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Missione grande bellezza

3 gennaio 2019

L’Italia ha una lunga storia di opere d’arte saccheggiate da eserciti. La parte del leone l’hanno fatta i francesi con Napoleone ed i nazisti durante la seconda guerra mondiale. Un libro uscito lo scorso anno racconta la storia degli uomini che si sono dedicati al recupero di queste opere, da Antonio Canova spedito a Parigi dal Papa nel 1815 a Rodolfo Siviero, definito nel libro “lo 007 dell’arte”, che si occupò delle opere razziate in Italia tra il 1940 e il 1945.

Sul secondo dopoguerra di rilievo ci sono anche altre figure, da un gruppo di eroine vere e proprie “monuments women” italice allo storico dell’arte Giulio Carlo Argan, che era stato capo partigiano con il nome di Pietro Ferraro, decorato sia dagli italiani sia dagli americani. Le opere rubate all’italia in fondo dipendono anche dal fatto che Hitler sia stato un pittore mancato, folgorato dalle bellezze artistiche italiane nei suoi viaggi degli anni 30.

Nel libro si impara anche che esiste un reparto dei carabinieri dedicato specificamente al recupero e alla tutela del patrimonio culturale italiano, l’unico organo di polizia del mondo specializzato nel recupero delle opere d’arte.

Missione grande bellezza, Alessandro Marzo Magno, Garzanti, 2017

Miranda Guterres

Israele è solo un angolo sperduto nel mondo: per Amos Oz

Tanti di quei grilli per la testa: realizzarsi, sregolarsi, nervi, vizi, vedere il mondo, godersi la vita e chissà cosa diavolo ancora. Lo saprai anche tu meglio di me. E quei capelli lunghi: tutti artisti, a quanto pare. Una generazione intera fatta di artisti… Ecco, mio figlio maggiore mi ha appena annunciato che il lavoro nell’autorimessa non fa per lui. Che nemmeno il kibbutz fa per lui. Che la terra d’Israele, con tutto il rispetto, è solo un angolo sperduto nel grande mondo. E lui deve partire per vederlo, quel grande mondo lì, fare esperienze prima di decidere qual è la sua strada nella vita. Chissà quale illuminazione filosofica da chissà quali altitudini l’ha fatto pervenire alla conclusione che si vive una volta sola e che la vita è breve. Né più né meno. E che la vita è solo sua, né dello stato né del kibbutz, né del movimento né dei suoi genitori. Già…

Lo sa bene il cuore, anche se la bocca non lo dice, che siamo stati sconfitti, di una sconfitta irrimediabile, eterna. Tutto è perduto, Eshkol.

(Amos Oz, “Una pace perfetta”)  

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

La Goccia: si rinuncia

28 dicembre 2018
“E, comunque, ci si abitua a tutto nella vita, no?” esclamò, mentre Antonia lo trascinava a sé per una foto.
Non ci si abitua, si rinuncia a cambiare le cose. E’ ben diverso. Così avrei voluto dirgli, ma lui era già lontano.
(Lorenzo Marone, “La tentazione di essere felici”)
Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Un safari responsabile

27 dicembre 2018

Se amate l’Africa da cartolina, quella del romanzo “La mia Africa”, se è la natura che vi interessa ma trovate orribili i “safari” nelle riserve, se odiate vedere persone armate e proprio non ci tenete a sentirvi un po’ “l’uomo bianco” nel continente nero, vi consigliamo di rivolgervi a Wilderness Safaris.

Da oltre trenta anni questa società organizza viaggi in Africa – dal Sud Africa allo Zimbabwe, dal Botswana al Kenya fino alle Seychelles – per chi vuole vedere l’Africa da cartolina ma anche imparare da quel che vedete e dalle persone che incontrate.

Capirete gli ecosistemi che incontrerete, la fauna che incrocerete e le persone che vi accompagneranno. WIlderness Safari assicura comodità – non dovrete preoccuparvi di organizzare spostamenti e prenotare alberghi. Ovviamente questo costa, ma avete assicurata una esperienza di turismo responsabile nel senso che non vi limiterete a “consumare” la fauna e le bellezze che vedrete, farete qualcosa per proteggerle. Sapendo che chi organizza il vostro safari condivide i suoi profitti con le comunità locali.

“La nostra filosofia di “conservazione sostenibile tramite il turismo responsabile” garantisce alle comunità locali la partecipazione ai proventi del turismo e assicura la protezione di queste aree a vantaggio delle generazioni future”. Le persone che lavorano con Wilderness safari sono persone che vengono dalle comunità che incrocerete.

Wilderness Safari

La Goccia: matematica e guerra

24 dicembre 2018

…il più grande progetto della sua vita: vuole stampare i nuovi libri per le scuole afgane. Quando le scuole sono state riaperte in primavera, il materiale didattico a disposizione era quasi inesistente. Utilizzare i testi che il regime dei mujahidin e i talebani hanno fatto stampare è impensabile. I bambini delle prime classi l’alfabeto lo imparavano così: “J di Jihad – il nostro scopo sulla terra, I di Israele – i nostro nemico, K di Kalashnikov – noi vinceremo, M di Mujahidin – i nostri eroi…”

Anche nei libri di matematica era la guerra a dominare. I ragazzi che andavano a scuola – perché i talebani avevano fatto stampare testi scolastici solo per maschi – non imparavano a far di conto con mele e dolci, ma con pallottole e kalašnikov. “Il piccolo Omar ha un kalašnikov con tre caricatori. In ogni caricatore ci sono venti pallottole. Usa due terzi delle sue pallottole per uccidere sessanta infedeli. Quante pallottole gli servono per uccidere un infedele?”

(Ǻsne Seierstad, “Il libraio di Kabul”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

L’identità e la sinistra

22 dicembre 2018

Mark Lilla insegna storia alla Columbia University e vive a New York. E’ un americano, un newyorkese, e si potrebbe essere diffidenti, in Europa, nei confronti di un newyorkese che ci spiega cosa sia di sinistra. Da bravo newyorkese ha anche un sito personale, per niente comune nei professori di storia europei.

L’Europa ha una certa tradizione e una certa storia che di certo non è condivisa negli Usa, se non altro perché la storia delle idee nel nostro continente ha avuto uno sviluppo molto più radicato. Eppure il libro di cui parliamo oggi sembra proporre tesi molto più avanzate. O meglio: sembra proporre idee che non sono molto comuni nella sinistra europea di oggi.

Diritti delle donne, delle minoranze, degli omosessuali, diritto all’identità di genere sono oggi i temi centrali delle politiche che si dicono di sinistra. Lilla invita la sinistra – o meglio, invita i liberal del suo Paese e la sinistra nel mondo – a dismettere la politica centrata sull’identità perché questa rischia di essere l’altra faccia dell’individualismo identitario su cui si fonda la destra. E questo vuol dire in pratica populismo – come diremmo noi oggi – o antipolitica, come si dice nella storia delle idee. I liberal insomma dovrebbero riprendere in mano le idee collettive, quelle che escono dalla rivendicazione dell’io e dei suoi diritti per rivolgersi a gruppi.

Le politiche fondate sull’identità infatti non sono in grado – afferma Lilla – di offrirsi come alternative delle politiche del passato. Il marxismo era un sistema di idee complessivo, una idea di mondo. Le politiche fondate sull’identità non bastano, afferma l’autore. Non sappiamo se abbia ragione e non sappiamo se la sua ricetta servirà e sarà raccolta dalla sinistra ma il suo saggio è certamente interessante e sta facendo discutere parecchio.

L’identità non è di sinistra, Mark Lilla, Marsilio, 2018

 

In viaggio in Eritrea

20 dicembre 2018

Di recente si è parlato più del solito dell’Eritrea. Sono eritrei molti dei migranti che arrivano in Italia, e molti di coloro che ottengono il diritto d’asilo sono proprio eritrei, perché non c’è dubbio che chi fugge da quel Paese fugge da una realtà in cui per esempio esiste una sorta di servizio militare a vita. Per esempio il cittadino italiano che sia in possesso anche della cittadinanza eritrea, qualora permanga nel Paese per un periodo superiore all’anno, è considerato cittadino residente dalle locali Autorità e, pertanto, soggetto agli obblighi del servizio militare.

Di recente il cantante Jovanotti ha girato un videoclip in quel Paese e per questo è stato oggetto di critica da parte delle organizzazioni per i diritti umani. Ma nel mondo i Paesi totalitari o dittatoriali sono molti: chi sa che situazione politica c’è nelle Maldive? Chi, turista in Cina, sa che in quel Paese c’è la pena di morte? E dunque forse è utile anche conoscere l’Eritrea, sapere come funziona, per decidere consapevolmente se visitarla o no. Intanto per chi volesse andare serve il visto, da chiedere all’ambasciata a Roma o al consolato a Milano. Per avere il visto ci vuole un mese.

Quando poi arrivate dovete cambiare i vostri euro in moneta locale (Nakfa) utilizzando esclusivamente i canali ufficiali (aeroporto, alberghi autorizzati, sportelli bancari e agenzie statali Himbol). Se al termine del soggiorno nel Paese si è ancora in possesso di moneta locale e si intende ricambiarla in valuta estera, ci si può rivolgere agli stessi uffici di cambio che convertono la moneta al tasso di cambio ufficiale. Non potete tornare in Italia con più di 500 Nakfa

Quanto alla sicurezza, dopo la firma di un accordo di pace con l’Etiopia non ci sono più tensioni di confine. Il Paese comunque rimane poverissimo e questo ha portato negli ultimi anni ad un aumento della criminalità comune. Negli ultimi mesi ai cittadini eritrei sono state distribuite armi, pertanto non è infrequente incontrare civili armati.

Tutti gli stranieri devono essere muniti di apposito permesso per spostarsi al di fuori della città di Asmara. Occorre pertanto richiedere ed ottenere un permesso scritto, da esibire in caso di richiesta da parte delle Autorità preposte e dei posti di blocco lungo le strade. Il permesso si ottiene presso il Ministero del Turismo. Inoltre evitate di andare nelle zone di confine e registratevi comunque sul sito “Dove siamo nel mondo” del ministero degli esteri.
Molti tour operator organizzano comunque viaggi in Eritrea. Uno di questi è A Zonzo Travel. Come altri propone anche giri sulla terraferma ed escursioni alle isole Dhalak. I viaggiatori che commentano in rete assicurano acque cristalline.

Miranda Guterres

Presepi italiani

18 dicembre 2018

I presepi viventi sono una delle caratteristiche distintive di moltissimi borghi e paesi italiani. Soprattutto al sud anche se da qualche anno la tradizione si sta diffondendo anche nel nord del Paese. Per esempio in Lombardia, a San Biagio, in provincia di Mantova, da oltre un quarto di secolo è attivo un presepe vivente: si può visitare nel giorno di Natale, in quello di Santo Stefano, e poi il 30 dicembre, il 6 e il 13 gennaio e si mette in scena nel campo sportivo del paese: San Biagio ha circa 2000 abitanti. Praticamente tutto il paese partecipa al presepe – circa 300 sono i figuranti. Ogni nucleo familiare mette in scena un “mestiere”, ogni capanna racchiude una famiglia. Come in molti paesi del nord la presenza di migranti integrati è significativa e quindi anche nel presepe sono molti gli stranieri. L’ingresso è libero, si possono fare offerte per la Parrocchia. Info.

Se invece preferite i presepi tradizionali, un luogo unico nel suo genere è il museo del presepe, attivo da 15 anni in un piccolo paese della provincia di Pisa, Usigliano. Usigliano è su una collina circondata da boschi, vigneti, frutteti. Si tratta di un pezzo di Toscana meno noto di altri ma altrettanto bello. Domina la valle un edificio, la Fattoria Castelli, che oggi è ristrutturata, ha anche qualche stanza per dormire e ospita il Museo del presepe, visitabile tutto l’anno su appuntamento.

Il percorso inizia da quella che originariamente era la cantina dell fattoria e prosegue tra tini e botti. Alcuni presepi sono anche realizzati dentro le botti. Per visite tel. 0587/685047 – 335/5920686. Il sito della fattoria

Per tornare al presepe vivente, imperdibile quello tra i Sassi di Matera, in una ambientazione che ricorda ovviamente la Galilea di 2000 anni fa. Si potrà vedere il 22 e 23 dicembre, dal 28 al 30 dicembre 2018, dal 4 al 6 gennaio 2019. Info sul sito dedicato.

Gaetano Vannuzzi

La Goccia: il vero Less

17 dicembre 2018

Eccolo qui mentre passa in rassegna il suo guardaroba: jeans neri per New York, kaki per il Messico, abito blu per l’Italia, piumino per la Germania, lino per l’India; è un travestimento dietro l’altro. Ogni mise è un personaggio, e un personaggio in cui lui si cala: Less il gentiluomo, Less lo scrittore, Less il turista, Less l’hipster, Less il colonialista. Ma dov’è il vero Less? Dov’è il ragazzo terrorizzato dall’amore? Il serissimo Less di venticinque anni prima? Be’, quello alla fine non l’ha messo in valigia. Dopo tutto quel tempo, Less non sa neanche più dove l’abbia nascosto.

(Andrew Sean Greer, “Less”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza