Un capodanno cinese

8 gennaio 2018

Le feste sono appena finite ma in oriente sono prossime all’inizio. Il 5 febbraio si festeggia infatti il capodanno cinese, momento di ingresso nell’anno del Maiale. In realtà il capodanno cinese non ha una data precisa e cambia di anno in anno, essendo basato sulla luna – il secondo novilunio dopo il solstizio d’inverno. Ma è un rito centrale, di passaggio al nuovo più che una vera e propria festa istituzionale: il Capodanno cinese (Chūnjié) è una tradizione molto radicata non solo in Cina ma per i popoli orientali in gen.

La festa è presa anche seriamente: le strade sono addobbate come nel nostro Natale e come nel nostro Natale tradizione vuole che ci si debba incontrare con genitori, parenti e persone amiche per trascorrere insieme almeno i primi tre/quattro questi giorni di festa e per scambiare i piccoli doni beneauguranti prima di mettersi in tavola.

Ci si scambiano regali – invece di panettoni e pandori va molto il the – e si mangia molto. Immancabili sono infine le note lanterne rosse che, al termine delle due settimane di festa per il Capodanno, vengono staccate e portate in strada per chiudere il periodo insieme ad altre persone, tra spettacoli pirotecnici e la danza del leone, simbolo di prosperità e longevità.

Se non avete soldi o voglia di andare a vederlo a Pechino, potete puntare su Roma, MIlano o, meglio ancora Prato, la città italiana che ha in proporzione agli abitanti la più grande comunità cinese. La festa lì – assicurano – è all’altezza di quelle in madrepatria.

Miranda Guterres

Expo

17 settembre 2015

E’ qui per l’Expo, dottore?”, chiede il tassista.

Eh?”, fa Carlo che era soprappensiero.

Dico, è qui per l’Expo?”.

…Carlo sa che se dice sì quello comincerà a parlare dell’Expo.

Se dice no, lo stesso.

Se non risponde, quello insisterà gentilmente.

Il fatto è che il tassista ha qualcosa da dire sull’Expo e la dirà in ogni caso…

Così prova ad andare giù duro:

No, vado a un funerale”.

Quello sta zitto un attimo, e poi:

Mi spiace. Brutta cosa i funerali. Poi con ‘sto traffico per questa cazzo di Expo…”

(Alessandro Robecchi, “Dove sei stanotte”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza