La sentinella delle Dolomiti

13 luglio 2019

Carlo Budel ha lasciato il suo lavoro a 42 anni, insofferente alla routine quotidiana, anche se non è che abbia passato la prima parte della sua vita nel caos e nel traffico, essendo vissuto tra il Trentino e il bellunese. Ma non ce la faceva più ed ha deciso di andare a vivere a più di 3000 metri, a san Greorio delle Alpi, nella casa che fu dei nonni materni. Oggi gestisce la Capanna Punta Penìa, il rifugio più alto della Marmolada, ed ha scritto un libro. Perché – scrive – “è la montagna che mi ha insegnato a superare le prove più difficili. La montagna ti insegna a fare le cose una alla volta, un passo alla volta, con il tuo ritmo e le tue forze, appoggiando saldamente un piede dopo l’altro, per non scivolare e avanzare diritto”.

Budel ha vissuto oltre 100 giorni da solo, in montagna, nel punto più alto di quel monte, la Marmolada, regina delle Dolomiti . Tutto, a 3.343 metri d’altezza, acquista un sapore estremo, dall’esplosione di colore dell’alba, alla terribile forza dei temporali e del vento. Stando sospesi tra terra e cielo, in certi momenti sembra di toccare con mano il confine tra la vita e la morte. Straordinaria la foto di copertina del libro

Carlo Budel, La sentinella delle Dolomiti, Ediciclo editore

The Overstory, Il sussurro del mondo, di Richard Powers

“E ce ne stiamo in piedi, noi tre, in questa fredda stanza di pietra, e cantiamo”…
E’ un pezzo di una Goccia da un libro di Richiard Powers, che noi conoscevamo diversi anni fa, non per vantarci. Ora Powers si può anche fregiare del titolo “Premio Pulitzer 2019” per la sua ultima fatica, pubblicata in Italia da La Nave di Teseo.

Si chiama Il sussurro del mondo. Titolo originale: The Overstory.

Il romanzo è un atto di amore per la natura, e in particolare per gli alberi. Nella premiazione del Pulitzer si fa riferimento alla struttura “ramificata” del romanzo, originale anche per questo, ricco di personaggi tutti in qualche modo legati agli alberi, come i titoli dei capitoli, come la struttura temporale delle storie, per cerchi concentrici ha detto qualcuno, dal passato al presente al futuro da immaginare, intelligenza artificiale compresa.

Il libro è impegnativo – oltre 600 pagine – ma le storie che si intrecciano, e che poi confluiscono in un luogo e attorno ad un albero preciso, forse potrebbero anche reggere da sole.

O forse il libro è fatto di due libri in uno, come notano i recensori su Goodreads, dove potete trovare migliaia di recensioni di lettori.

In ogni caso, diverso da come è, non sarebbe il grande romanzo che è.

Il sussurro del mondo, Richard Powers, La Nave di Teseo

Il viaggio dell’Olandese volante

17 giugno 2019

Federico l’Olandese volante è una celebrità nel mondo dei personaggi radiofonici e dei disc jockey. Molto popolare in Italia da almeno 30 anni, è stato autore di numerosi programmi radiofonici ed è stato una delle voci fisse, per molti anni, di Rtl 102.5. E’ un olandese, per questo si è sempre fatto chiamare così. Il suo vero nome è Federico Van Stegeren. Da qualche anno si è ritirato a vivere in Puglia e – oltre a continuare a fare il conduttore radiofonico – ha cominciato a scrivere libri, parlando di cose che conosce.

Una delle cose che conosce è la musica, e di questo ha parlato nei suoi primi libri. Al terzo tentativo però ha deciso di scrivere un vero romanzo. Si chiama Il cartello olandese e parla di fatti veri con nomi diversi da quelli reali. La cosa da cui partire è che per anni milioni di giovani europei sono andati in Olanda come nel paradiso delle droghe leggere libere. La domanda cui tenta di rispondere Van Stegeren è da dove venga tutta la marijuana, da dove venga tutto l’hashish che ogni anno si vende in Olanda. Arriverà da posti in cui coltivarla e venderla è vietatissimo, attraverso canali anche non perfettamente legali, è la risposta. Il libro non è un saggio ma un romanzo, che racconta anche il clima di qualche decennio fa, con le sue utopie e i suoi sogni di sballo, con i suoi giovani.

Van Stegeren per esempio conosce benissimo l’uomo che ha deciso, nel 1974, di aprire il primo coffee shop di Amsterdam, quel negozio che oggi è diventato un marchio, The Bulldog. Il bulldog era il cane del fondatore.

Federico Van Stegeren, Il cartello olandese, Mondadori

Soldati neri in trincea

5 giugno 2019

Lettere dal fronte ne avrete lette tante, è una tradizione consolidata, nella letteratura italiana. Quelle di cui parliamo oggi però sono diverse, in qualche modo, perché non testimoniano solo l’orrore della guerra e la tragedia di tante storie individuali. Parlano anche di popoli, una categoria molto abusata negli ultimi tempi, di popolazioni intere si sono combattute dentro le trincee, durante la Prima guerra mondiale, scritte da persone che magari erano già morte quando la lettera arrivava a destinazione.

Ma qual è la novità rispetto alle altre?

Che i combattenti erano anche neri, perché durante la prima guerra mondiale soldati francesi erano anche i senegalesi. E il protagonista di Fratelli d’anima è uno di loro, uno che perde il senno in guerra. Uno dei 300 mila fucilieri dell’Africa del nord e dell’Africa sub-sahariana. Il libro è il suo monologo, in gran parte, negli orrori della guerra di trincea, dove i compagni feriti e urlanti ti chiedono di avere il colpo di grazia e tu non riesci a fare quello che sarebbe umano fare (“Ah Mademba quanto mi è dispiaciuto di non averti ucciso la mattina della battaglia…”) e dove tu diventi un assassino, tanto crudele che ti rimandano a casa, ma anche quella casa non è casa tua.

Fratelli d’anima, David Diop, Neri Pozza

Tutto il nostro sangue, Sara Taylor

19 aprile 2019

Nell’era dell’acquisto di libri via web o addirittura di acquisto di libri non di carta ma di byte, una cosa che manca a molti è la possibilità di sfogliarli, di leggere qualche riga, per capire se potrà piacere e no. Per questo diverse case editrici – non abbastanza, per il momento – offrono sul proprio sito la possibilità di leggere qualche riga, a volte un intero capitolo.

Questo viene da “Tutto il nostro sangue”, di Sara Taylor, edito da Minimum Fax.

Quando la notizia dell’omicidio si sparge, sono da Matthew’s a comprare colli di pollo per andare a pescare granchi con la mia sorellina Renee. Non abbiamo granché da mangiare a casa, ma siamo riuscite a racimolare un dollaro e sessantatré centesimi in monetine, e abbiamo deciso che il modo migliore per riempirci la pancia con una somma del genere è pescare granchi che sono gratis. Di solito la nostra esca sono le croste di pancetta, ma questa volta le abbiamo già mangiate. Sono accovacciata a guardare le confezioni di cupcake
su uno degli scaffali più in basso, quando una donna mi scavalca per arrivare alla cassa. Il negozio è piccolo, gli scaffali sono uno attaccato all’altro. Quando mamma ci portava con sé a fare la spesa, Renee e io facevamo a gara per vedere chi arrivasse con meno saltelli dalla porta d’ingresso al bancone sudicio della carne sul lato opposto; la mia media era sette. La donna è grassa, ha un girovita che sembra più lungo dell’equatore; i suoi passi sono pesanti e le trema tutto il corpo; per qualche istante mi terrorizza l’idea che possa inciampare e precipitarmi addosso. Fa cadere una dozzina di scatolette di carne di maiale e fagioli sul
nastro della cassa e tira fuori i buoni pasto; poi si setaccia con le mani il davanti della camicetta rossa, stretta attorno al corpo, ed estrae dal reggiseno un biglietto da dieci accartocciato, chiedendo un pacchetto di sigarette al mentolo.

Sara Taylor è una scrittrice americana e questo romanzo è molto dentro i luoghi in cui è cresciuta: sud degli Usa, rurale. Lei è nata e cresciuta in Virginia, e proprio in Virginia sono ambientate le storie del romanzo, che è composto da storie ambientante in anni molto lontani l’uno dall’altro, in un intervallo di circa 200 anni. Quello della citazione precedente era il 1995.

Ma non si tratta di racconti separati, perché in comune hanno la violenza, il degrado umano, le tensioni in famiglia, le droghe e l’alcol. In breve il degrado di una certa periferia urbana già descritto in altri romanzi, in cui gli americani sono probabilmente più bravi degli altri.

E ogni volta i romanzi sembrano raccontare la stessa storia ma poi rivelano aspetti originali – qui c’è anche un po’ di fantascienza – che li rendono unici.

Sara Taylor, Tutto il nostro sangue, Minimum Fax

Necropolis, di Giordano Tedoldi

12 aprile 2019

E’ un apologo politico, ma anche un libro di narrativa ma anche un saggio, un libro che secondo il sito Minima&Moralia, uno dei più autorevoli in materia letteraria e culturale, contiene un elenco sterminato di riferimenti, da Omero a Van Gogh, da Baudelaire a Spengler fino a qualcosa di simile alla musica Trap.

La storia è quella di un uomo chiamato a scegliere in quale delle due necropoli della città essere sepolto. Il protagonista ha una nipote e altri personaggi che lo accompagnano. C’è un futuro – ormai è di moda l’aggettivo distopico, dunque anche in questo caso ci starà bene – e c’è anche l’oggi, l’attualità.

Sicuramente tra i rimandi c’è anche Dante, perché il viaggio del protagonista ricorda anche il viaggio della Commedia. Come tutti i romanzi filosofici può non piacere a tutti, essere faticoso, irritare.

Ma i romanzi filosofici della storia della letteratura sono stati anche capolavori: riflettere sulla vita, la morte, il libero arbitrio, le scelte condizionate è l’essenza di alcuni dei libri più importanti della storia. Quello di Tedoldi è un tentativo ambizioso segnato da recensioni entusiastiche e da commenti che invogliano a leggere non solo questa sua opera ma anche le precedenti.

 

Anche perché è uscito da pochi giorni e già se ne parla tantissimo.

Necropolis, Giordano Tedoldi,.Chiarelettere

Bugiarda, un romanzo israeliano

2 aprile 2019

Ayelet Gundar-Goshen è una scrittrice israeliana che qualche anno fa ebbe un certo successo in Italia con un romanzo intitolato “Svegliare i leoni”. Parlava di un medico israeliano che una notte investe un uomo, un immigrato eritreo. Questo episodio cambia la sua vita e lo trasforma profondamente. La scrittrice aveva preso ispirazione da un fatto accaduto in India ma aveva spostato il centro della vicenda nel mezzo del deserto israeliano per raccontare cosa succede ad un integratissimo uomo israeliano che incontra un immigrato eritreo sulla sua strada.

Da qualche giorno è in libreria un nuovo romanzo di questa scrittrice. Si chiama Bugiarda e racconta di una adolescente, commessa in una gelateria, che accusa un anziano cliente di averla aggredita. Una menzogna che trascina con sé molte altre menzogne. La storia di Nufar, la ragazzina, e di Avishai, il vecchio, è una storia che raccoglie altre piccole e grandi catastrofi.

Catastrofi raccontate in modo originale, arricchite da tanti altri personaggi tutti con una loro profondità psicologica non comune. Nessuno è veramente cattivo, anche in Bugiarda, e tutti hanno una spiegazione. Tutti i romanzi della scrittrice sono pubblicati in Italia da La Giuntina.

Bugiarda, Ayelet Gundar-Goshen, La Giuntina

Delfina e il mare

24 marzo 2019

Si chiama Simone Perotti e si definisce scrittore e marinaio. Non è un autore esordiente, ha già scritto quindici libri, e noi parleremo del quindicesimo. Si chiama “Delfina e il mare”, ed è il suo primo romanzo per ragazzi. Ma non è solo per ragazzi. L’autore ha voluto scriverlo anche per ricordare ad una umanità che sembra essersene dimenticata l’enorme potenza della natura e del mare, l’importanza di conoscerlo, l’importanza di ricordare idee fondamentali, come quella del salvataggio dei naufraghi. Perotti dice che siamo diventati tutti analfabeti del mare, noi che siamo una civiltà marinara, noi che siamo nati sul mare. Ma tutto il resto, Perotti ve lo dice nel booktrailer che pubblichiamo qui.
Il libro è anche un romanzo di avventura, ovviamente, come i libri per ragazzi. E’ edito da Salani. Regalatelo ad adulti e ragazzi.

 

Perduti nei Quartieri Spagnoli

18 marzo 2019

Una americana con origini indiane, che ha studiato glottologia all’Istituto universitario Orientale di Napoli, è forse la persona giusta per parlare dei Quartieri spagnoli di Napoli tanto da ambientarvi un romanzo.

Si chiama Heddi Goodrich ed a Napoli ha vissuto a lungo. Il romanzo è scritto in un italiano molto letterario ed è – come si legge nelle note della casa editrice – una “doppia storia d’amore” per una città e per una persona.

E’ interessante che a scriverlo sia una donna che non ha radici a Napoli perché forse mai prima d’ora si era descritto con precisione la natura dei rapporti tra donne e figli a Napoli. Un rapporto non facilissimo. Parlare dei “Quartieri” – anche l’aggiunta “spagnoli” pare sia una cosa recente e da turisti, non da autoctoni – e della colorata tribù di fuorisede che la abita vuol dire parlare di sentimenti, origini contadine, realtà ancestrali, ordine della famiglia e della società.

Un romanzo da leggere, soprattutto dovranno leggerlo i napoletani e le napoletane.

Heddi Goodrich, Perduti nei Quartieri spagnoli, editore Giunti

Le Case del malcontento

4 marzo 2019

Sacha Naspini è un autore grossetano che dopo molta gavetta è approdato ad una casa editrice importante come e/o. Scrive anche per il cinema e ne parliamo oggi per un romanzo uscito lo scorso anno, Le Case del malcontento. Le Case è un borgo dell’entroterra maremmano.

E’ il teatro in cui si muovono diversi personaggi e in cui arriva uno che lì è nato e che è stato via per un bel po’. La scrittura fa capire che l’autore ha familiarità con il cinema, perché la vita prosegue uguale a se stessa fino a che non arriva l’estraneo – Samuele, si chiama – che ovviamente dà il via al cambiamento della quotidianità e al romanzo. Che è anche un campionario di figure, di storie, di possibili rivoli che aprono altre storie.

Il romanzo è un thriller, fa anche un po’ paura in alcuni momenti come può far paura la provincia sperduta, come può far paura un posto abbandonato. C’è il segreto indicibile, c’è la storia d’amore, c’è un uso della lingua italiana e del dialetto molto precisa.

Un giornale ha definito il romanzo “una spoon river maremmana”.

Le Case del malcontento, Sacha Naspini, edizioni e/o, 2018