Soldati neri in trincea

5 giugno 2019

Lettere dal fronte ne avrete lette tante, è una tradizione consolidata, nella letteratura italiana. Quelle di cui parliamo oggi però sono diverse, in qualche modo, perché non testimoniano solo l’orrore della guerra e la tragedia di tante storie individuali. Parlano anche di popoli, una categoria molto abusata negli ultimi tempi, di popolazioni intere si sono combattute dentro le trincee, durante la Prima guerra mondiale, scritte da persone che magari erano già morte quando la lettera arrivava a destinazione.

Ma qual è la novità rispetto alle altre?

Che i combattenti erano anche neri, perché durante la prima guerra mondiale soldati francesi erano anche i senegalesi. E il protagonista di Fratelli d’anima è uno di loro, uno che perde il senno in guerra. Uno dei 300 mila fucilieri dell’Africa del nord e dell’Africa sub-sahariana. Il libro è il suo monologo, in gran parte, negli orrori della guerra di trincea, dove i compagni feriti e urlanti ti chiedono di avere il colpo di grazia e tu non riesci a fare quello che sarebbe umano fare (“Ah Mademba quanto mi è dispiaciuto di non averti ucciso la mattina della battaglia…”) e dove tu diventi un assassino, tanto crudele che ti rimandano a casa, ma anche quella casa non è casa tua.

Fratelli d’anima, David Diop, Neri Pozza