La Goccia: migliaia di giorni

6 agosto 2018

Adesso il signor Linh è vecchio, e stanco. Il paese sconosciuto lo sfinisce. La morte lo sfinisce… La morte gli ha preso tutto. Lui non ha più niente. E’ a migliaia di chilometri da un paese che non esiste più, a migliaia di chilometri dalle tombe orfane dei corpi morti a pochi passi da esse. E’ a migliaia di giorni da una vita che fu bella, incantevole.

    (Philippe Claudel, “La nipote del signor Linh”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

La Goccia: una scena al rallentatore

23 luglio 2018

E cominciava a sognare sua madre com’era l’ultima volta che l’aveva vista, mentre correva in un campo lungo la strada. Era vestita di bianco – pantaloni a sigaretta e una maglia bianca attillata con lo scollo a barchetta – e aveva litigato per l’ultima volta con il marito alle porte della cittadina di Truth or Consequences, nel New Mexico. Lui l’aveva sbattuta fuori dall’auto infuocata e George Harvey, seduto immobile come una statua sul sedile posteriore, con gli occhi sgranati, indifferente alla paura come può esserlo una statua, aveva seguito tutta quanta la scena come faceva sempre allora, al rallentatore. Lei era corsa via senza mai fermarsi, il corpo bianco, magro e fragile che spariva mentre suo figlio si aggrappava al ciondolo d’ambra che gli aveva lasciato strappandoselo dal collo. Il padre guardava la strada. “Se n’è andata, figliolo” gli aveva detto. “E non tornerà”.

(Alice Sebold, “Amabili resti”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

La Goccia: stupidi rancori

21 maggio 2018

Lui e Francie non avevano mai litigato da quando si conoscevano, non si erano mai detti una frase poco gentile, la loro devozione reciproca era stata costante e irriducibile, era l’unica amicizia profonda che avesse stretto con un parente di quel ramo della famiglia, il clan infranto dei folli, distruttivi Ferguson, fra tutti i cugini, fratelli, sorelle, zie e zii, solo lui e Francie erano riusciti a evitare quegli stupidi rancori, e soffriva al pensiero che ora lei potesse dargli addosso.

(Paul Auster, “ 4 3 2 1 ”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Iceberg

 

La tradizione del racconto americano è stata identificata con una tipologia specifica di scrittura, di stampo fondamentalmente realistico e basata su un paziente lavoro di sottrazione e scarnificazione degli elementi informativi e su un’apparente impassibilità dello sguardo e dell’analisi. Sintetizzabile nella teoria dell’iceberg formulata dallo stesso Hemingway, in base alla quale lo scrittore deve trasferire su carta solo lo stretto indispensabile, fornendo al lettore le coordinate essenziali che gli consentano di immergersi nell’oceano del non detto e cogliervi le ragioni ultime dei personaggi e dei loro rapporti.

(Luca Briasco sull’inserto “Alias” del Manifesto del 6/10/2013)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

2 ottobre 2015

Venerdì 23 novembre 2012

Nell’ambulatorio fecero le radiografie, e Frank le osservò sullo schermo illuminato. Questa è la visione frontale, disse, ed era il teschio di Irene, le cavità degli occhi e la mandibola scarnificata, le due file di denti ghignanti, proprio come nelle bandiere dei pirati. Un’anteprima della sua morte…
Dov’è l’infiammazione? Chiese Irene. Cosa si dovrebbe vedere?
Bè, il problema è questo, Irene. Qui non c’è niente.
Che significa, non c’è niente?
Che stando alle radiografie non hai nessuna infiammazione.
Ma io ce l’ho…
Io so che c’è qualcosa, disse. Solo che lì non si vede.

   (David Vann, “Da dove vengono i sogni”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Martedì 16 ottobre 2012

In un certo senso mi sembra naturale che una delle mie figlie sia su un’altra isola. Una famiglia in fondo sembra esattamente un arcipelago: sono tutte parte dello stesso insieme, ma separati e soli. E lentamente, si allontanano sempre di più.

   (Dal film “Paradiso amaro”, di Alexander Payne)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Lunedì 15 ottobre 2012

”Bene! Ahmad se ne va! Ciao ciao! Addio!”
E uscì, lasciandosi dietro il suo odore di spezie e fiori bruciati e una casa più grande di prima, e più vuota, come se non andasse via soltanto lui. Elizabeth pensò che era come se si portasse via anche qualcosa di loro. Non si era mai soffermata a considerare che le persone straordinarie diventano tali consumando frammenti della vita altrui, di cui poi si sentirà la mancanza in eterno, come un braccio, una gamba, o un pezzo di cuore.

   (Anne Tyler, “Il tuo posto è vuoto”)

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