L’amica geniale, tra poco in tv

20 novembre 2018

La scrittrice ha spiegato in un libro – titolo La frantumaglia – le ragioni della sua volontà di mantenere l’anonimato.

Una scelta, spiegava, dovuta alla volontà di non essere esposta alla confusione che sempre tocca gli autori, specie italiani, specie se scrivono storie che si prestano.

Come la sua prima opera, L’amore molesto, che risale a un quarto di secolo fa e che parlava di molestie ed incesto.

Negli anni ci sono stati persino studi universitari per capire – in base al lessico dei suoi libri – l’identità che si nascondeva dietro quel nome.

Di chi stiamo parlando? Di Elena Ferrante, che tra poco sarà nota anche al pubblico televisivo per una fiction tratta dal suo romanzo “L’amica geniale”.

Storia di due ragazzine e della loro amicizia nella Napoli degli anni cinquanta, in quartieri popolari di quella città.

Il romanzo segue Lila e Lenù nel corso della loro vita, da bambine a grandi, e non mancherà di appassionarvi perché parla di amicizia tra donne e di come i sentimenti buoni (ma anche quelli meno edificanti) alimentino i rapporti veri e duraturi.

Armatevi di coraggio, se decidete di iniziare. L’amica geniale, edizione completa, è composta di diverse opere. Per quasi 2000 pagine.

L’amica geniale, Elena Ferrante, Edizioni E/O

Valeria Palumbo

Le Carré e il suo passato

15 novembre 2018

John Le Carré, nato nel 1931 in una cittadina del Dorset, entra nel Foreign Office alla fine degli anni cinquanta. Quando inizia a lavorare in Germania – prima a Bonn, poi ad Amburgo – viene contattato dai servizi segreti britannici, l’MI6, e comincia a lavorare. Il suo primo romanzo si chiamava “Chiamata per il morto!” e lo scrisse quando ancora lavorava per i servizi segreti.

L’interruzione della sua carriera di agente segreto è dovuta ad un agente doppiogiochista che lavorava per il Kgb e anche questa storia è oggetto di un romanzo, uno dei più famosi di Le Carré, La talpa. Il suo ultimo romanzo risale al 2017 ed è il ventiquattresimo.

Si chiama Un passato da spia ed il protagonista è un agente noto per chi ha letto i libri dell’autore: si tratta di George Smiley, che è poi noto agli addetti ai lavori almeno quanto James Bond. In questo caso c’è anche un discepolo, che consente all’autore di ripensare al suo passato e di parlare di molti altri temi: dalla guerra fredda all’eterna lotta per il potere. Si parla di vicende del passato, quando ancora c’era Berlino Est, per riflettere sul difficile rapporto tra la giustizia, la verità e la legge.

Un passato da spia, John Le Carré Mondadori, 2017

Con la cultura si mangia

6 novembre 2018

Paola Dubini insegna management delle industrie e delle istituzioni culturali alla Università Bocconi di Milano. Conosce dunque a fondo quel settore dell’economia che si occupa di cultura e di come la cultura sia utile non solo a chi ne fruisce ma anche a chi la fa.

“Con la cultura non si mangia” è uno dei luoghi comuni più diffusi e per l’editore Laterza è appena uscito un saggio che riprende proprio quel luogo comune.

“Con la cultura non si mangia: falso” è infatti il titolo di un saggio che spiega – con le cifre e gli argomenti di una studiosa che conosce a fondo la materia – perché libri e musei, teatro e cinema, arte di tutti i tipi e patrimonio culturale di un Paese – sia importante.

A maggior ragione in un paese come l’Italia, che di tutto questo è ricchissima. Dovrebbe approfittarne per arricchirsi economicamente e dunque anche civilmente.

Con la cultura non si mangia. Falso, di Paola Dubini. Laterza, 2018

Miranda Guterres

 

A 40 anni dai manicomi

1 novembre 2018

Quaranta anni fa fu approvata la legge 180 del 1978. Si tratta della legge che portò – anche ce ci volle qualche tempo – alla chiusura dei manicomi. Cruciale per ottenere quel passo avanti nella civiltà del Paese fu l’azione di uno psichiatra, Franco Basaglia. Non a caso quella legge si chiama anche “Basaglia”.

Oreste Pivetta, un giornalista, ha scritto un libro che ricostruisce bene la vita e la vicenda personale e politica di Basaglia, compresa la fase in cui andò a dirigere due manicomi, a Gorizia ed a Trieste, scoprendo come erano quelle istituzioni, come erano le persone che vi venivano rinchiuse e segregate, quali mezzi venivano usati, quali “cure” erano messe in atto. Il libro è importante perché va oltre la figura “buona” e “umana” di Basaglia, rendendo chiara la sua esperienza e la sua battaglia, che fu soprattutto politica.

Basaglia non era solo un bravo medico ma un intellettuale che si misurava con i limiti della disciplina scientifica che aveva studiato. Anche per questo vale la pena di leggerlo.

Franco Basaglia, Il dottore dei matti, Baldini & Castoldi

Quando iniziò il silenzio

31 ottobre 2018

E’ stato definito “singolare e inquietante” il romanzo di cui parliamo oggi. E’ stato scritto dall’americano Jesse Ball, di cui proprio in questi giorni esce per l’editore NN un nuovo romanzo, “Censimento”.

Quello di cui parliamo si chiama invece “Quando iniziò il silenzio” ed è stato pubblicato da Baldini e Castoldi.

E’ la storia di un uomo, l’io narrante, che per motivi anche molto personali decide di indagare su una storia di molti anni prima. In Giappone nel 1977 sono avvenute alcune misteriose sparizioni di persone sole. A un certo punto alla polizia giapponese arriva una lettera in cui il presunto autore confessa di esser stato il responsabile. Viene arrestato ma da quel momento fino alla sua morte – condannato per impiccagione – non parlerà più, nemmeno per confermare la sua confessione, tantomeno per spiegare il senso del suo presunto crimine.

L’io narrante dunque molti anni dopo decide di capire le ragioni di questo silenzio, indagando come un detective sui suoi protagonisti. Il romanzo mette insieme diversi generi, dal documento “originale” all’intervista al dialogo serrato. L’autore, dicono quelli che hanno letto i suoi libri, è tra i migliori della nuova generazione di americani.

Quando iniziò il silenzio, Jesse Ball, Baldini & Castoldi

Miranda Guterres

Un romanzo d’amore

28 ottobre 2018

E’ una storia d’amore il romanzo più venduto in queste settimane negli Stati Uniti secondo le classifiche del New York Times e del Washington Posgt. Si chiama Every breath ed è disponibile anche in Italia, con lo stesso titolo: Ogni respiro. L’autore è un maestro del genere, si chiama Nicholas Sparks. Il libro è pubblicato da Sperling e Kupfer. La protagonista femminile si chiama Hope, quello maschile Tru.

I due di incontrano in North Carolina e ovviamente il loro passato e il loro futuro si presentano presto a imporre delle scelte. I lettori di Sparks lo amano a prescindere, quelli che lo hanno amato nei suoi primi romanzi in alcuni casi giudicano questa storia bella ma non travolgente, tutti amano la scelta dell’ambientazione, comprese alcune camminate sulla spiaggia della North Carolina.

E’ un romanzo d’amore, negli Usa forse si vende tanto anche per questo.

Ogni respiro, Sperling & Kupfer, 2018

Miranda Guterres

Mussolini e le donne

25 ottobre 2018

Gian Carlo Fusco è un autore ligure vissuto negli anni 30 e 40 e proprio quegli anni sono soprattutto il tema dei suoi libri. Fusco ha vissuto il ventennio fascista e nel dopoguerra ha fatto i più diversi mestieri, persino l’attore e il gestore di locali da ballo in Versilia. Ai molti suoi conoscenti raccontava episodi vissuti in guerra e più in generale storie quasi comiche del ventennio. I suoi racconti orali divennero racconti scritti e uscirono per settimanali importanti come Il Mondo di Mario Pannunzio.

Fusco divenne poi giornalista, stimato dai suoi colleghi dell’epoca. Morto nel 1984, di lui Camilla Cederna scrisse: «Era il tipo meno quotidiano che si potesse immaginare, tutto il contrario di quanto fosse noia, banalità, conformismo. Gran raccontatore di storie, e se erano inventate, erano inventate benissimo».

Visto che in queste settimane si parla moltissimo di M, il romanzo su Mussolini di Antonio Scurati, un romanzo importante e da leggere, noi vogliamo consigliarvi uno dei libri di Fusco, edito da Sellerio. Si chiama Mussolini e le donne ed è dedicato al “principe dei playboy di un regime di playboy”. Un racconto satirico ma anche serio, uno spaccato antropologico del duce e degli italiani. Dove si legge che il regime fu un “happening nazionale, ripetuto tutti i giorni, con escogitazioni sempre più faticose e barocche per 7.600 giorni di seguito”.

Valeria Palumbo

La fine del mondo? Non arrivata

17 ottobre 2018

Non è l’intelligenza a far progredire le nazioni. Con questa lapidaria frase la quarta di copertina presenta “La fine del mondo sembra non sia arrivata”, edito dalla piccola casa editrice Quodlibet e scritto da Patrik Ourednik. L’autore è nato a Praga ma vive a Parigi ed è un autore noto soprattutto per Europeana, uscito lo scorso anno. Il protagonista del libro si chiama Gaspar Boisvert e di mestiere fa il consigliere del “più stupido dei presidenti americani”. Il libro – come nello stille dell’autore – è un miscuglio di temi, di brevi aneddoti, di suggerimenti. In una pagina del libro si capisce che il miscuglio dei temi è garantito. Eccola

Il mio editore, dal canto suo, aveva sogghignato. La fine del mondo? Il tono della voce era complementare al suo pensiero: argomento trito e ritrito. Dall’ultima fine del mondo, non ci crede più nessuno.
– Sì, ma questa è la volta buona.
– Ah sì? Ha avuto una soffiata?
Sempre più ironico.
– In un certo senso. Ho letto dei rapporti sulla questione. Roba seria.
– Non vende più. Bisognerà integrare con qualcosa di meno banale.
– Una fine del mondo non è mai banale.
– Diciamo più allettante. Che so… un segreto di famiglia, per esempio.
– Già previsto.
– Qualcosa sulle religioni.
– Già previsto anche questo.
– Con una o due guerre sullo sfondo.
– Ce n’è a bizzeffe.
– Un dittatore. Alla gente piace.
– È umano.
– Più è sanguinario, più piace.
– Anche questo è umano.
– Prenda Hitler, per esempio. Vecchio argomento, ma vende sempre.
– Me ne rendo conto.
– Senza trascurare l’attualità, ovviamente.
– Ovviamente.
– Tipo, il passato che riemerge sotto i tristi auspici del presente.

– Non male come frase.
– Non troppo sesso. Rallenta la lettura.
– Non troppo.
– Qualche citazione biblica.
– Questo va da sé.
Il mio editore sarebbe stato un pessimo scrittore.
Tanto quanto gli altri.

La fine del mondo sembra non sia ancora arrivata, di Patrick Ourednik Quodlibet. 2018

Miranda Guterres

 

Scemo di guerra

9 ottobre 2018

Scemo di guerra, di Paolo Ganz, edito da Nuova Dimensione per la collana Scritture, è la storia dell’allievo tenente Italo Ardenghi, che va in guerra, la prima guerra mondiale, armato da un “fiero sorriso”.

Proprio la notte del suo arrivo sul fronte accade uno dei più cruenti massacri sul fronte italiano della Grande Guerra: la battaglia del Basson, combattuta nella notte di plenilunio tra il 24 e il 25 agosto 1915. Da allora Ardenghi passa di incubo in incubo, prima rinchiuso in un manicomio militare dopo aver perso la ragione durante il combattimento, poi in un rifugio segreto piedi delle Dolomiti, in vista della disfatta di Caporetto.

Lo stile di racconto dell’autore è quello di un uomo appassionato di storia orale e di viaggi. Dunque si ripercorrono anche i sentieri della grande guerra, tra Friuli e Veneto, e si incontrano persone, si raccolgono testimonianze, diari. L’autore definisce il suo lavoro un “tributo a quanti dalla guerra non sono più tornati, alle loro famiglie, al dolore delle vite e dei rapporti spezzati”.

Scemo di guerra, Nuova Dimensione, 2018 

Ps Se volete incontrare l’autore, il giovedì 25 ottobre ore 18.30 sarà alla Libreria Goldoni di Venezia

Gaetano Vannuzzi

Il dio della solitudine

2 ottobre 2018

Philip Schultz ha oltre settanta anni, è americano, ha fondato la Writers Studio School di New York, una scuola privata in cui si insegnano le tecniche di scrittura, ed è un poeta. Uno dei più importanti tra i viventi. Una delle sue raccolte di poesia si chiama Il dio della solitudine e in Italia lo ha pubblicato l’editore Donzelli, a cura di Paola Splendore. Lo scrittore Nicola Lagioia, in un lungo articolo dedicato a Schultz ed uscito su Internazionale, parla della vita di questo artista, della sua infanza povera da figlio di ebrei dell’est arrivati negli Usa durante la guerra, della sua dislessia (di cui ha scritto in un libro). Lagioia pubblica alcune delle sue poesie, come questa.

Per pagare il funerale di mio padre
mi feci prestare dei soldi da persone
cui lui già doveva soldi.
Uno lo definì una nullità.
No, dissi io, lui era un fallito.
Nessuno ricorda
il nome di una nullità, perciò
sono chiamati nullità.
I falliti non li dimentichi.

La sua poesia non è retorica né eroica, è fatta di parole comuni e di cose comuni. Lagioia scrive che è bella perché fondata sul dolore, perché solo chi ha sofferto ha una personalità. E’ un dolore non esibito, però, un dolore che ha formato l’uomo, non sappiamo se anche il poeta. Le sue poesie, dice lo stesso autore, sono “indifferenti alla sofferenza che descrivono”.

Il dio della solitudine, Phillip Schultz, 2018, Donzelli

 

Valeria Palumbo