Destinati al sacrificio

Ogni figura dei bassorilievi appariva legata a quei riti sanguinosi… Anche dove sono rappresentate figure che corrono o lottano o giocano a palla non si tratta di pacifiche gare d’atleti ma di prigionieri di guerra obbligati a gareggiare per decidere a chi di loro tocca per primo salire sull’altare.

“Chi perdeva era destinato al sacrificio?”, domando.

“No, chi vinceva!”, e il viso d’Alonso s’illumina. “Avere il petto squarciato dal coltello  d’ossidiana era  un  onore!”,  e  in  un crescendo  di  patriottismo ancestrale,  come ha vantato l’eccellenza del  sapere scientifico degli  antichi popoli,  così ora  il  buon  discendente  degli  Olmechi  si sentiva  in  dovere di esaltare l’offerta al sole di un cuore umano palpitante, perché l’aurora torni a illuminare il mondo ogni mattino.  

(Italo Calvino, “Sotto il sole giaguaro”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Eccoti la tua religione

I druidi cominciarono a cantare…

– Voglio rimanere – dichiarò Duefiori. – Penso che cerimonie come questa si rifanno a una semplicità primitiva che…

– Già, già – disse Scuotivento. – Ma, se proprio vuoi saperlo, quelli stanno per sacrificarla.

L’amico lo guardò esterrefatto.

– Cosa? La uccideranno?

– Sì.

– Perché?

– Non chiederlo a me. Per far crescere le messi o far sorgere la luna o altro.O forse, più semplicemente, gli piace ammazzare le persone. Eccoti  la tua religione.  

(Terry Pratchett, “La luce fantastica”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Batteri

Un esercito di batteri si sta rivelando prezioso per la conservazione del nostro patrimonio culturale. L’Agenzia per le nuove tecnologie (enea.it) ha già iniziato a sfruttarne le potenzialità per restaurare i beni artistici degradati dal tempo: grazie a loro, sono state restituite agli antichi splendori alcune parti delle tombe etrusche di Tarquinia, le statue di marmo esposte alla Galleria di arte moderna di Roma e i dipinti murali delle logge della Casina Farnese, sul colle Palatino… Inoltre, sono innocui per l’uomo: garantiscono, quindi, una maggiore sicurezza per gli operatori, al contrario di molte delle sostanze che servono in genere per il recupero dei beni artistici.

   (Margherita Fronte su Io Donna del Corriere della Sera del 7/6/2014)

*   *   *   *   *

La mutazione politica e antropologica del Pd, ovvero il suo successo politico (quello del 40% per dirla alla Renzi) sta a testimoniare, per usare la metafora darwiniana, che il nuovo Pd, ovvero il PD-R, è certamente più adatto a sopravvivere nel nuovo mutato ordine della geopolitica italiana ed europea (inutile negare il suo successo elettorale) e tuttavia, questa sua adattabilità non è certo prova della sua bontà o lucidità politica come superficiali osservatori dichiarano. Direbbe Darwin: è solo il più adatto. Scambiare il migliore con il più adatto è un vecchio cascame dell’interpretazione della teoria di Darwin. Per confutarla Gould affermava: sapete qual è la specie più adatta che abita il pianeta? Sono i batteri… I quali, notoriamente, non sono né simpatici né intelligenti. Sono semplicemente i più adatti.

   (Enzo Scandurra sul Manifesto del 14/10/2014)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Quando servono le parole

-Ah, menomale. Nevicava, stanotte.

-Sì, però ora ha smesso.  

Sembrava una telefonata dopo una serata a teatro… Ma dove erano finite tutte le altre parole, l’intero vocabolario della lingua italiana in due volumi? Una specie di orribile selezione naturale sembrava far sopravvivere soltanto quelle banalità, indistruttibili come i topi e gli scarafaggi… Morivi di fame nel deserto, ti frugavi disperata in tasca, e non venivano fuori che briciole di tabacco, pallottoline di carta, la metà di un bottone. Ecco cos’erano le parole quando sarebbero servite davvero.

(Carlo Fruttero e Franco Lucentini, “A che punto è la notte”) 

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Matrimonio

– E poi?–

E poi… ci compriamo un cane.

–E poi?

– E poi… poi ci sposiamo. Avremo dei bambini, una casa…

– E poi?

– E poi, ci saranno dei problemi!  

 

(Dal film “Ida”, di Pawel Pawlikowski) 

 

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Un mezzo sorriso

“La signorina è andata a Tequesquitengo, a sciare. E’ partita un mese fa, ma ha lasciato questo per lei.  Lei  è Héctor, no? Sì,  certo, adesso la ricordo, signor Héctor…”

La  frase  era  laconica:  “Siamo  pari,  quando  si  cerca  qualcuno  è  proprio  il momento in cui non lo si trova. Me l’hai insegnato tu, amico! Io”.

Usando  la  stessa  carta,  scrisse  sul  retro  del  foglio  una  risposta  altrettanto lapidaria: “Non pensare che sia venuto a cercarti. Io”.

Lo mise nella busta e lo consegnò alla portinaia, che lo scrutava immaginandola sua delusione.Ma non era delusione,  era  solitudine,  nuda e cruda.  E  gli  sfuggì  un  mezzo sorriso perché era così che andavano le cose. A volte si ha una spalla su cui piangere, e a volte no.  

(Paco Ignacio Taibo II, “Qualche nuvola”)

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Una di loro

Ed ecco che ancora una volta toccava alla classe operaia correre in soccorso del suo giornale. Il giornale era la vacca del povero: se la macellava o la lasciava morire, moriva la famiglia. Fu durante questo discorso che mi risvegliai.

E quando vidi quella gente povera e stanca, tanto stanca e povera quanto la mia gente su nella valle, mettersi una mano in tasca in cerca del portafogli e aprirlo con quelle mani stanche che d’un tratto mi parve di poter baciare piangendo, ed estrarne il famoso soldo della vedova, alcuni vuotare il portafogli sul tavolo, e quelli che non avevano il portafogli scribacchiare il proprio nome in una lista, sentii che ero una di loro, che sarei sempre stata dalla loro parte, per noiose che fossero le questioni di cui parlavano… così anch’io scribacchiai il mio nome sulla lista, impegnandomi a versare dieci corone al mese sul fondo di un giornale che non avevo mai visto.

…Ed ecco che ero stata a una riunione di cellula.

(Halldór Laxness, “La base atomica”) 

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Demostene

Ad Atene, un importante uomo politico dall’appassionata oratoria si trova a combattere contro la penetrazione di un governante straniero che, con il pretesto di un’unificazione forzata, cerca di conquistare il potere in città accattivandosi le simpatie delle oligarchie locali, le quali sperano – attuando il suo programma – di poter mantenere i propri privilegi…

Quell’uomo politico propone di modificare il regime delle contribuzioni in modo da renderle davvero proporzionali alla ricchezza, e di rafforzare i controlli pubblici…

Quell’uomo politico s’indigna se vede le dimore dei potenti curatissime e sfarzose feste private e, d’altra parte, gli spazi comuni – le strade, le piazze – in piena decadenza, i luoghi pubblici negletti o addirittura svenduti…

Quell’uomo, naturalmente, è Demostene, e siamo nel IV secolo a.C.

(Filippomaria Pontani sull’inserto “Sbilanciamoci” del Manifesto, 23/1/2015)

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