La Goccia: una scena al rallentatore

23 luglio 2018

E cominciava a sognare sua madre com’era l’ultima volta che l’aveva vista, mentre correva in un campo lungo la strada. Era vestita di bianco – pantaloni a sigaretta e una maglia bianca attillata con lo scollo a barchetta – e aveva litigato per l’ultima volta con il marito alle porte della cittadina di Truth or Consequences, nel New Mexico. Lui l’aveva sbattuta fuori dall’auto infuocata e George Harvey, seduto immobile come una statua sul sedile posteriore, con gli occhi sgranati, indifferente alla paura come può esserlo una statua, aveva seguito tutta quanta la scena come faceva sempre allora, al rallentatore. Lei era corsa via senza mai fermarsi, il corpo bianco, magro e fragile che spariva mentre suo figlio si aggrappava al ciondolo d’ambra che gli aveva lasciato strappandoselo dal collo. Il padre guardava la strada. “Se n’è andata, figliolo” gli aveva detto. “E non tornerà”.

(Alice Sebold, “Amabili resti”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

La Goccia: il mio assassino

9 luglio 2018

Il mio assassino era un vicino di casa. A mia madre piacevano i fiori ai bordi del suo giardino, e una volta papà aveva parlato con lui di fertilizzanti. Il mio assassino credeva ai rimedi di una volta, tipo i gusci d’uovo o i fondi di caffè; sua madre li aveva sempre usati, sosteneva. Papà era tornato a casa divertito, ironizzando sul fatto che quel giardino poteva pure essere bello, ma con il primo caldo sarebbe diventato una pattumiera e la puzza sarebbe arrivata fino al cielo.

(Alice Sebold, “Amabili resti”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza