Mammalingua, filastrocche per bambini

7 gennaio 2018

Bruno Tognolini è un poeta e uno scrittore. Si definisce “poeta e scrittore per bambini e per vecchi”. Ha scritto decine di libri, ha venduto migliaia di copie, vive a Bologna, ha lavorato per la tv e per il teatro. E tutto quello che ha fatto riguarda i bambini. Decine di racconti, romanzi, poesie, filastrocche.

Quello della letteratura per l’infanzia è uno degli ambiti della letteratura che sono poco seguiti, che sono sottovalutati. Si tratta di un ambito che funziona molto bene, un mercato di nicchia che funziona benissimo. E nelle classifiche di vendita – dopo i best seller, la Rowling o il Diario di una schiappa – c’è sempre un libro di Tognolini. Uno dei più venduti questo inverno si chiama “Mammalingua” ed è un libro da regalare ad una neomamma. Si tratta di “21 filastrocche” e l’idea del libro ha una sua storia: è venuta a tre giovani libraie cagliaritane che hanno pensato ad un libro da regalare ai nuovi nati. Correva l’anno 2000.

A scrivere il libro hanno chiamato una illustratrice cagliaritana esule ad Udine, Pia Valentinis, e uno scrittore cagliaritano esule a Bologna, appunto Tognolini. E i due hanno elaborato un alfabeto – da “Acqua” a “Zitti” passando per “giorno”, “piangi”, “ridi” che le mamme da allora leggono ai loro neonati. Al figlio o alla figlia di pochi mesi – assicurano le migliaia di lettrici che da allora hanno avuto il libro tra le mani – la filastrocca piace sempre.

Mammalingua, ventuno filastrocche per neonati e per la voce delle mamme, Castoro editore, 2008ù

Gaetano Vannuzzi

Mo Yan, letteratura e regime?

Mo Yan, è il primo cittadino cinese a vincere il Nobel per la letteratura. I cinesi hanno inondato il sito internet dello scrittore, con parole di orgoglio. Il narratore ha vinto per quello che l’Accademia svedese ha definito “realismo allucinatorio”, e i critici hanno tirato fuori i paragoni con la scrittura di Faukner e di Garcia Marquez.
Il vero nome di Mo Yan è Guan Moye, mentre Mo Yan in cinese vuol dire “non parlare”, e la scelta che ha fatto lo scrittore non è casuale: è pericoloso parlare troppo, ha detto spiegando il suo pseudonimo. Quando – qualche anno fa – il dissidente cinese in esilio Liu XiaoBo vinse il Nobel, non commentò. Disse che non conosceva il caso. E non andò nel 2009 al Salone del Libro di Francoforte, dove era stato invitato, per evitare di sedere insieme ad altri scrittori dissidenti cinesi.

Mo da alcuni è considerato semplicemente un artista di regime (l’artista cinese Ai WeiWei ha definito il premio “un insulto alla umanità e alla letteratura”), e d’altra parte è pur sempre il vicepresidente della associazione cinese degli iscrittori, oltre che iscritto al Partito. Secondo altri è solo un artista e un politico astuto, che comunque non scrive quello che gli dicono di scrivere ma quello che vuole.

Julia Lovell, traduttrice e studiosa della Cina al Birkbeck college della Università di Londra, sul New York Times, ha raccontato che i giornali governativi cinesi sono giustamente trionfanti, e la tv ha interrotto i programmi per dare la notizia del Nobel a Mo Yan. Quando i Nobel erano andati ai dissidenti – nel 2000 a Gao Xingjian, nel 2010 a Liu Xiaobo – il governo aveva invece denunciato le “finalità politiche” anticinesi del premio. Ma ha anche ricordato che i libri di Mo sono stati di critica, di satira sul vuoto di valori della Cina comunista, di critica allo status quo. Una critica “raramente diretta”, ma chiara. E – forse anche grazie al Nobel, ricordava la Lovell – Mo ha detto di sperare che anche Liu XiaoBo possa presto raggiungere la libertà.

Quando ha venduto i diritti per Sorgo Rosso, che divenne un famosissimo film, guadagnà 800 yuan, circa 80 dollari. Il Nobel ne vale 744 mila.

Domenico Costantini

Mercoledì 4 luglio 2012

Se potesse succedere, proprio in questo momento, qualcosa di improbabile o impossibile, ma che ti farebbe davvero felice, eccitato come un bambino, cosa sarebbe?…Se potessi far materializzare a casa tua chiunque al mondo per farci sesso, in questo preciso istante, o fra un paio d’ore se vuoi avere il tempo di prepararti, o anche più, o stasera o domani sera o la settimana prossima se vuoi che i preparativi siano in grande stile o, al diavolo, anche tra sei mesi o un anno se per caso devi perdere peso, chi sarebbe quella persona?

(Padgett Powell, “Interrogative mood”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Martedì 26 giugno 2012

Cos’era successo? Nulla di particolarmente originale. Avevamo litigato, per la prima volta, nulla di più e nulla di meno sconvolgente di questo. Ciò che aveva caricato la retorica e infiammato il risentimento era ovviamente l’attrito tra il suo ruolo di figlia di sua madre e il mio di figlio di mio padre: la nostra prima lite non era stata neanche nostra. Ma d’altra parte la battaglia che dà lo scossone iniziale alla maggior parte dei matrimoni è quasi sempre questa: combattuta da delegati dei veri antagonisti il cui conflitto non è mai nel qui e ora, ma certe volte ha origini così lontane che tutto ciò che resta dei valori dei nonni sono le brutte parole dei novelli sposi…il tarlo nel sogno è sempre il passato, quell’ostacolo a ogni rinnovamento.

(Philip Roth, “La controvita”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Giovedì 21 giugno 2012

…ma quello che lo aveva davvero emozionato non era tanto il bam-bam-bam del sesso, bensì i piccoli gesti affettuosi che non aveva mai immaginato in vita sua, come pettinarle i capelli, ritirare la sua biancheria stesa ad asciugare, guardarla camminare nuda fino al bagno, o anche il suo modo improvviso di sedersi in braccio a lui e affondargli il viso nel collo. I piccoli gesti affettuosi come ascoltare i suoi racconti di quando era piccola e confessarle di essere stato vergine per tutta la vita. (Ybòn gli aveva suggerito di chiamare quell’attesa in un altro modo. Per esempio? Magari, gli aveva detto, potresti chiamarla vita). Infine scriveva così: E’ così, è di questo che tutti parlano! Diablo! Se solo l’avessi saputo. Che meraviglia! Che meraviglia!

(Junot Diaz, “La breve favolosa vita di Oscar Wao”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Venerdì 15 giugno 2012

Tornato per strada i lividi gli dolevano di meno, erano anni che non si sentiva così bene, avrebbe voluto stendersi al sole per un sonnellino. Una volta fuori città lasciò la strada, riattraversò il campo fino ai binari e trovò un angolo erboso e appartato in riva al fiume. C’era il sole, si tolse camicia e scarpe e restò a torso nudo. Devi proseguire. Scosse la testa. Stasera potrei essere già morto. Goditi le cose belle della vita.

Si sdraiò e sentì il sole addosso. I piaceri semplici per cui siamo nati. Ci evolviamo da un milione di anni – per gustarci una giornata di sole.

(Philipp Meyer, “Ruggine americana”)


Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Un tocco di classico

Il signore delle mosche, di William Golding

A seguito di un disastro aereo, un gruppo di ragazzini di una scolaresca britannica fa naufragio su un’isola tropicale, senza alcun adulto, trovandosi così di colpo a dover provvedere alla propria sopravvivenza. In uno scenario paradisiaco, una situazione estrema, in cui rapidamente iniziano a innescarsi tutte le dinamiche proprie di ogni consesso umano: leaderismo, divisione dei ruoli, assoggettamento dei più deboli. Un microcosmo – interamente maschile: sarebbe andata diversamente?, e in che senso?, viene da chiedersi, se fossero stati presenti anche soggetti femminili – in cui fin da subito si manifestano crudeltà e violenza. Il grassone occhialuto (soprannominato Piggy) è non a caso il soggetto su cui fin dalle prime pagine si esercita la cattiveria (oggi diremmo bullismo, stigma della diversità…); pur essendo lui il più riflessivo, come lo stesso Ralph, il capo, che lo sbeffeggia, è costretto ad ammettere fra sé e sé: “Io non so pensare. Non sono come Piggy”.

Ma nel gruppo si attivano anche le risorse dell’intelligenza: la capacità di individuare le priorità (costruire rifugi, accendere il fuoco), convocare assemblee per prendere decisioni, fronteggiare i pericoli, gestire i più piccoli. L’organizzazione sembra funzionare, fino a quando emergono divisioni aspre e destinate a divenire insanabili: fra i soggetti raccoglitori dei frutti della terra e custodi del fuoco, capeggiati da Ralph, e i cacciatori, bramosi di carne (emblema anche questo?), che sviluppano una pericolosa dimestichezza col sangue e i rituali guerreschi. Si diffonde il panico, sembrerebbe alimentato ad arte (anche qui: ogni Potere ha bisogno di generare Paura?) per una misteriosa Bestia, avvistata da lontano, e che si ritiene debba essere ammansita con doni (prima o poi i doni diventano sacrifici?). In realtà altro non è che una carogna, una testa di maiale, residuo di caccia, circondata da nugoli di mosche – da cui il titolo del libro – infissa su un bastone e ammantata con un brandello di paracadute. A scoprirne la reale identità è Simone: non a caso sarà lui la prima vittima, non della Bestia naturalmente, ma dei suoi compagni, i cacciatori, che in un delirante rituale guerresco ne provocheranno la morte; salvo poi, ritornati in sé, mettere in atto i classici meccanismi di negazione e falsa coscienza. E’ ormai un crescendo inarrestabile di orrore, fino all’epilogo, inatteso e spiazzante: l’arrivo sull’isola di un drappello di ufficiali della Marina Britannica, che avendo avvistato il fumo alimentato dai custodi del fuoco (dunque: è la pacifica lungimiranza che può salvare il genere umano, e non certo la logica delle armi, sembra essere l’insegnamento) giungono a trarre in salvo i naufraghi. – “Ve la spassate”, disse l’ufficiale – , battuta che non potrebbe suonare più agghiacciante. E poco dopo lo stesso ufficiale, avendo appreso delle violenze e delle uccisioni, così conclude: “Avrei pensato che un gruppo di ragazzi inglesi…Siete tutti inglesi, no?…sarebbero stati capaci di qualcosa di meglio…”

Qualcosa di meglio? E chi avrebbe dovuto insegnarglielo? Quegli adulti che, in quel momento, si stavano massacrando nell’ecatombe della seconda guerra mondiale?


Mariletta Caiazza

Bradbury, un marziano a Los Angeles

E’ morto ieri, a 91 anni, lo scrittore Ray Bradbury. E’ l’autore di Fahrenheit 451, di molti romanzi e moltissimi racconti di fantascienza, la sua “fervida immaginazione” ha viaggiato per il tempo e lo spazio, ma le sue radici sono quelle di un “losangelino”.

Lo scrive il Los Angeles Times, spiegando che lo scrittore aveva le radici ben salde in California: nella grande città e nel Sud della California più in generale, dove ha sempre vissuto, e dove ha condotto vita sociale da cittadino vero: librerie, teatri e conferenze cittadine, biblioteche, in città lo conoscevano benissimo. Andava in giro in bicicletta (non ha mai posseduto una automobile).

Fahrenheit 451 è del 1953, e dal 2002 è in città parte del programma scolastico denominato “”One Book, One City”. E il libro – dicono i librai della città – vende ancora moltissimo, centinaia di copie all’anno per ogni libreria.

Pochi ricordano che Fahrenheit uscì – prima che in libreria – sulla rivista Playboy, edita da Hugh Hefner.

Su Youtube si trova una conversazione tra i due sulla vicenda.

E ieri il vecchio fondatore ha omaggiato Bradbury su Twitter. “Ci mancherà”.

 

Salvatore Tranchino

Giovedì 7 giugno 2012

Non era al sicuro neppure in casa propria, dove le amiche della sorella erano ospiti fisse. Quando c’erano loro, non aveva bisogno di “Penthouse”. Le amiche di Lola non erano molto sveglie, però erano delle gran fiche…

Non gli sarebbe dispiaciuto, in fondo, se solo quelle tipe non l’avessero trattato come una specie di guardiano dell’harem sordomuto, dandogli ordini, mandandolo a fare commissioni, sfottendo i suoi giochi e il suo aspetto; e poi, come se non bastasse, continuavano a raccontarsi i particolari della loro vita sessuale senza badare a lui, che sedeva in cucina stringendo convulsamente in mano l’ultimo numero di “Dragon”. Ehi, gridava Oscar, in caso non ve ne siate accorte, c’è un individuo di sesso maschile, qui dentro.

Dove? Chiedeva Marisol. Io non lo vedo.

 

(Junot Diaz, “La breve favolosa vita di Oscar Wao”)

 

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Gocce

GOCCE

Le “Gocce”, scelte da Mariletta Caiazza, offrono ogni giorno una citazione da romanzi, cinema, poesia, media, e anche dalla strada.

Da ogni fonte si può fermare una “Goccia”, da conservare o da lasciar passare. 

I lettori possono segnalarci le loro gocce, e le pubblicheremo.