Bookpride

14 marzo 2019

Da domani, a Milano, presso la Fabbrica del Vapore in via Giulio Cesare Procaccini, 4, si celebra una iniziativa che ha come slogan “bookpride”. Si tratta di una fiera dell’editoria indipendente, giunta alla quinta edizione. Una ottima occasione per conoscere le piccole case editrici e i loro autori, sempre meno visibili nelle librerie italiane e ormai reperibili solo attraverso i canali di vendita elettronica come Amazon. L’ingresso alla fiera è gratuito. 200 editori, 250 eventi, per una fiera che quest’anno ha come titolo “OGNI DESIDERIO” nel senso del legame che connette chi scrive a chi legge. Un evento sicuramente significativo si chiama “Il desiderio di non essere indifferenti”: la senatrice a vita Liliana Segre interviene con il sindaco di Milano Giuseppe Sala per raccontare la sua testimonianza e il suo messaggio politico, raccolti da Giuseppe Civati nel libro Il mare nero dell’indifferenza (People) (sabato 16 marzo alle ore 11).
Interessante è anche il ciclo di lezioni d’autore dal titolo “professori di desiderio”, organizzato con la Treccani. Tra li altri: Violetta
Bellocchio e il desiderio di Jane Eyre, dal romanzo di Charlotte Brontë; Giorgio Fontana e il desiderio dell’agrimensore K., da Il Castello di Franz Kafka; Fabio Geda e il desiderio di Asher Lev, da Il mio nome è Asher Lev di Chaim Potok e molti altri. Altro ciclo di incontri quello con autori che parleranno del loro rapporto con il desiderio. Per esempio Dori Ghezzi interverrà in un incontro, che a vent’anni dalla scomparsa di De André, si intitola All’incanto dei desideri;Christian Raimo parlerà del desiderio di uguaglianza a partire dall’articolo 3 della Costituzione.

Infine, sarà una ottima occasione per conoscere autori da altri Paesi. Da Kader Abdolah con il suo ultimo romanzo Uno scià alla corte d’Europa (Iperborea), James Barrat (La nostra invenzione finale, Nutrimenti), il filosofo sudafricano David Benatar, sostenitore dell’antinatalismo (Carbonio), Vanni Bianconi e Xiaolu Guo, tra gli autori di Lucifer over London (Humboldt Books), Peter Cameron che parla del suo ultimo libro Gli inconvenienti della vita (Adelphi).

Una segnalazione italiana è invece per Domenica 17 marzo, alle 17:00: Si parla di «’Stan», nostalgia e Panda. Gli autori Tino Mantarro e Marco Rizzini dialogano con Claudio Visentin.

Tutto il programma e molto altro, qui

Un capodanno cinese

8 gennaio 2018

Le feste sono appena finite ma in oriente sono prossime all’inizio. Il 5 febbraio si festeggia infatti il capodanno cinese, momento di ingresso nell’anno del Maiale. In realtà il capodanno cinese non ha una data precisa e cambia di anno in anno, essendo basato sulla luna – il secondo novilunio dopo il solstizio d’inverno. Ma è un rito centrale, di passaggio al nuovo più che una vera e propria festa istituzionale: il Capodanno cinese (Chūnjié) è una tradizione molto radicata non solo in Cina ma per i popoli orientali in gen.

La festa è presa anche seriamente: le strade sono addobbate come nel nostro Natale e come nel nostro Natale tradizione vuole che ci si debba incontrare con genitori, parenti e persone amiche per trascorrere insieme almeno i primi tre/quattro questi giorni di festa e per scambiare i piccoli doni beneauguranti prima di mettersi in tavola.

Ci si scambiano regali – invece di panettoni e pandori va molto il the – e si mangia molto. Immancabili sono infine le note lanterne rosse che, al termine delle due settimane di festa per il Capodanno, vengono staccate e portate in strada per chiudere il periodo insieme ad altre persone, tra spettacoli pirotecnici e la danza del leone, simbolo di prosperità e longevità.

Se non avete soldi o voglia di andare a vederlo a Pechino, potete puntare su Roma, MIlano o, meglio ancora Prato, la città italiana che ha in proporzione agli abitanti la più grande comunità cinese. La festa lì – assicurano – è all’altezza di quelle in madrepatria.

Miranda Guterres

Expo

17 settembre 2015

E’ qui per l’Expo, dottore?”, chiede il tassista.

Eh?”, fa Carlo che era soprappensiero.

Dico, è qui per l’Expo?”.

…Carlo sa che se dice sì quello comincerà a parlare dell’Expo.

Se dice no, lo stesso.

Se non risponde, quello insisterà gentilmente.

Il fatto è che il tassista ha qualcosa da dire sull’Expo e la dirà in ogni caso…

Così prova ad andare giù duro:

No, vado a un funerale”.

Quello sta zitto un attimo, e poi:

Mi spiace. Brutta cosa i funerali. Poi con ‘sto traffico per questa cazzo di Expo…”

(Alessandro Robecchi, “Dove sei stanotte”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza