La vecchiaia non faccia paura

19 settembre 2018

Enzo Bianchi è un uomo di fede, fondatore della comunità di Bose, una delle realtà più importanti della religiosità, aperta davvero a tutte le fedi e a tutte le persone. Bianchi è anche un uomo di pensiero, che continua a scrivere libri ed a riflettere sul mondo.

L’ultima sua fatica, pubblicata dal Mulino, si chiama La vita e i giorni ed è un saggio “sulla vecchiaia”, come dice il sottotitolo. Bianchi parte dal ruolo degli anziani nella società di oggi e dalla tendenza sempre più forte – con l’aumentare dell’età media – di tenere i bambini lontani dai vecchi, specie quando non sono più autosufficienti.

Della “rimozione dei vecchi e della loro condizione dal tessuto quotidiano” si occupa Bianchi. Lo fa non scrivendo parole semplici ma citando testi importanti, a partire dalla Bibbia. Allo stesso tempo però Bianchi offre il suo sguardo sul tema, prima il suo sguardo di ragazzo e poi il suo sguardo di oggi, da settantacinquenne. Non mancano poeti come Whitman o classici come Seneca.

Come ha scritto Massimo Recalcati, recensendo il libro, la riflessione di Bose è originale perché va oltre il classico del cristianesimo: la vecchiaia è una bella età perché ci conduce oltre, all’altra vita. No: si tratta di continuare, in vecchiaia, ad accogliere la vita ed a viverla.

La vita e i giorni, Enzo Bianchi, Il Mulino

Gaetano Vannuzzi

Uno scrittore svedese senza occhi azzurri

11 settembre 2018

Qualche anno fa sulla pagina delle opinioni del New York Times arrivò un intervento di Jonas Hassen Khemiri. Si tratta di uno scrittore svedese che – per usare le sue stesse parole – non ha l’aspetto dello stereotipo svedese di una volta, occhi azzurri e capelli biondi. E’ piuttosto arabo, infatti, avendo un papà tunisino. Khemiri finiva sulle pagine dell’autorevole quotidiano americano perché qualche tempo prima avevo scritto una lettera al governo del suo Paese che aveva promosso un programma di “profilazione” della popolazione su metropolitana e mezzi pubblici sulla base dei caratteri etnici. Quelli che non rispondevano allo stereotipo dello svedese venivano fermati dalla polizia, per dirla in breve, e lo scrittore raccontava la sua esperienza di bambino ed adolescente “non svedese”, benché purissimo svedese.

Khemiri ha scritto 4 romanzi ed è uno degli scrittori svedesi più noti e più tradotti nel mondo. La casa editrice Iperborea ha tradotto lo scorso anno il romanzo “Tutto quello che non ricordo”. E’ un romanzo su un ragazzo morto – non si sa se per incidente o per omicidio – e sulle voci che si sovrappongono per cercare di ricostruire la sua vita e le cause della sua morte. Parla molto della Svezia di oggi, di una terra che – anche per lo scrittore Khemiri – era una specie di Utopia e oggi è confusa e spaurita.

Jonas Hassen Khemiri, Tutto quello che non ricordo, Iperborea, 2017

Valeria Palumbo

Scheletri per principesse

E’ estone, nata a Tallin, ha 47 anni ed è una delle più talentuose scrittrici di libri per bambini. Oggi è protagonista al Festival della letteratura di Mantova, che si chiude domani. C’è già stata qualche giorno fa ed è stata intervistata dai giovani lettori. Si chiama Piret Raud

I suoi libri infatti sono per bambini con meno di 10 anni. In particolare quello di cui si parla è “La principessa e lo scheletro“. Dove si parla appunto di uno “scheletro vivo e vegeto intento a strofinarsi tutte le ossa con uno spazzolino da denti e con il vostro dentifricio”, e del terribile segreto che questo scheletro nell’armadio custodisce.

A trovarlo è una piccola principessa di nome Lulù che decide di portare il suo nuovo amico ossuto a vivere a corte. L’autrice si considera – come forse deve essere una autrice per bambini – innanzitutto una illustratrice, e dunque pensa a come sarebbe disegnato, a come sarebbero i personaggi, a come sarebbero gli ambienti. Le illustrazioni infatti sono sue.

La principessa e lo scheletro, Sinnos, 11 euro.

Gaetano Vannuzzi

La storia dell’acqua

4 settembre 2018

Per chi ha letto La storia delle api è arrivato il secondo libro di quella che è un’opera monumentale in progress. Per chi si è appassionato al romanzo delle api, un romanzo epico-ambientale incentrato sull’ipotetico disastro ambientale per eccellenza, ovvero la scomparsa delle api, il tema che la scrittrice Maja Lunde ha scelto per il suo secondo episodio è l’acqua.

Il bello del primo libro-ambientalista della Lunde, quello dedicato alle api, è che era scritto con uno stile narrativo avvincente, con tre storie intrecciate – una donna cinese contemporanea, un biologo inglese dell’Ottocento e un agricoltore americano – che hanno in comune il ronzio delle api e la loro essenza.

Anche in questo caso il libro è pubblicato da Marsilio ed è intitolato Storia dell’acqua.

Anche in questo caso i piani temporali delle storie si intrecciano con i temi generali – qui l’acqua, le conseguenze delle nostre azioni sul pianeta, l’amore in tutte le sue declinazioni. Si parla più del futuro, nella Storia dell’acqua. Di un futuro in cui l’acqua sarà molto poca e le popolazioni saranno costrette a migrare verso nord, sempre più a nord.

La storia dell’acqua, Maja Lunde, Marsilio, 2018

Michela Fabbri

Un romanzo indicibile

28 agosto 2018

Una piccola casa editrice che pubblica saggi e romanzi ha in catalogo un prezioso libro che è un romanzo e anche un saggio. Si tratta di “Al centro di una città antichissima”, ovvero della “storia indicibile di un partigiano e di chi lo uccise”. Il partigiano si chiamava Renato, ad ucciderlo fu la moglie Maria Luisa.

L’autrice è la nipote di questa coppia, si chiama Rosa Mordenti ed ha scritto questo romanzo con Alessandro Portelli, tra i fondatori della idea stessa di storia orale nonché insegnante di letteratura angloamericana alla Sapienza di Roma. Renato, oltre che partigiano, era stato giornalista de L’Unità.

Rosa non lo ha mai conosciuto, essendo morto prima della sua nascita. Il ibro è la ricerca delle tracce di questa vincenda “indicibile” attraverso gli archivi, le carte del processo che ci fu, le memorie degli altri. Ma è anche sulla memoria che si muove questo romanzo-saggio perché – come scrive Portelli nella prefazione – è una storia “su come la memoria si rimuove e si confonde senza mai poterla cancellare del tutto, e su come il desiderio di conoscere e di conoscersi la resuscita e la ricompone (“rimembrare”) col cuore (“ricordare”) e con l’intelligenza (“rammentare”)”.

Al centro di una città antichissima, Alegre, Rosa Mordenti

Un romanzo consigliato da Fortune

19 agosto 2018

Questo romanzo è uno di quelli consigliati dalla rivista Fortune, che, scommettiamo,  non è in cima alla lista delle letture di molti frequentatori di questo sito. Il romanzo ha un titolo in italiano un po’ lunghetto e un po’ modaiolo: “Storia d’amore vera e supertriste”. Lo ha scritto Gary Shteyngart nel 2010 ed in Italia è stato pubblicato da Guanda nel 2011.

E’ un romanzo di satira sulla crisi finanziaria Usa, o meglio sul dopo crisi, ambientato a New York. Letto allora sembrava forse troppo improbabile. Letto oggi, alla luce di tanta letteratura e di tanta tv e cinema americano, a partire da House of cards, scrive Fortune, può sembrare un romanzo surrealista.

Anche la tecnologia che domina il romanzo, che si chiama Gizmo, non è così diversa dalla ossessione per gli smartphone che dominano ormai la vita di tutti, e specialmente di quelli che lavorano nella finanza, scrive ancora la rivista di business Usa. Che parla proprio della nostra “dipendenza da smartphone, social media e video games”.

Il romanzo parla d’amore, naturalmente, e non vi diremo perché la storia d’amore ivi raccontata è supertriste. Vi diremo però che il protagonista, nonostante il presente e il futuro siano così tremendamente avvilenti, tiene un diario, un diario vero, e coltiva l’amore.

Il romanzo appassiona anche perché getta una luce sul nostro prossimo futuro, tra cinesi e americani, in cui l’Europa non esiste. Da leggere

Gary Shteyngart, Storia d’amore vera e supertriste, Guanda editore, 2011

Gaetano Vannuzzi

Un romanzo a Genova

15 agosto 2018

Ne parliamo oggi perché è un romanzo ambientato a Genova e ci teniamo a fare le nostre condoglianze a Genova e ai parenti delle vittime della strage di ieri. Il romanzo è leggero, “un romanzetto non brutale, non proletario, non americano”, una “mia distrazione”, per usare le parole del suo autore. L’autore è Cesare Pavese, che scrisse La spiaggia alla fine del 1940.

Ne La spiaggia il protagonista e voce narrante decide un giorno di andare a Genova a trovare un suo amico di infanzia che è andato a vivere in quella città e che lì si è sposato. Il libro parla di amicizia, amore ma non in modo banale: parla di come sia difficile entrare fino in fondo in intimità con gli altri, di come a volte siano ambigui i rapporti tra le persone, di come ognuno tenga per sé qualcosa di oscuro e di come ognuno cerchi negli altri questo qualcosa. Di come il destino di ciascun individuo sia affidato ad elementi persino casuali, senza che sia possibile spesso trovare un senso alla direzione che prendono le vite di ogni persona. Il romanzo. malinconico e non così leggero come scrisse l’autore, è anche un “esercizio di stile”, secondo i critici: Pavese si misurò con un genere letterario che non era il suo per vedere se riusciva a trarne qualcosa. Per questo può risultare freddo e non autentico al lettore meno conciliante.

Il romanzo è disponibile in varie edizioni, pubblicato da Einaudi.

Valeria Palumbo

Marcinelle, 8 agosto

9 agosto 2018

L’8 agosto del 1956, era mattina, in una miniera di carbone belga, si sviluppò un incendio a causa della combustione di olio ad alta pressione, dovuta ad una scintilla. L’incendio riempì di fumo tutta la miniera e uccise quasi tutti i minatori che lì si trovavano: 262 persone su 275. 136 d quelle persone erano italiane, emigranti. Non fu la prima catastrofe che colpì italiani all’estero e non fu l’ultima. Di certo però è quella che riporta sempre alla memoria la vicenda dei migranti italiani in Europa e nel mondo, che a centinaia di migliaia uscirono dall’Italia nell’arco del secolo scorso per andare a cercare altrove una vita migliore. Per ricostruire quel clima, in cui tutta l’Italia, in tutti i paesini, del nord e del sud, si organizzava per partire è utile un libro, in cui potrete scoprire tante curiose assonanze con le notizie di oggi. Per esempio c’erano veri e propri centri per emigrare, c’erano “trafficanti di migranti” che aiutavano i nostri giovani uomini a partire, c’erano polemiche sui regolari e gli irregolari (clandestini, si direbbe oggi). Molti di coloro che andarono  a lavorare nelle miniere furono rimpatriati, perché si rifiutavano di adattarsi alle condizioni di lavoro estreme. Molti erano trattati da delinquenti e alcuni sicuramente lo erano.

L’editore Donzelli ha pubblicato il libro Marcinelle 1956, scritto da Toni Ricciardi. Si ricorda che l’Italia firmò accordi con il Belgio – fin dalla fine della guerra e con il voto favorevole di socialisti e comunisti – in cui si prevedeva carbone in cambio di operai, in cui il Belgio faceva entrare i nostri lavoratori e in cambio forniva carbone all’Italia della ricostruzione. E in cui si ricorda che quella tragedia non portò a nessuna reazione di rabbia, neppure un vetro rotto. Solo pianti e lutti, ancora oggi.

Marcinelle 1956, quando la vita valeva meno del carbone, Donzelli, Toni Ricciardi

Gaetano Vannuzzi

Dolomiti accessibili

2 agosto 2018

E’ in libreria Dolomiti insieme, di Emanuela Sanna. Si tratta di una guida alle escursioni tra boschi e vette nei pressi di Cortina d’Ampezzo, riservata soprattutto agli inesperti, quelli che si sono arresi dopo aver scoperto che i sentieri montani che avevano intrapreso non erano esattamente per dilettanti. Questa guida, che è una riedizione aggiornata e rivista, propone per esempio nuovi itinerari, dieci per l’esattezza, che vanno oltre i consueti percorsi da Cortina: la val Vadia, la val Pusteria, il Comelico, il monte Civetta.

Emanuela Sanna non è esattamente una guida alpina: è una giornalista che oggi è molto lontana dalle Dolomiti, visto che lavora per uffici stampa a Roma per diversi deputati e senatori. Ma ha la passione per le vette ed ha pensato di dedicare alla gente di città, ai bambini, a quelli che non possono affrontare difficoltà troppo elevate questo libro, che offre oltre cento itinerari diversi spiegando che in realtà le vette più belle del mondo, le Dolomiti Ampezzane, sono davvero accessibili a tutti.

Dolomiti insieme, Emanuela Sanna, Ediciclo Editore

Valeria Palumbo

Less, un romanzo comico

28 luglio 2018

Lo ha apprezzato Michael Cunningham, che su La Lettura ha scritto che il libro è un libro comico che affronta questioni di vita e di morte ed è “molto, molto bello”. Less è il nome, anzi il cognome del protagonista, uno scrittore fallito e gay.

Scrive Cunningham che è importante che questo dettaglio oggi sia del tutto marginale anche se è il primo romanzo Pulitzer ad essere incentrato tutto su un protagonista gay. Il romanzo ha infatti vinto il premio Pulitzer 2018. Nel libro, ricorda sempre Cunningham, c’è un consiglio al protagonista: “non vincere uno di questi premi. Vinci un premio ed è finita”, perché passerai il resto della vita a tenere conferenze e non scriverai mai più.

Il libro è leggero e profondo, comico e serissimo, incentrato su un personaggio che potrebbe essere il classico eterno Peter Pan, inadeguato e neppure troppo simpatico, goffo e costretto ad avventure da romanzo picaresco.

La prosa è stata definita musicale nelle motivazioni del premio.

L’autore è Andrew Sean Green.

Andrew Sean Green, Less, La Nave di Teseo, 2017

Da La Lettura del Corriere:Presentazione del libro di Andrew Sean Greer “Less” vincitore del Pulitzer, di Michael Cunningham

Miranda Guterres