Rileggere Padre padrone

22 febbraio 2019

Il libro di Gavino Ledda “Padre padrone” ha significato molto per la letteratura italiana e la società italiana. Era la storia del figlio di un pastore che lotta con tutte le sue forze per sottrarsi al destino già scritto, quello di fare il mestiere del padre, con le sue durezze. Il sottotitolo era “educazione di un pastore” e il giovane Gavino di fare il pastore non ne ha voglia.

Vuole studiare, riesce ad emanciparsi anche grazie al servizio militare, che per moltissimi giovani, dagli anni 50 in poi, ha rappresentato davvero uno strumento di emancipazione, per lasciarsi alle spalle i paesi d’origine, imparare l’italiano, immaginare una vita diversa.

Ledda è poi diventato glottologo anche se non ha mai lasciato la sua Sardegna. Ha compiuto ottanta anni nel 2018.

Il sito di Gavino Ledda

La stanza di Giovanni

23 gennaio 2019

Con la prefazione di Colm Toibin, Fandango manda in stampa il romanzo “La stanza di Giovanni“, di James Baldwin, autore americano nato a metà degli anni 20 e morto a metà degli anni 80 del secolo scorso. I libri di Baldwin sono già usciti in Italia, dagli anni Sessanta in poi, perché non stiamo certo parlando di uno scrittore minore. Fandango ha deciso di ripubblicarli tutti. Sono dei classici.

Poverissimo, prima predicatore ad Harlem poi scrittore e intellettuale nel Greenwich Village, Baldwin si avvicinò allo scrittore nero americano Richard Wright, quello dei romanzi “Negro” e “I figli dello zio Tom”.

Nero anche lui, omosessuale, Baldwin dopo New Yok si sposta a Parigi e da lì e poi in Svizzera, ma anche ad Istanbul e di nuovo a New York,. All’estero scrive gran parte delle sue opere. Morì in Francia. Ma i temi delle sue opere sono profondamente americani, sia per le ambientazioni che per i personaggi.

Esponente del movimento per i diritti civili, pacifista integrale, ebbe problemi anche dalla sua stessa comunità. Le Pantere nere per esempio non amano particolarmente le tematiche omosessuali delle sue opere. La stanza di Giovanni in un certo senso racconta una esperienza vicina alla sua. E’ la storia di un ragazzo approdato a Parigi dagli Stati Uniti alla ricerca di una vita diversa, che incontra due figure che incarnano i suoi desideri diversi.
La stanza di Giovanni, James Baldwin, Fandango

I pensieri oziosi di Jerome K. Jerome

10 luglio 2018

Dicono che è un libro perfetto da leggere in vacanza: si chiama “Pensieri oziosi di un ozioso per una vacanza oziosa” e l’autore è Jerome K. Jerome. Non sapete chi sia? Allora non avete idea di cosa sia l’umorismo. Jerome K Jerome , che prima di essere scrittore fu impiegato delle ferrovie, insegnante e anche giornalista, è l’autore di Tre uomini in barca, pubblicato alla fine del 1800 e ancora oggi famosissimo e divertentissimo.

Questo libro, pubblicato da Elliot,  è invece una raccolta di brevi saggi e secondo le riviste di libri – come Wuz – è bellissimo anche per la copertina

Pensieri oziosi, jerome k jerome

 

I quattordici capitoli – dedicati a temi quotidiani come “la bolletta” o anche a temi filosofici (“come uscire dal mondo), all’amore o alla pigrizia, al tempo nel senso del meteo o alla vanità – hanno in comune l’amica di ozio per eccellenza, per un ozioso di fine ottocento: la pipa.

Il libro è anche un elogio del carattere dell’ozioso, che non è un pigro e neppure un perditempo. Ma non è solo una raccolta di pensieri buffi, di frasi da sfoderare per fare bella figura in società.

Come in ogni umorista c’è la serietà di fondo e anche – in alcuni passaggi – un po’ di malinconia, che vuol dire intelligenza.

Pensieri oziosi di un ozioso per una vacanza oziosa, Jerome K. Jerome, Elliot, 2018

Gaetano Vannuzzi

Un intellettuale bugiardo

5 luglio 2017

Abbiamo deciso di inserire nella categoria “classici” il libro di cui parliamo oggi, anche se non si tratta davvero di un classico come Moby Dick.

Infatti si tratta di una autobiografia-biografia di Paolo Villaggio, pubblicata pochi anni fa. Villaggio è certamente un classico per il suo Fantozzi, prima uscito in forma cartacea e poi personaggio del cinema.

Come tutti gli attori comici, della commedia italiana, ha sofferto per non essere riconosciuto come autore da premio ed ha avuto premi per altri film – forse anche molto più mediocri, come La voce della luna, film di Federico Fellini in cui recitava con Benigni.

A chi vuole ricordarlo, oltre alla lettura dei suoi Fantozzi, che sono a volte anche più divertenti dei film, consigliamo questo libro: Non mi fido dei santi: autobiografia bugiarda. Pubblicato da Aliberti e scritto insieme a Luca Sommi, consente di leggere i pensieri di Villaggio, il suo cinismo, la sua intelligenza, la sua tristezza, anche.

Leggerlo fa venire in mente le parole di un altro grande personaggio celebrato in questi giorni, da vivo: Vasco Rossi.

Alla domanda se fosse felice ha risposto “felice? Felice è una parola troppo grossa. Diciamo che non posso lamentarmi, ma se potessi lamentarmi…”. Ecco, forse anche Villaggio risponderebbe così. 

Azzurra Mongini

 

 

Una guida per l’Italia

1 giugno 2017
 
Il turista che voglia visitare l’Italia potrebbe, invece che comprare una guida turistica, scaricare gratuitamente dalla rete – si trova per esempio in Progetto Gutenberg – le “cartoline dall’Italia” di Charles Dickens.
 
Si tratta di ritratti spesso molto divertenti e comunque molto arguti, come lo scrittore inglese sapeva essere, di diverse città italiane visitate, da Genova a Verona a Padova, da Mantova a Milano, da Parma a Bologna, e poi ancora Roma, Napoli.
Non si tratta di asettiche descrizioni ma di veri e propri diari di viaggio, con racconti vividi di esperienze vissute – a Roma per esempio una esecuzione che lascia disgustato lo scrittore – di persone e antropologie, di vizi e virtù del nostgro Paese (l’Italia viene definita a un certo punto “this unaccountable country”). Troverete anche cenni per piccoli paesi, da quelli dei Castelli che circondano Roma allo stupore per la visita a Paestum, dalla silenziosa Ferrara a Pisa e Siena.
 
Poi, scendendo dalla toscana e attraversando la campagna romana, in lontananza Dickens vede Roma che – quasi gli dispiace ammetterlo – gli sembra Londra. 
Il libro si chiama Pictures from Italy. Invece di una guida Lonely Planet, usate questa se girate l’Italia. 

Giuliano e il cristianesimo

16 febbraio 2017

C’è stato un momento nella storia dell’umanità in cui è stato chiaro che il cristianesimo non si sarebbe più potuto fermare. E’ questo momento che viene raccontato in un romanzo che Gore Vidal scrisse all’inizio degli anni ’60 e che è considerato uno dei romanzi più importanti dello scrittore americano.

Fazi ripubblica “Giuliano”, secondo molti uno dei capisaldi della letteratura statunitense del ‘900. Storia personale e politica dell’imperatore Giuliano, che visse nel quarto secolo dopo Cristo, nipote di Costantino ma – a differenza dello zio – fermamente intenzionato a soffocare il  più possibile la diffusione del cristianesimo nell’impero per tornare al culto pagano degli dei proprio della romanità. E’ “L’Apostata”, durò solo tre anni, morì assassinato e fallì nel suo disegno. Il romanzo parla di lui e del clima politico del tempo, un romanzo storico formidabile secondo chi l’ha letto. Utilissimo per imparare a capire cosa vuol dire per un uomo di potere non capire lo spirito del tempo. 

Gaetano Vannuzzi

Vento del sud

27 ottobre 2016

Il vento del Sud è quello che scioglie i ghiacci. 
Per un romanzo ambientato in Finlandia nel 1947, di Elmar Grin, introvabile fino a qualche giorno fa se non su Ebay, premio Stalin a quei tempi, poi dimenticato, è una bella possibilità quella di avere una seconda vita.
 
Vento del Sud esce per Marcos y Marcos, parla di persone comuni – il contadino Einari, il suo amore profondo per la propria terra, la guerra, la ribellione verso il padrone, la famiglia, un fratello più giovane con le sue idee da rivoluzionario.
 
Nel 1947 la Finlandia è invasa dalla Russia e questo non piace a Einari, ma alla lunga diventa più importante combattere lo strapotere arrogante del padrone. 
Cruciale in questo libro è il personaggio riflessivo e i buoni sentimenti che esprime, quelli che probabilmente gli hanno fatto guadagnare il premio Stalin. Ma scoprirete un libro che non è certo una storia di propaganda e forse vi stupirete, persino. 
 
Rossella Lombardi

Per Natale regalate libri

A Natale perché non regalate libri, e solo libri? La lettura è in calo, e se non fosse per i giovanissimi sarebbe messa ancora peggio. Si dice che dipende dalla crisi, ma l’ultimo rapporto Censis ha rivelato sì che tutti i consumi sono scesi drasticamente, ma che invece sono cresciuti notevolmente quelli di telefonini. E dunque, invece di regalare smartphone, gadget, apparecchi dell’ultima generazione, perché quest’anno non vi dedicate a regalare un libro?

Qualche consiglio? 

Il cardellino di Donna Tart è uno dei “dieci libri dell’anno” secondo il New York Times. Scoppia una bomba nel Metropolitan Museum di New York, e tra le vittime c’è una donna, la madre del protagonista. Che nel frattempo pensa – su suggerimento di qualcuno – di rubare un quadro fiammingo che si chiama appunto “Il cardellino”. Il libro è un thriller ma molto altro, tanto che si è citato Dickens.

La “storia di una ladra di libri” è libro da regalare a ragazzi, adolescenti, o adulti poco consapevoli. E’ un romanzo da cui è stato tratto un fortunato film – molto visto – scritto da Zusas Markus,  e il vero titolo è “La bambina che salva i libri”. Siamo nel 1939, nella Germania nazista, e la protagonista (Liesel Meminger) raccoglie un libro tra la neve durante il funerale del suo fratellino. E’ il primo atto, che la porta a leggere di nascosto, e a salvare i libri dai roghi dei nazisti. E a condividere la lettura con un ebreo.- 

Tra i libri italiani più belli dell’anno che sta per finire, almeno secondo Francesco Piccolo, c’è Lacci, di Domenico Starnone. Come ha scritto Annalena Benini su Il Foglio è “la storia spietata e precisa del rumore profondo che fa un matrimonio quando si spezza, e della ferita che porta con sé anche quando si è deciso, con sofferenza, di ricominciare, di tornare ognuno al proprio posto: a casa, con i figli, con una moglie consumata dal dolore e dalla rabbia, che ha perso il suo splendore, e di cui lui non ricorda più nemmeno un minuto di splendore”. Magari non proprio natalizio, o almeno non per tutti. Ma da regalare, magari a un single felice o a una coppia fuori pericolo.

Meno impegnativo – e un classico a suo modo – è “I love shopping” di Sophie Kinsella: una giornalista di nome Becky ha una irrefrenabile passione – quasi una mania, e potete immaginare quale sia. L’acuto senso dell’umorismo hanno fatto di questo libro – e degli altri dell’autrice – un libro molto apprezzato anche dalla critica, ,oltre che dal pubblico. 

 

 

 

Cina e altri orienti

Il risvolto di copertina di Cina e altri Orienti di Giorgio Manganelli, in vendita sul sito di Adeplhi anche con uno sconto del 15 per cento, è il segno di un lavoro, quello editoriale, che ancora qualche lustro fa veniva fatto con cura, perché adempie al suo compito con mirabile precisione: è scritto bene e mette voglia di comprare l’opera. 

Per questo lo riproponiamo: 

«Andare in Asia, eh? So già cosa vi immaginate. Qui sarà tutta una luminaria di illuminazioni, una visione di visioni, una rivelazione di cose che, altrove, non si rivelano. Credete? Mandate a girar per l’Asia un professore nevrotico, diventato poi pensionato, poi gazzettiere, e il risultato sarà sensibilmente diverso. Deprimente, diciamo». Così scriveva Manganelli nell’irri­dente, paradossale risvolto destinato a spiazzare i potenziali acquirenti della nuova edizione, accresciuta di molteplici Ori­en­ti, di un libro apparso in origine nel 1974 (nel frattempo, fra il 1975 e il 1988, ai reportage da Cina, Filippine, Malesia se n’erano aggiunti numerosi altri: Arabia, Pakistan, Kuwait, Iraq, di nuovo Cina, Taiwan). Un’edizione che Manganelli predispose minuziosamente pochi mesi prima di morire, nel 1990 – tanto la serie di viaggi orientali gli stava a cuore –, ma che non venne mai realizzata: almeno sino a oggi, grazie alle cure impeccabili di Nigro. Ma perché «deprimente»? Perché il lettore affetto da ansia di assoluto non avrebbe trovato né Siddhartha né un solo guru, «se non con fondotinta di imbroglione a fin di bene cosmico». Il che non stupisce, essendo scopo precipuo del­l’autore, semmai, quello di raschiare via un po’ di anima: sicché «scolorina sulle apparizioni; antinevralgici per i fachiri, sordina sulla scala pentatonica; Coca-Cola nella Cina popolare». In compenso, il lettore avrebbe trovato – divertendosi, per di più, pazzamente – qualcosa di altrettanto prezioso: la chiave per comprendere «i modi ingegnosi in cui l’altrove si nasconde sotto l’appa­renza del­l’ovvio» e quanto meno intravedere quelle «linee del labirinto» che sono i nostri fratelli ignoti. Anche nelle vesti di viaggiatore, d’altro canto, Manganelli resta un ricercatore di segni, un decifratore di enigmi ed emblemi: in altre parole, un lettore che «non si illude di espatriare dalla propria biblioteca».

Dell’opera di Manganelli ha parlato qualche giorno fa Rivista Studio, in una bella recensione che pure vale la pena di leggere. Anche perché riproduce la stessa nostalgia per un tempo andato della letteratura italiana. L’autore, Cristiano De Majo, accosta infatti il libro di Manganelli al reportage di viaggio di Sandro Veronesi, scrittore dei tempi nostri, perché leggendo gli scritti di Manganelli, divertito, rapito, ammirato, mi sono anche sentito stupido. Perché, evidentemente, non producevo soltanto un impossibile confronto tra due scrittori italiani di epoche diverse, ma anche, e inevitabilmente, un confronto tra due epoche. L’epoca in cui Veronesi gira per languide metropoli su commissione di Traveller, che è anche l’epoca in cui ogni giallista che si rispetti ha commentato con parole ovvie e indifferenziabili dal ragionamento di un uomo della strada almeno un fatto di cronaca nera italiana, contro l’epoca in cui riviste e giornali popolarissimi (Epoca, Il Giorno, L’espresso) mandavano scrittori come Manganelli (o anche come Parise, che scrisse i bei reportage raccolti sempre da Adelphi in Guerre politiche) a raccontare la Cina, la Malesia, il Pakistan. E scrittori come Manganelli non potevano che offrire – venivano scelti per questo – il loro personalissimo e irriproducibile sguardo, che nessuna immedesimazione poteva avere con il punto di vista comune, senza per questo essere spocchioso o elitario”.

Il libro di Manganelli, pubblicato nella edizione curata da Silvano Nigro, racconta con linguaggio barocco – e quindi da assorbire, “digerire”, come ha detto qualche critico – di città come Manila, Hong Kong, Kuala Lumpur, Pechino, Shangai, e di “natura”, fino ad inventare verbi per i rumori della giungla, di invasione di motori a Bangkok e di come è visto l’Occidente da Oriente. 

Ma non è un diario, una guida da sfogliare, o un reportage alla maniera degli scrittori di oggi. Magari tra trenta anni avremo nostalgia di Veronesi, chi lo sa.

P.B

109 classici Dalai

Con meno di 10 euro, e in qualche caso anche meno di 5, potete portare a casa Tolstoj, o Stevenson, Kafka o Baudelaire, Dickens o Sun Tzu. E se a casa avete già diverse versioni di Frankenstein, dei Fiori del Male o di David Copperfield potete sempre regalarli. Dalai comunque offre i suoi grandi classici con lo sconto del 25 per cento, a prezzi concorrenziali con quelli di un qualsiasi ebook, per chi proprio non volesse abituarsi a leggere su supporti che consumano corrente, per niente paragonabili alla carta.

D’altra parte forse non è proprio finito, il tempo della carta, se è vera la notizia che la casa discografica Universal ha deciso di ristampare negli Usa un discreto numero di classici della musica hip-hop su cassette magnetiche. Pare che Universal lo abbia annunciato per rispondere alle richieste dei detenuti, visto che fino ad oggi nelle carceri americane non è ammesso portare lettori Mp3, e l’unico formato ammesso è ancora quello sul vecchio nastro. Tra gli artisti oggetto di ristampa ci saranno 50Cent e Jay-Z.

Un cassico pure disponibile con sconto – per Et Einaudi – è Essere uomini è uno sbaglio, di Karl Kraus, raccolta di aforismi e pensieri. Tra cui questo: “Sono per la dispersione della stupidità. Non va bene che si concentri per intere settimane in un punto solo”.

Salvatore Tranchino