Con la cultura si mangia

6 novembre 2018

Paola Dubini insegna management delle industrie e delle istituzioni culturali alla Università Bocconi di Milano. Conosce dunque a fondo quel settore dell’economia che si occupa di cultura e di come la cultura sia utile non solo a chi ne fruisce ma anche a chi la fa.

“Con la cultura non si mangia” è uno dei luoghi comuni più diffusi e per l’editore Laterza è appena uscito un saggio che riprende proprio quel luogo comune.

“Con la cultura non si mangia: falso” è infatti il titolo di un saggio che spiega – con le cifre e gli argomenti di una studiosa che conosce a fondo la materia – perché libri e musei, teatro e cinema, arte di tutti i tipi e patrimonio culturale di un Paese – sia importante.

A maggior ragione in un paese come l’Italia, che di tutto questo è ricchissima. Dovrebbe approfittarne per arricchirsi economicamente e dunque anche civilmente.

Con la cultura non si mangia. Falso, di Paola Dubini. Laterza, 2018

Miranda Guterres

 

A 40 anni dai manicomi

1 novembre 2018

Quaranta anni fa fu approvata la legge 180 del 1978. Si tratta della legge che portò – anche ce ci volle qualche tempo – alla chiusura dei manicomi. Cruciale per ottenere quel passo avanti nella civiltà del Paese fu l’azione di uno psichiatra, Franco Basaglia. Non a caso quella legge si chiama anche “Basaglia”.

Oreste Pivetta, un giornalista, ha scritto un libro che ricostruisce bene la vita e la vicenda personale e politica di Basaglia, compresa la fase in cui andò a dirigere due manicomi, a Gorizia ed a Trieste, scoprendo come erano quelle istituzioni, come erano le persone che vi venivano rinchiuse e segregate, quali mezzi venivano usati, quali “cure” erano messe in atto. Il libro è importante perché va oltre la figura “buona” e “umana” di Basaglia, rendendo chiara la sua esperienza e la sua battaglia, che fu soprattutto politica.

Basaglia non era solo un bravo medico ma un intellettuale che si misurava con i limiti della disciplina scientifica che aveva studiato. Anche per questo vale la pena di leggerlo.

Franco Basaglia, Il dottore dei matti, Baldini & Castoldi

La vecchiaia non faccia paura

19 settembre 2018

Enzo Bianchi è un uomo di fede, fondatore della comunità di Bose, una delle realtà più importanti della religiosità, aperta davvero a tutte le fedi e a tutte le persone. Bianchi è anche un uomo di pensiero, che continua a scrivere libri ed a riflettere sul mondo.

L’ultima sua fatica, pubblicata dal Mulino, si chiama La vita e i giorni ed è un saggio “sulla vecchiaia”, come dice il sottotitolo. Bianchi parte dal ruolo degli anziani nella società di oggi e dalla tendenza sempre più forte – con l’aumentare dell’età media – di tenere i bambini lontani dai vecchi, specie quando non sono più autosufficienti.

Della “rimozione dei vecchi e della loro condizione dal tessuto quotidiano” si occupa Bianchi. Lo fa non scrivendo parole semplici ma citando testi importanti, a partire dalla Bibbia. Allo stesso tempo però Bianchi offre il suo sguardo sul tema, prima il suo sguardo di ragazzo e poi il suo sguardo di oggi, da settantacinquenne. Non mancano poeti come Whitman o classici come Seneca.

Come ha scritto Massimo Recalcati, recensendo il libro, la riflessione di Bose è originale perché va oltre il classico del cristianesimo: la vecchiaia è una bella età perché ci conduce oltre, all’altra vita. No: si tratta di continuare, in vecchiaia, ad accogliere la vita ed a viverla.

La vita e i giorni, Enzo Bianchi, Il Mulino

Gaetano Vannuzzi

Un romanzo indicibile

28 agosto 2018

Una piccola casa editrice che pubblica saggi e romanzi ha in catalogo un prezioso libro che è un romanzo e anche un saggio. Si tratta di “Al centro di una città antichissima”, ovvero della “storia indicibile di un partigiano e di chi lo uccise”. Il partigiano si chiamava Renato, ad ucciderlo fu la moglie Maria Luisa.

L’autrice è la nipote di questa coppia, si chiama Rosa Mordenti ed ha scritto questo romanzo con Alessandro Portelli, tra i fondatori della idea stessa di storia orale nonché insegnante di letteratura angloamericana alla Sapienza di Roma. Renato, oltre che partigiano, era stato giornalista de L’Unità.

Rosa non lo ha mai conosciuto, essendo morto prima della sua nascita. Il ibro è la ricerca delle tracce di questa vincenda “indicibile” attraverso gli archivi, le carte del processo che ci fu, le memorie degli altri. Ma è anche sulla memoria che si muove questo romanzo-saggio perché – come scrive Portelli nella prefazione – è una storia “su come la memoria si rimuove e si confonde senza mai poterla cancellare del tutto, e su come il desiderio di conoscere e di conoscersi la resuscita e la ricompone (“rimembrare”) col cuore (“ricordare”) e con l’intelligenza (“rammentare”)”.

Al centro di una città antichissima, Alegre, Rosa Mordenti

Marcinelle, 8 agosto

9 agosto 2018

L’8 agosto del 1956, era mattina, in una miniera di carbone belga, si sviluppò un incendio a causa della combustione di olio ad alta pressione, dovuta ad una scintilla. L’incendio riempì di fumo tutta la miniera e uccise quasi tutti i minatori che lì si trovavano: 262 persone su 275. 136 d quelle persone erano italiane, emigranti. Non fu la prima catastrofe che colpì italiani all’estero e non fu l’ultima. Di certo però è quella che riporta sempre alla memoria la vicenda dei migranti italiani in Europa e nel mondo, che a centinaia di migliaia uscirono dall’Italia nell’arco del secolo scorso per andare a cercare altrove una vita migliore. Per ricostruire quel clima, in cui tutta l’Italia, in tutti i paesini, del nord e del sud, si organizzava per partire è utile un libro, in cui potrete scoprire tante curiose assonanze con le notizie di oggi. Per esempio c’erano veri e propri centri per emigrare, c’erano “trafficanti di migranti” che aiutavano i nostri giovani uomini a partire, c’erano polemiche sui regolari e gli irregolari (clandestini, si direbbe oggi). Molti di coloro che andarono  a lavorare nelle miniere furono rimpatriati, perché si rifiutavano di adattarsi alle condizioni di lavoro estreme. Molti erano trattati da delinquenti e alcuni sicuramente lo erano.

L’editore Donzelli ha pubblicato il libro Marcinelle 1956, scritto da Toni Ricciardi. Si ricorda che l’Italia firmò accordi con il Belgio – fin dalla fine della guerra e con il voto favorevole di socialisti e comunisti – in cui si prevedeva carbone in cambio di operai, in cui il Belgio faceva entrare i nostri lavoratori e in cambio forniva carbone all’Italia della ricostruzione. E in cui si ricorda che quella tragedia non portò a nessuna reazione di rabbia, neppure un vetro rotto. Solo pianti e lutti, ancora oggi.

Marcinelle 1956, quando la vita valeva meno del carbone, Donzelli, Toni Ricciardi

Gaetano Vannuzzi

Anna Magnani, 110 anni fa

25 luglio 2018

Pubblicato cinque anni fa, è uscito in versione tascabile nel febbraio scorso la biografia “Anna Magnani”, libro scritto da Matilde Hochkofler con l’aiuto del figlio della grande attrice, Luca. Il libro esce in versione tascabile perché il 2018 ricorrono i 110 anni dalla nascita dell’attrice, che era nata il 7 marzo del 1908 e che è morta 45 anni fa, nel settembre del 1973. Il libro è il più completo ritratto dell’attrice e la Hochkofler ha già scritto di questa grande attrice, che evidentemente conosce alla perfezione.

La sua vita, le sue vicissitudini, la ricerca dell’amore, la forza e la fragilità, il rapporto non facile con il figlio, raccontato direttamente da lui. E naturalmente il cinema, da quello neorealista degli anni 40 e 50 a Pasolini, a partire dalla indimenticabile corsa in Roma città aperta. Da Monicelli a Totò, dalle nomination all’Oscar con l’esperienza negli Stati Uniti fino alla tv.

E poi naturalmente il teatro, le automobili, la città di Roma. Un ritratto completo di una delle grandi artiste italiane. Da leggere.

Anna Magnani, Matilde Hochkofler, Bompiani, tascabile, 2018. 

Valeria Palumbo

La nave dei dannati

14 giugno 2018

La St Louis era un transatlantico di lusso, non una carretta del mare. Nel maggio del 1939 la nave St. Louis salpò dal porto di Amburgo, in Germania, per dirigersi verso l’Avana. Era carica di poco meno di mille passeggeri, tutti ebrei, in fuga dall’Europa e in particolare dala Germania nazista.

Cuba era il punto di ingresso per gli Stati Uniti. Si pagava un visto di circa 300 dollari di allora, si arrivava all’Avana e ci si dirigeva poi verso gli Stati Uniti. Ma al porto di Avana lo sbarco dei passeggeri non fu consentito. Le autorità locali chiedevano un ulteriore pagamento di altri 500 dollari. Quelli che li avevano pagarono e scesero, gli altri restarono sulla nave.

Il comandante, il tedesco Gustav Schröder, fece rotta verso gli Stati Uniti sperando che in Florida lasciassero entrare gli esuli ebrei. Ma non riuscì. Allora decise di tornare indietro, pensando: un Paese europeo che accolga questi esuli ci sarà. Schroder non voleva riportarli in Germania perché sapeva già quale sarebbe stato il loro destino.

Li aveva rifiutati Roosevelt, li aveva rifiutati il Canada, li avevano rifiutati tutti i Paesi dell’America Latina. A Berlino intanto i nazisti esultavano: Goebbels per esempio, che esclamava soffisfatto: «Nessuno li vuole!». Come finirà?

Il libro di cui parliamo oggi parla di questo. Ristampato da Neri Pozza nel 2015, scritto da Gilbert Sinoué, è rigorosamente basato su documenti di archivio e su testimonianze dei sopravvisuti. Si chiama Una nave per l’inferno.

Una nave per l’inferno, Gilbert Sinoué, Neri Pozza, 2015

Miranda Guterres

 

Due saggi su razzismo e fascismo

19 maggio 2018

L’Italia fascista varò le leggi razziali nel 1938. In quell’anno fu sancita la discriminazione razziale e la codificazione del razzismo mussoliniano, un processo che
fu soprattutto veicolato attraverso le riviste e gli intellettuali del regime. Meno dal Partito Nazionale Fascista, a giudizio dell’autore del primo saggio di cui parliamo
oggi.

Flavio Costantino, storico classe 1976, ha pubblicato per l’editore Solfanelli un saggio fatto soprattutto di documenti: dal famoso “Manifesto della razza” a quello degli
scienziati razzisti, dal famoso discorso di Benito Mussolini a Trieste del settembre 1938 ai diari degli esponenti del regime fino alle leggi razziali. Ovviamente ai testi sono
affiancate le date (una utile cronologia dagli anni 20 agli anni 40 aiuta a capire meglio). Il testo, uscito nel 2017, consente di capire meglio la storia di oggi: sapere come si arrivò alle leggi razziali, quale fu il clima di quegli anni e come le tesi su demografia e razza furono accolte con un certo entusiasmo soprattutto dai giovani intellettuali, per esempio quelli inquadrati nella GUF, la Gioventù universitaria fascista.

Per approfondire meglio questo argomento, per capire come nelle fila della Gioventù fascista non ci furono solo alcuni intellettuali poi diventati simboli dell’antifascismo ma anche molti giovani smaniosi di difendere le tesi peggiori del fascismo, un altro volume è utile: “Lo spirito gregario”, scritto da Simone Duranti nel 2008, al tempo assegnista di ricerca alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha indagato il ruolo svolto dai GUF negli anni trenta a supporto della politica di ricerca del consenso del regime e dell’imperialismo fascista. Propaganda, lotta alla democrazia, campagna antiborghese e antisemita, concetti come il “volontarismo goliardico”. Questi giovani intellettuali con solerzia e aggressività difesero e alimentarono le politiche del regime con autentico “spirito gregario”.

Flavio Costantino, Razzismo e fascismo, Solfanelli, 2017

Simone Duranti, Lo spirito gregario, Donzelli, 2008

Gaetano Vannuzzi

L’Iran al tempo di Trump

16 maggio 2018

Luciana Borsatti è stata corrispondente da Teheran per molti anni. Prima era stata al Cairo. Certamente conosce l’Iran e dunque, per farsi una idea, può essere utile
comprare il suo “L’Iran al tempo di Trump”, edito da Castelvecchi. Il libro prende spunto dalla decisione dell’Amministrazione Usa di rinnegare l’accordo sul nucleare
iraniano che – dopo gli accordi firmati da Europa e Usa, con Obama, nel 2015 – sembrava un tema destinato a scomparire tra le emergenze planetarie. E’ possibile che
l’accordo diventi carta straccia riportando indietro la lancetta della storia. Cosa ne penseranno gli iraniani?

Di questo soprattutto ci parla il libro della Borsatti. Parla di un Paese giovane, frustrato, straordinariamente aperto al mondo, come sanno i turisti che lo hanno visitato, e avvolto in una contraddizione fortissima, una democrazia islamica, con un fortissimo potere clericale che pervade la società e i problemi di una società moderna, con grandi città congestionate dal traffico e inquinatissime, università animatissime, donne istruite ma anche costrette a pratiche da società medievale, a partire dal sempiterno velo da indossare.

Nel libro le voci degli iraniani, di molti e diversi cittadini di quel Paese. Essi raccontano il loro Paese e aiutano lo straniero a capire meglio.

Luciana Borsatti, L’Iran al tempo di Trump, Castelvecchi

Sebastiano Pozzi

A mano disarmata

3 maggio 2018

Federica Angeli è una giornalista del quotidiano La Repubblica che una notte di cinque anni fa sentì degli spari dal palazzo in cui abitava, nella periferia estrema di Roma, a Ostia. Sentì una voce che comandava “tutti dentro, lo spettacolo è finito”. Lei, che già de tempo si occupava delle guerre tra clan locali, della locale malavita camorristica o mafiosa, non solo non rientrò dentro ma denunciò quello che aveva visto.

Da quel giorno la sua vita è cambiata, perché le fu assegnata una scorta che – come succede a tanti giornalisti e intellettuali di questo Paese – la segue ad ogni passo e stravolge completamente la sua vita. Il libro di cui parliamo oggi racconta anche un parziale lieto fine, perché le denunce della Angeli sono arrivate nei tribunali e di recente anche alle sentenze di condanna per i boss che lei combatte. Ma racconta anche la paura, la disperazione, la solitudine di questa cronista e di questa donna.

Il libro si chiama A mano disarmata, cronaca di 1700 giorni sotto scorta. 

E’ pubblicato da Baldini + Castoldi e la foto che mostriamo qui è quella della vetrina della libreria di via delle Baleniere, a Ostia, postata dall’autrice sui social network.

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Miranda Guterres