In Polonia, a Cracovia o a Danzica

4 agosto 2018

Qualcuno ci sarà andato da bambino o da ragazzo senza sapere che si trovava in Polonia. E’ lì infatti che si trova il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, destinazione di molti viaggi della memoria anche dall’Italia. Ma la Polonia è molto altro, è un Paese affacciato sul mar Baltico ricco di storia medievale, ricca di cultura cattolica ma anche terra di un patrimonio culturale ebraico molto ricco.

A Cracovia c’è il Mercato dei tessuti che ha una storia di alcuni secoli. Cracovia è nel sud del Paese ed è una delle città più antiche della Polonia, antica residenza dei re, è considerata la capitale della cultura polacca. Oltre a molti altri monumenti, da segnalare il quartiere di Kazimierz, con le magnifiche sinagoghe rinascimentali che testimoniano i buoni rapporti intercorsi da sempre tra polacchi ed ebrei.

Se vi trovate in Polonia in questi giorni e fino a dopo ferragosto, a Danzica troverete la Fiera di San Domenico, che è giunta alla sua 758esima edizione: avete capito bene: si tratta di una fiera commerciale che ha oltre settecento anni di vita e che ormai attira turisti da tutto il mondo.

La prima edizione di questa fiera, che si tiene nella prima metà di agosto, è del 1260. Si offrono prodotti di artigianato locale ma anche bellissimi gioielli d’ambra ed un ricchissimo programma di eventi a margine, concerti, mostre, spettacoli eccetera. A Danzica conviene comprare la Gdansk Tourist Card, presso gli stand dell’Ente del Turismo di Danzica, aperti dal 28.07-19.08 nelle ore 11:00-19:00 e allestiti in tre punti: a Złota Brama, vicino alla fontana di Nettuno e in via Szeroka.

Miranda Guterres

La nave dei dannati

14 giugno 2018

La St Louis era un transatlantico di lusso, non una carretta del mare. Nel maggio del 1939 la nave St. Louis salpò dal porto di Amburgo, in Germania, per dirigersi verso l’Avana. Era carica di poco meno di mille passeggeri, tutti ebrei, in fuga dall’Europa e in particolare dala Germania nazista.

Cuba era il punto di ingresso per gli Stati Uniti. Si pagava un visto di circa 300 dollari di allora, si arrivava all’Avana e ci si dirigeva poi verso gli Stati Uniti. Ma al porto di Avana lo sbarco dei passeggeri non fu consentito. Le autorità locali chiedevano un ulteriore pagamento di altri 500 dollari. Quelli che li avevano pagarono e scesero, gli altri restarono sulla nave.

Il comandante, il tedesco Gustav Schröder, fece rotta verso gli Stati Uniti sperando che in Florida lasciassero entrare gli esuli ebrei. Ma non riuscì. Allora decise di tornare indietro, pensando: un Paese europeo che accolga questi esuli ci sarà. Schroder non voleva riportarli in Germania perché sapeva già quale sarebbe stato il loro destino.

Li aveva rifiutati Roosevelt, li aveva rifiutati il Canada, li avevano rifiutati tutti i Paesi dell’America Latina. A Berlino intanto i nazisti esultavano: Goebbels per esempio, che esclamava soffisfatto: «Nessuno li vuole!». Come finirà?

Il libro di cui parliamo oggi parla di questo. Ristampato da Neri Pozza nel 2015, scritto da Gilbert Sinoué, è rigorosamente basato su documenti di archivio e su testimonianze dei sopravvisuti. Si chiama Una nave per l’inferno.

Una nave per l’inferno, Gilbert Sinoué, Neri Pozza, 2015

Miranda Guterres

 

Lunedì 8 luglio 2013

E’ talmente facile distinguere le automobili ebraiche da quelle degli arabi… Le macchine degli ebrei sono più modeste, più misere, quasi sempre giapponesi o coreane. Quelle degli arabi sono in gran maggioranza tedesche, care, con motori potenti, superaccessoriate, un po’ più lucide – e contano un numero impressionante di SUV. Non che i genitori degli allievi ebrei guadagnino di meno di quelli arabi in questa scuola, l’avvocato era pronto a giurare il contrario. Solo che, diversamente dai genitori arabi, tra gli ebrei non c’è competizione, nessuno di loro si sente in dovere di dimostrare il proprio successo a nessuno, men che meno aggiornando ogni anno il parco macchine.

(Sayed Kashua, “Due in uno”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza