La Goccia: principe asiatico

14 maggio 2018

Lo credevo un principe asiatico, anche se adesso non so più perché avessi avuto questa impressione. Forse la lettura di tutti quei romanzi. Ne avevo tanti, e li leggevo tutti. Non avevo altro da fare.

Lo guardai e mi venne voglia di andar via, di andar via con lui. Volevo avvicinarmi e dirgli: “Per favore, altezza, posso venire nel suo paese, perché voglio fuggire da questa vita, perché non ho niente nella mia vita e non posso sopportarlo. Vado a messa con una cameriera che mi porta i guanti e il libro delle preghiere, o vado a trovare i parenti, e per il resto aspetto, aspetto, aspetto. Non ho niente da fare e ho vent’anni”.

(Han Suyin, “L’albero ferito”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Iceberg

 

La tradizione del racconto americano è stata identificata con una tipologia specifica di scrittura, di stampo fondamentalmente realistico e basata su un paziente lavoro di sottrazione e scarnificazione degli elementi informativi e su un’apparente impassibilità dello sguardo e dell’analisi. Sintetizzabile nella teoria dell’iceberg formulata dallo stesso Hemingway, in base alla quale lo scrittore deve trasferire su carta solo lo stretto indispensabile, fornendo al lettore le coordinate essenziali che gli consentano di immergersi nell’oceano del non detto e cogliervi le ragioni ultime dei personaggi e dei loro rapporti.

(Luca Briasco sull’inserto “Alias” del Manifesto del 6/10/2013)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

2 ottobre 2015

Presentimento

29 settembre 2015

Sulla corriera che lo riportava a casa fu colto da un improvviso presentimento, quando un’unica nube isolata oscurò per qualche istante il sole, come se una catastrofe stesse ora per compiersi, ma il carcere aveva profondamente trasformato la sua indole, lo aveva reso accorto e prudente: aveva imparato a dissimulare i sentimenti e a differire nel tempo le reazioni…

Giunse a casa della donna che per cinque anni aveva aspettato di rivedere, gli aprì la madre di lei che lo scrutò con spavento, portandosi una mano alla bocca; poi uscì il padre, che lo guardò sopra la testa: “Doveva toccare a me dirti che si è sposata con tuo cugino?”.

 

(F. De André e A. Gennari, “Un destino ridicolo”)

Le Goccce sono scelte da Mariletta Caiazza

Lunedì 21 gennaio 2013

A metà degli anni Cinquanta il governo sovietico ha vietato di tenere in casa le persone malate di mente, costringendo i parenti a trasferirle a forza in istituti speciali. Questa triste realtà ha spinto molti genitori, che non avevano voluto separarsi dai loro bambini, a cercare dei posti dove il braccio della legge non arrivava. Così, nel giro di dieci anni, la Transnistria si è riempita di famiglie che venivano da tutta l’Urss, perché sapevano che nella tradizione criminale siberiana le persone malate nello spirito o nel corpo sono considerate sacre, definite messaggeri di Dio e chiamate “Voluti da Dio”.

Sono cresciuto tra di loro, tra i Voluti da Dio, molti sono diventati miei amici: non mi sembravano normali, per me erano normali, come tutti gli altri.

(Nicolai Lilin, “Educazione siberiana”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Martedì 11 dicembre 2012

…chi è ingannato da uno che passava per onesto, non si fida più neanche delle persone veramente probe: così, per colpa di quei ciarlatani, anche gli onesti vengon chiamati ipocriti. Gli uni dagli altri non si riesce a distinguerli se non con prova di fatto, e qualche galantuomo ne va di mezzo, come il più delle volte succede… Ecco il maggior misfatto di questi ipocriti: essi tolgono autorità anche alla virtù, e fanno ricadere sui giusti e sui probi la colpa dei malfattori.

   (Poggio Bracciolini, “Contro l’ipocrisia”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Venerdì 23 novembre 2012

Nell’ambulatorio fecero le radiografie, e Frank le osservò sullo schermo illuminato. Questa è la visione frontale, disse, ed era il teschio di Irene, le cavità degli occhi e la mandibola scarnificata, le due file di denti ghignanti, proprio come nelle bandiere dei pirati. Un’anteprima della sua morte…
Dov’è l’infiammazione? Chiese Irene. Cosa si dovrebbe vedere?
Bè, il problema è questo, Irene. Qui non c’è niente.
Che significa, non c’è niente?
Che stando alle radiografie non hai nessuna infiammazione.
Ma io ce l’ho…
Io so che c’è qualcosa, disse. Solo che lì non si vede.

   (David Vann, “Da dove vengono i sogni”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Da dove vengono i sogni, David Vann

Il romanzo si apre con la scena di Irene che racconta alla figlia Rhoda – ormai adulta anche lei – di quando, da bambina, rientrando a casa trovò la madre impiccata; e si conclude con una scena sostanzialmente identica, ma di assai maggiore, inaudito orrore.

In mezzo c’è la vita. La vita di una famiglia, o di una serie di coppie, ambientata in Alaska; persone normali (risparmiamoci l’ovvietà delle virgolette), eppure ciascuna con un suo tarlo che scava nel fondo, minando le fondamenta.
Irene e Gary – la coppia centrale, pensionati che decidono di costruirsi un capanno su una vicina isola deserta per andare a viverci. E’ il sogno vagheggiato da decenni; almeno quello di Gary. E Irene? Irene lo asseconda, ma in realtà dentro di sé ha maturato la convinzione che il marito non l’abbia mai amata, che stia per lasciarla e cerchi solo un pretesto per farlo. Hanno una  figlia, buona, responsabile e amorevole, Rhoda, che vive con Jim, facoltoso dentista col quale la ragazza sogna di poter mettere su famiglia, una vita solida e serena, una bella casa, bambini… lei intanto lavora con grande dedizione in un ambulatorio veterinario (al quale tuttavia non manca, di tanto in tanto,  di sottrarre – rischiando il licenziamento – antidolorifici per alleviare i malanni – veri o immaginari: altro tema centrale della storia – della madre). Quanto a Jim, il suo progetto di vita (nascosto, ovviamente) è di tutt’altro genere, e inizia con una faticosa e altamente dispendiosa avventura erotica con la bellissima Monique.
L’altro figlio di Irene e Gary, Mark, sembrerebbe essere il più felice e realizzato: fa il pescatore, con passione, ha una ragazza che ama, e amici; sembrerebbe allegro, solare. Perché allora quell’inquietante rituale di frustare a sangue con un ramoscello ragazza e amici durante la sauna? – con la motivazione che “stimola la circolazione”…
Gary e Irene iniziano a costruire il capanno. Ma l’inclemenza estrema del tempo, la fatica, e soprattutto le tensioni e le reciproche recriminazioni che vengono fuori, trasformano la realizzazione di un sogno in un incubo. Si sono spinti troppo in là, dicendosi parole cariche di risentimento, ognuno accusando l’altro di essere la causa della propria infelicità.

E la follia non è poi così lontana dalla normalità – banale considerazione, come insegnano secoli di letteratura. Rhoda arriverà troppo tardi, agitata da angosciosi presagi. Si troverà davanti uno scenario di inimmaginabile ferocia, tanto quanto feroce può diventare il rimosso, lasciato incancrenire, di una vita qualunque.

Su Vann: il suo blog.

Una pagina da Le Monde

Una del New York Times

di Mariletta Caiazza

Martedì 23 ottobre 2012

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosco quali stazioni
precedano la mia

Scusate. E’ una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata… Vogliate scusare.
Dicevo, ch’era bello stare insieme.
Chiacchierare. Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale… Ma, cos’importa.
Sia come sia, torno a dirvi, e di cuore,
grazie per l’ottima compagnia

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, son certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento.

   (Giorgio Caproni, “Congedo del viaggiatore cerimonioso”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza