La sera a Roma, un romanzo di Vanzina (Enrico)

11 luglio 2018

La sera a Roma è il titolo dell’ultimo romanzo di Enrico Vanzina. Enrico è il fratello di Carlo, il regista morto pochi giorni fa a Roma. E’ stato inoltre molto spesso
il co-sceneggiatore delle commedie di Carlo. Ma Enrico è anche uno scrittore di romanzi, spesso ambientati a Roma, una Roma che lui come il fratello conosce come le
sue tasche. I suoi libri sono dunque anche una piccola guida alla città, ad alcuni quartieri della città.

La Roma del romanzo è quella decadente ed elegante e i
protagonisti del romanzo hanno a che fare direttamente con il cinema o il giornalismo o comunque gli ambienti “intellettuali” della città. Al protagonista della
storia, che è uno sceneggiatore, viene chiesto di incontrare un giovane attore che vuole entrare nel mondo del cinema. A presentarglielo un uomo della finanza.

Il libro è un giallo e ovviamente succede quasi subito un fatto da romanzo giallo: il giovane attore muore, ucciso da un colpo di pistola. Lo sguardo dei Vanzina sui fatti della vita, al contrario della immagine ridanciana che si ha delle loro commedie, è spesso malinconico e rassegnato, come accade in una certa Roma. Anche in questo giallo, dunque, le considerazioni caustiche si alternano a quelle malinconiche. Ma il romanzo è pur sempre un giallo, e la lingua dell’autore insieme all’intreccio sagace ne fanno un ottimo romanzo per l’estate. Per ricordare, con Enrico, anche Carlo Vanzina.

La sera a Roma, Enrico Vanzina, Mondadori, 2018

Miranda Guterres

I pensieri oziosi di Jerome K. Jerome

10 luglio 2018

Dicono che è un libro perfetto da leggere in vacanza: si chiama “Pensieri oziosi di un ozioso per una vacanza oziosa” e l’autore è Jerome K. Jerome. Non sapete chi sia? Allora non avete idea di cosa sia l’umorismo. Jerome K Jerome , che prima di essere scrittore fu impiegato delle ferrovie, insegnante e anche giornalista, è l’autore di Tre uomini in barca, pubblicato alla fine del 1800 e ancora oggi famosissimo e divertentissimo.

Questo libro, pubblicato da Elliot,  è invece una raccolta di brevi saggi e secondo le riviste di libri – come Wuz – è bellissimo anche per la copertina

Pensieri oziosi, jerome k jerome

 

I quattordici capitoli – dedicati a temi quotidiani come “la bolletta” o anche a temi filosofici (“come uscire dal mondo), all’amore o alla pigrizia, al tempo nel senso del meteo o alla vanità – hanno in comune l’amica di ozio per eccellenza, per un ozioso di fine ottocento: la pipa.

Il libro è anche un elogio del carattere dell’ozioso, che non è un pigro e neppure un perditempo. Ma non è solo una raccolta di pensieri buffi, di frasi da sfoderare per fare bella figura in società.

Come in ogni umorista c’è la serietà di fondo e anche – in alcuni passaggi – un po’ di malinconia, che vuol dire intelligenza.

Pensieri oziosi di un ozioso per una vacanza oziosa, Jerome K. Jerome, Elliot, 2018

Gaetano Vannuzzi

Un autore africano

4 luglio 2018

Il libro di oggi è opera di un autore ivoriano morto alcuni anni fa. Si chiama Ahmadou Kouruma, è nato nella Costa d’Avorio ed è uno dei più importanti autori africani. Il quotidiano britannico The Independent lo ha definito il Voltaire africano e in Francia è autore molto famoso e molto venduto. Tra il 1968 e il 2000 ha pubblicato quattro romanzi. Nella sua giovinezza ha servito con l’esercito francese in Indocina, quando il suo Paese era ancora una colonia. Ha studiato in Francia, è tornato nel suo Paese, è dovuto andarsene in esilio prima in Camerun e poi in Togo per sfuggire dalle violenze e dalla dittatura del suo Paese, per decenni in crisi politica e militare.

La casa editrice E/O ha pubblicato due suoi romanzi: Aspettando il voto delle bestie selvagge e Allah non è mica obbligato. Il primo è una storia romanzata che si adatta a molti Paesi del continente africano, con i suoi dittatori, i suoi eccessi, i suoi orrori. Allah non è mica obbligato parla sempre dell’Africa, ma con gli occhi di un bambino. Un bambino che ha dovuto fare il soldato. Da leggere.

Allah non è mica obbligato, Ahmadou Kouruma, E/O, 2012

Gaetano Vannuzzi

Asymmetry

28 giugno 2018

Da mesi se ne parla nel mondo anglosassone e il Washington Post lo ha inserito tra i libri da leggere questa estate. Il romanzo si chiama Asymmetry ed è scritto da Liza Halliday, al suo romanzo d’esordio. Il motivo per cui se ne parla è perché il libro, secondo tutti quelli che lo hanno letto, parla di Philip Roth, del Roth privato. Un Roth che forse non interessa ai lettori di Roth ma che sicuramente ha dato notorietà alla Halliday. Che ha avuto una relazione con l’autore, avendo qualche decina d’anni meno di lui.

La prima asimmetria del romanzo dunque è certamente questa. Il romanzo però ha avuto recensioni molto positive, apprezzamenti dalla critica e dal pubblico, ed è prossimo ad uscire anche in Italia. E’ un romanzo più complesso del semplice racconto di questa relazione (non esplicita ma abbastanza chiara da risultare QUELLA relazione. Al personaggio per esempio è negato il Nobel) anche perché è diviso in due parti che spiazzano il lettore alla ricerca di dettagli pruriginosi. La seconda infatti non c’entra niente con la prima, parla di un giovane iracheno e della tragedia del suo popolo. Le asimmetrie dunque sono diverse.

La parte su Roth è bella non solo per il lato di seduttore che il lettore conosce o immagina ma anche per la sua personalità e il suo umorismo così importante anche nei suoi romanzi. Il libro è certamente colto e interessante, secondo i lettori. In attesa che esca in Italia, se volete, leggete cosa ne ha scritto Rivista Studio.

Letizia Sandri

Io, avvocato di strada

27 giugno 2018

“La nostra professione è la più misericordiosa: difendiamo tutti, non giudichiamo nessuno”. Sono parole che si leggono su “Io, avvocato di strada”, di Massimiliano Arena.

Arena è nato in Puglia, ha studiato giurisprudenza più che altro per ragioni familiari e oggi è un avvocato divorzista. E’ il suo percorso ad essere originale: prima di iniziare a fare l’avvocato ha fatto il volontario in giro per il mondo, prima in Umbria durante il terremoto del 1997, poi in Sud America e in Africa.

Nel 2005 Arena ha dato vita in Italia ad una associazione che assiste senza casa, immigrati, prostitute, persone in difficoltà. La sua assistenza è giudiziaria, attraverso uno sportello situato nella stazione di Foggia, la sua città. Aiuta chi non ha diritti ad avere diritti.

Questo libro è in parte il racconto di alcune delle storie incontrate, in parte una riflessione sulla professione di avvocato, in parte un saggio sulla importanza dell’istruzione e dell’integrazione, anche dei migranti, tra i soggetti deboli incrociati nel corso della esperienza dello sportello a Foggia.

Il libro è tra i più venduti nella libreria Ubik di Foggia, magari con il vostro aiuto potrà cominciare a vendere anche nelle altre città italiane.

Io, avvocato di strada, Massimiliano Arena, Baldini e Castoldi, 2018

Gaetano Vannuzzi

Il bosco degli urogalli, di Mario Rigoni Stern

20 giugno 2018

Nel 1951 Elio Vittorini ed Italo Calvino danno il via libera alla pubblicazione del romanzo Il sergente nella neve, scritto da un alpinista e impiegato dello Stato che si chiamava Mario Rigoni Stern. Giulio Einaudi si raccomandò ai suoi due “editor”, come si chiamerebbero ora, di fare le correzioni del caso allo stile e di trovare un buon titolo.

A scegliere  “Il sergente nella neve” fu Vittorini, entusiasta del libro perché lo riteneva “la cosa più viva letta sulla guerra”. Il libro andò benissimo, tanto da essere tradotto qualche anno dopo anche nel Regno Unito, Paese che molto raramente accoglie scrittori di altre lingue. Una lettera del 1953 di Italo Calvino a Rigoni Stern è emblematica dello stile di Rigoni:

Caro Rigoni Stern, abbiamo la Sua lettera del 22 giugno, che ci ha riempito di rimorso perché non l’abbiamo tenuta al corrente della grande fortuna del suo libro. Di fatto siamo abituati a trattare con autori molto vanesii, abbonati all’Eco della Stampa e che non perdono una sillaba di quanto si dice e si scrive di loro in tutta Italia, e abituati a molestare critici e recensori per far parlare di loro; e il Suo caso, di Lei così modesto e appartato che ottiene tanto spontaneo successo è davvero un caso nuovo e confortante. Ma come? Lei non sa d’essere lo scrittore del giorno? L’uomo più discusso, esaltato, celebrato su tutti i giornali italiani?

Probabilmente non lo sapeva e non gli interessava granché.

Ne parliamo perché da poco Einaudi ha deciso, meritoriamente, la ristampa di un altro libro di Rigoni Stern che piacque molto a Calvino. Venne pubblicato all’inizio degli anni 60, il titolo piaceva molto a entrambi.

Si tratta di una raccolta di racconti in cui la natura, la miseria, la montagna e i boschi e le persone, tutto è personaggio. Paolo Cognetti lo presenta come “il più grande scrittore di montagna”, e forse la definizione è riduttiva.

Mario Rigoni Stern, Il bosco degli urogalli, Einaudi, pagine 200, 2018 

Miranda Guterres

Resto qui, di Marco Balzano

19 giugno 2018

Uno dei libri candidati a vincere il premio strega, insieme a La ragazza con la Leica, di cui parlammo tempo fa su questo sito, è firmato da Marco Balzano e si intitola Resto qui. E’ quel che dice la protagonista del romanzo, Trina, una maestra che non lascia il paese del Tirolo in cui abita, quando il fascismo è appena arrivato, con la sua ossessione per l’italiano e gli italiani. Chi abitava da quelle parti era comunque sbagliato. Troppo tedesco per Mussolini, troppo italiano per Hitler.

In un posto come quello non si stava comodi.

Quando arriva la guerra sì, decide di andarsene per seguire il marito Erich, disertore. E per fuggire il fascismo ancora più incattivito. E poi c’è il dopoguerra, in una terra non particolarmente amichevole, con una natura intorno non particolarmente amichevole.

Trina ha una figlia scomparsa e si rivolge a lei fin dalle prime pagine del libro. A lei dà la parola l’autore. Il libro ha in copertina una foto particolarmente significativa: un campanile quasi completamente sommerso dall’acqua. E’ un luogo reale, un paese che è diventato lago dopo una terribile inondazione. L’autore l’ha visto anni fa e lo ha messo nel romanzo. Ma il romanzo non parla solo di quel campanile.

Parla di chi decide di resistere anche se tutti gli altri non lo fanno, di puntare i piedi, e di continuare a rivolgersi, con la sua scrittura esatta da maestra, alla figlia che è scomparsa.

Marco Balzano, Resto qui, Einaudi

Gaetano Vannuzzi

La nave dei dannati

14 giugno 2018

La St Louis era un transatlantico di lusso, non una carretta del mare. Nel maggio del 1939 la nave St. Louis salpò dal porto di Amburgo, in Germania, per dirigersi verso l’Avana. Era carica di poco meno di mille passeggeri, tutti ebrei, in fuga dall’Europa e in particolare dala Germania nazista.

Cuba era il punto di ingresso per gli Stati Uniti. Si pagava un visto di circa 300 dollari di allora, si arrivava all’Avana e ci si dirigeva poi verso gli Stati Uniti. Ma al porto di Avana lo sbarco dei passeggeri non fu consentito. Le autorità locali chiedevano un ulteriore pagamento di altri 500 dollari. Quelli che li avevano pagarono e scesero, gli altri restarono sulla nave.

Il comandante, il tedesco Gustav Schröder, fece rotta verso gli Stati Uniti sperando che in Florida lasciassero entrare gli esuli ebrei. Ma non riuscì. Allora decise di tornare indietro, pensando: un Paese europeo che accolga questi esuli ci sarà. Schroder non voleva riportarli in Germania perché sapeva già quale sarebbe stato il loro destino.

Li aveva rifiutati Roosevelt, li aveva rifiutati il Canada, li avevano rifiutati tutti i Paesi dell’America Latina. A Berlino intanto i nazisti esultavano: Goebbels per esempio, che esclamava soffisfatto: «Nessuno li vuole!». Come finirà?

Il libro di cui parliamo oggi parla di questo. Ristampato da Neri Pozza nel 2015, scritto da Gilbert Sinoué, è rigorosamente basato su documenti di archivio e su testimonianze dei sopravvisuti. Si chiama Una nave per l’inferno.

Una nave per l’inferno, Gilbert Sinoué, Neri Pozza, 2015

Miranda Guterres

 

Kiss me first, cupo e inquietante

13 giugno 2018

Cupo, spiazzante, inquietante”: tre aggettivi definiscono una serie tv in prossima uscita, dal 29 giugno, su Netflix, una delle piattaforme che trasmettono via internet film e serie televisive.

Come altre, Netflix non si limita a trasmettere cose fatte da altri ma ha iniziato da qualche tempo a produrre, investendo risorse in progetti televisivi che spesso hanno il pregio di essere più ricercati perché destinati ad un pubblico meno eterogeneo di quello della cosiddetta televisione generalista.

La serie tv – realizzata nel Regno Unito e di prossima uscita si chiama Kiss me first. La protagonista è una ragazza introversa e solitaria che passa il tempo su internet, specie su giochi di realtà virtuale, e che fa amicizia con una coetanea molto diversa da lei. Le due si chiamano rispettivamente Tess e Leila e la serie, secondo le definizioni ufficiali, ha le caratteristiche del “teen drama“, in cui si parla di amicizia ma anche di segreti e misteri. E’ a metà tra il fantasy e il crime.

La storia è tratta da un romanzo con lo stesso titolo. Non sapremmo se consigliarvi di leggerlo prima o dopo aver visto la serie tv. Spesso le storie tratte da opere letterarie tradiscono le intenzioni dell’autore, qualche volta sono anche migliori. In ogni caso l’autrice del romanzo si chiama Lottie Moggach, una giornalista che ha lavorato per diversi giornali britannici tra i quali il Financial Timesl. Vive a Londra e Kiss me first è il suo primo romanzo. I commenti dei lettori sul portale Goodreads sottolineano soprattutto il fatto che i personaggi, specialmente quello di Leila, non sono simpatici, non sono gradevoli, non inducono all’immedesimazione che nei romanzi si dovrebbe trovare. Ma, forse proprio per questo, il romanzo piace a chi lo ha letto. Una lettura sotto l’ombrellone al posto del classico giallo.

Kiss me first, Lottie Moggach, Editrice Nord, 2018

Gaetano Vannuzzi

Eleanor Oliphant is completely fine

12 giugno 2018

Eleanor Oliphant sta benissimo è un romanzo-caso editoriale: scritto da una autrice scozzese, Gail Honeyman, è in testa alle classifiche da mesi. Nel Regno Unito, dove è uscito un gennaio, continua ad essere uno dei libri più venduti: ha venduto più di qualsiasi altro romanzo d’esordio nella storia letteraria britannica. Nel frattempo è stato tradotto in 35 Paesi. Italia compresa. Il libro sta per diventare un film e forse vale la pena di leggerlo prima che esca. Ecco l’incipit:

“Quando qualcuno – tassisti, igienisti dentali – mi chiede che cosa faccio, io rispondo che lavoro in un ufficio. In quasi nove anni nessuno mi ha mai chiesto che tipo di ufficio si tratta o che genere di lavoro svolgo. Non so decidermi se è perchè corrispondo perfettamente alla loro idea di come dev’essere una che lavora in un ufficio oppure se è perchè la gente sente la frase lavoro in un ufficio e automaticamente completa gli spazi bianchi: una tizia che fa le fotocopie, un tipo che digita su una tastiera. Non mi lamento. Sono contenta di non dovermi addentrare nei dettagli tortuosi e affascinanti delle note di credito. Quando ho cominciato a lavorare qui e tutti mi facevano quella domanda, io rispondevo che lavorare per un’agenzia di graphic design, ma a quel punto i miei interlocutori supponevano che fossi un tipo creativo. Mi ero stufata di vedere le loro facce diventare inespressive quando spiegavo che mi occupavo del back office e non usavo le penne con la punta fine né i software fichi”.

Eleanor vive una vita ordinata, fa sempre le stesse cose, compresa la vodka che beve nel fine settimana. Poi però arriva l’imprevisto, una cosa non prevista nella sua vita ordinata. Un semplice gesto gentile. E le cose cambiano. Come potete immaginare il tono del romanzo è sempre tra la risata e la tristezza e il personaggio procura immediata l’immedesimazione del lettore.

E’ un personaggio che “resta attaccato alla nostra pelle”, come ha scritto Gaia Manzini su La Repubblica

Eleaonor Oliphant sta benissimo, Gail Honeyman, Garzanti, 2018

Miranda Guterres