero, e che se mai fu

essa condusse a vita…

e nulla rovina,

e morire è diverso da quel che chiunque

suppone, e più fausto. C’è chi suppone

fausto sia nascere? M’affretto a informare

costui o costei che è altrettanto fausto

morire.

(Walt Whitman, “Foglie d’erba”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Sulle strade di Dylan Thomas

Nel Galles di Dylan Thomas

 

 

 

 

La costa gallese, esplorando le terre del poeta Dylan Thomas. Il quotidiano britannico The Guardian offre un percorso dal luogo in cui Thomas è nato, a Cwmdonkin Drive, Swansea, verso la Boathouse a Laugharne sulla costa del Carmarthenshire.

 

 

 

 

Le strade che hanno ispirato il “bardo gallese”, morto nel 1953 negli Stati Uniti.

 

 

Il sito del quotidiano offre una bella carta interattiva per seguire i “luoghi” di Dylan Thomas

 

Su IBS tutti i suoi libri in italiano

 

Salvatore Tranchino

Gocce

GOCCE

Le “Gocce”, scelte da Mariletta Caiazza, offrono ogni giorno una citazione da romanzi, cinema, poesia, media, e anche dalla strada.

Da ogni fonte si può fermare una “Goccia”, da conservare o da lasciar passare. 

I lettori possono segnalarci le loro gocce, e le pubblicheremo.