Inquietanti peluches

8 ottobre 2019

Rassicuranti come qualsiasi peluche, ma inquietanti come i controllori di qualche romanzo distopico: si chiamano Kentuki e si pronunciano così, sono i protagonisti del romanzo di Samanta Schweblin, hanno le forme più varie – draghi o topi, corvi o civette – e pesano al massimo due chili, due chili di peluche e plastica come si legge nel romanzo. Ma il kentuki ha una telecamerina e una connessione wifi. L’aquirente deve decidere se essere un kentuki o avere un kentuki. Se spiare nella vita di un altro o essere spiato. La connessione tra i due è casuale. La storia di queste connessioni è la storia del romanzo. E’ambientato ovunque, perché da Tel Aviv posso vedere quallo che sucede in una casa di Buenos Aires. Secondo gli estimatori la scrittura di Samanta Schweblin, che è argentina, giovanissima e già pluripremiata, è una scrittura che può far male per quanto è bella.
Qui – dal suo profilo Twitter – i suoi prossimi appuntamenti.

Samanta Schweblin, Kentuki, Sur Editore

Il castello di Ipanema

16 settembre 2019

Con la piccola storia di una famiglia – non importa se inventata o reale – si può raccontare la storia di un Paese, o almeno qualche decennio della storia di un Paese.

Il Brasile e in particolare la Rio De Janeiro del 1900 ha conosciuto l’immigrazione dall’Europa, la musica e l’esplosione della Bossa Nova, la dittatura e la repressione militare, la sessualità libera e l’Aids.

Per raccontare tutto questo c’è un libro che racconta la storia di una famiglia, che ha origine alla fine del 1800, è svedese, e finisce a vivere e anche a morire in Brasile. E’ attraverso di loro che Martha Batalha racconta la storia di questo Paese, che alla fine del 1900 diventerà una delle economie più vivaci e sviluppate del pianeta.

Per la cronaca, la famiglia svedese si chiama Jansson, il titolo del romanzo è Il castello di Ipanema, in Italia è pubblicato da Feltrinelli.

Impossibile, di Erri De Luca

6 settembre 2019

Non è un romanzo poliziesco e l’autore ci tiene a sottolinearlo, in modo esplicito. L’autore è Erri De Luca e il romanzo si chiama Impossibile.

Dice De Luca che il romanzo poliziesco è un “congegno” mentre la sua è una storia senza trama, basata su un confronto tra due personaggi, due generazioni, due modi di vedere il mondo.

Il pretesto però è poliziesco e la speranza del lettore è capire dove sia la verità. Il romanzo comincia con due ex amici, ex compagni di lotta, che si incontrano su un sentiero. Dove? In montagna, naturalmente, visto l’autore. Uno dei due cade e muore, l’altro racconta al giovane magistrato che lo interroga.

Si parla di ideali, di tradimenti, delle grandi narrazioni del 1900. De Luca ha presentato il libro al festival della letteratura in corso a Mantova. E’ in libreria da due giorni.

Erri De Luca, Impossibile, Feltrinelli

Il Milan di Sacchi

26 agosto 2019

Secondo 120 tifosi “vip” del Milan, il miglior allenatore della storia della squadra rossonera è Arrigo Sacchi. Hanno votato per lui giornalisti come Andrea Scanzi, Andrea Vianello, Carlo Pellegatti, mentre altri giornalisti, come Piero Sansonetti, hanno preferito Rocco, e altri ancora Niels Liedholm.

Al secondo posto si è classificato l’attuale mister del Napoli Ancelotti, che giocò nel Milan di Sacchi.

Il risultato della votazione è anche un buon traino proprio per Sacchi e per il libro che firma per l’editore Baldini e Castoldi, da qualche giorno in libreria.

Si chiama “La coppa degli immortali” , la storia di quella squadra che – con coraggio – i vertici del Milan decisero di affidare ad un allenatore poco noto e anche estraneo al mondo calcistico: non un ex giocatore, con origini “povere” perdipiù. Non sono solo i risultati che fece quella squadra – vincere per due volte consecutive la coppa dei campioni, per esempio – ma il modo rivoluzionario con cui giocava.

“Il calcio è saper fare tutto”, è quel che ha sempre pensato Sacchi, e che racconta al giornalista Luigi Garlando, che ha scritto il libro con lui.

La coppa degli immortali, Baldini & Castoldi, 2019

La Nazione delle Piante

24 agosto 2019

Otto soli articoli, come i principi su cui si regge la vita in tutte le sue forme: questa è “La Nazione delle Piante”, libro scritto dal neurobiologo vegetale Stefano Mancuso, che si accompagna alle piante da tempo e da tempo ci accompagna a conoscere meglio questo mondo, dagli animali – e in particolare dagli uomini – giudicato “incompiuto”, perché le piante, pensa ciascuno di noi, sono abbastanza vicine ad esseri inorganici.

Ma sono organici e – spiega Mancuso – fanno anche cose che noi non penseremmo mai. Per esempio si muovono, sopravvivono, viaggiano (attraverso i semi).

Mancuso non sostiene che abbiano una vera coscienza, ovviamente. Ma spiega come l’evoluzione riguardi anche loro, e anche loro devono adattarsi all’ambiente, e anche nel loro caso sopravvivono i più adatti.

Mancuso immagina anche che le piante costituiscano comunità: si pensi ad un bosco, dice, e alle connessioni tra radici che si possono trovare. Cos’è questa se non una comunità?

La Nazione delle Piante, Stefano Mancuso, Laterza

Chi è Snowden

9 agosto 2019

Non è un personaggio sconosciuto: di Snowden si è parlato abbastanza, ex agente Cia ed NSA, che poi rivelò al mondo come ci fosse un sistema di intercettazione di massa. Scappò in Russia, fu protagonista di film, uno per la regia di Oliver Stone. Quella che uscirà in contemporanea in tutto il mondo il 17 settembre è la sua autobiografia. Una “incredibile storia americana”, come ha detto l’editore Usa che l’ha pubblicata. Anche per questo libro è già pronta la versione cinematografica.

Per sapere qualcosa di più di Snowden forse è utile leggere – per chi legge l’inglese – anche un libro non simpatetico con il personaggio. Si chiama How America lost its secrets, è stato scritto da Edward Jay Epstein e racconta la storia di un mentitore, che ha consapevolmente portato a Mosca decine di migliaia di documenti riservati. Un libro che secondo chi lo ha letto lascerà molti dubbi su tutta la storia ma toglierà un po’ il velo dell’eroe altruista che spesso si usa quando si parla di Snowden.

La sentinella delle Dolomiti

13 luglio 2019

Carlo Budel ha lasciato il suo lavoro a 42 anni, insofferente alla routine quotidiana, anche se non è che abbia passato la prima parte della sua vita nel caos e nel traffico, essendo vissuto tra il Trentino e il bellunese. Ma non ce la faceva più ed ha deciso di andare a vivere a più di 3000 metri, a san Greorio delle Alpi, nella casa che fu dei nonni materni. Oggi gestisce la Capanna Punta Penìa, il rifugio più alto della Marmolada, ed ha scritto un libro. Perché – scrive – “è la montagna che mi ha insegnato a superare le prove più difficili. La montagna ti insegna a fare le cose una alla volta, un passo alla volta, con il tuo ritmo e le tue forze, appoggiando saldamente un piede dopo l’altro, per non scivolare e avanzare diritto”.

Budel ha vissuto oltre 100 giorni da solo, in montagna, nel punto più alto di quel monte, la Marmolada, regina delle Dolomiti . Tutto, a 3.343 metri d’altezza, acquista un sapore estremo, dall’esplosione di colore dell’alba, alla terribile forza dei temporali e del vento. Stando sospesi tra terra e cielo, in certi momenti sembra di toccare con mano il confine tra la vita e la morte. Straordinaria la foto di copertina del libro

Carlo Budel, La sentinella delle Dolomiti, Ediciclo editore

The Overstory, Il sussurro del mondo, di Richard Powers

“E ce ne stiamo in piedi, noi tre, in questa fredda stanza di pietra, e cantiamo”…
E’ un pezzo di una Goccia da un libro di Richiard Powers, che noi conoscevamo diversi anni fa, non per vantarci. Ora Powers si può anche fregiare del titolo “Premio Pulitzer 2019” per la sua ultima fatica, pubblicata in Italia da La Nave di Teseo.

Si chiama Il sussurro del mondo. Titolo originale: The Overstory.

Il romanzo è un atto di amore per la natura, e in particolare per gli alberi. Nella premiazione del Pulitzer si fa riferimento alla struttura “ramificata” del romanzo, originale anche per questo, ricco di personaggi tutti in qualche modo legati agli alberi, come i titoli dei capitoli, come la struttura temporale delle storie, per cerchi concentrici ha detto qualcuno, dal passato al presente al futuro da immaginare, intelligenza artificiale compresa.

Il libro è impegnativo – oltre 600 pagine – ma le storie che si intrecciano, e che poi confluiscono in un luogo e attorno ad un albero preciso, forse potrebbero anche reggere da sole.

O forse il libro è fatto di due libri in uno, come notano i recensori su Goodreads, dove potete trovare migliaia di recensioni di lettori.

In ogni caso, diverso da come è, non sarebbe il grande romanzo che è.

Il sussurro del mondo, Richard Powers, La Nave di Teseo

Il viaggio dell’Olandese volante

17 giugno 2019

Federico l’Olandese volante è una celebrità nel mondo dei personaggi radiofonici e dei disc jockey. Molto popolare in Italia da almeno 30 anni, è stato autore di numerosi programmi radiofonici ed è stato una delle voci fisse, per molti anni, di Rtl 102.5. E’ un olandese, per questo si è sempre fatto chiamare così. Il suo vero nome è Federico Van Stegeren. Da qualche anno si è ritirato a vivere in Puglia e – oltre a continuare a fare il conduttore radiofonico – ha cominciato a scrivere libri, parlando di cose che conosce.

Una delle cose che conosce è la musica, e di questo ha parlato nei suoi primi libri. Al terzo tentativo però ha deciso di scrivere un vero romanzo. Si chiama Il cartello olandese e parla di fatti veri con nomi diversi da quelli reali. La cosa da cui partire è che per anni milioni di giovani europei sono andati in Olanda come nel paradiso delle droghe leggere libere. La domanda cui tenta di rispondere Van Stegeren è da dove venga tutta la marijuana, da dove venga tutto l’hashish che ogni anno si vende in Olanda. Arriverà da posti in cui coltivarla e venderla è vietatissimo, attraverso canali anche non perfettamente legali, è la risposta. Il libro non è un saggio ma un romanzo, che racconta anche il clima di qualche decennio fa, con le sue utopie e i suoi sogni di sballo, con i suoi giovani.

Van Stegeren per esempio conosce benissimo l’uomo che ha deciso, nel 1974, di aprire il primo coffee shop di Amsterdam, quel negozio che oggi è diventato un marchio, The Bulldog. Il bulldog era il cane del fondatore.

Federico Van Stegeren, Il cartello olandese, Mondadori

Soldati neri in trincea

5 giugno 2019

Lettere dal fronte ne avrete lette tante, è una tradizione consolidata, nella letteratura italiana. Quelle di cui parliamo oggi però sono diverse, in qualche modo, perché non testimoniano solo l’orrore della guerra e la tragedia di tante storie individuali. Parlano anche di popoli, una categoria molto abusata negli ultimi tempi, di popolazioni intere si sono combattute dentro le trincee, durante la Prima guerra mondiale, scritte da persone che magari erano già morte quando la lettera arrivava a destinazione.

Ma qual è la novità rispetto alle altre?

Che i combattenti erano anche neri, perché durante la prima guerra mondiale soldati francesi erano anche i senegalesi. E il protagonista di Fratelli d’anima è uno di loro, uno che perde il senno in guerra. Uno dei 300 mila fucilieri dell’Africa del nord e dell’Africa sub-sahariana. Il libro è il suo monologo, in gran parte, negli orrori della guerra di trincea, dove i compagni feriti e urlanti ti chiedono di avere il colpo di grazia e tu non riesci a fare quello che sarebbe umano fare (“Ah Mademba quanto mi è dispiaciuto di non averti ucciso la mattina della battaglia…”) e dove tu diventi un assassino, tanto crudele che ti rimandano a casa, ma anche quella casa non è casa tua.

Fratelli d’anima, David Diop, Neri Pozza