25 aprile bene comune

Roma ha un lago, l’acqua è di tutti.

Dietro quel muro il parco e il lago dell’ex Snia che cittadini e comitati rivendicano per uso pubblico.

Avete capito bene: il lago. Per chi ancora non lo sapesse, a Roma negli anni Novanta è emerso un lago stretto tra la via Prenestina, via di Portonaccio e la massicciata della ferrovia. E’ rimasto nascosto dall’archeologia industriale dell’ex Snia Viscosa… uno specchio di quasi 10 mila metri quadrati dove vivono cigni e germani reali, nuotano pesci e volano libellule, incorniciato da una vegetazione rigogliosa e selvaggia.

Il 25 aprile, celebrato con una grande festa di piazza, è diventato l’occasione di un corteo di 3 mila persone. Raggiungono il lago, chiedono di farne un bene comune. Il “lago che combatte” è diventato la nuova battaglia da vincere: bisogna strappare un’oasi naturale nata fortunosamente al cemento e alla speculazione.

(Valerio Renzi sul Manifesto del 7/8/2014)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Paese natale

Non ricordo più in quale libro avevo trovato l’espressione “paese natale”. Quelle due parole dovevano richiamare qualcosa che mi toccava molto da vicino o, ancor meglio, risvegliavano in me come un ricordo. Malgrado tutto, avevo conosciuto anch’io, nell’infanzia, una stazione di campagna dove ero arrivata da Parigi con un cartello legato al collo su cui stava scritto il mio nome.

Non appena ho visto il caseggiato in fondo alla via il sogno è svanito. Non c’era nessun paese natale, ma soltanto una periferia dove nessuno mi aspettava.

(Patrick Modiano, “Bijou”) 

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Mercato

Ma il vero autore del panico planetario si chiama Mercato. Questo signore non ha niente a che spartire con la vecchia cara zona del quartiere dove si va a comprare la frutta e la verdura. E’ un potentissimo terrorista senza volto, che si trova ovunque, come Dio, e che, come Dio, crede di essere eterno. I suoi numerosi interpreti annunciano: “Il Mercato è nervoso”, e intimano: “Non bisogna irritare il Mercato”.

La sua lunghissima fedina penale lo rende temibile. Non ha fatto altro che rubare cibo, ammazzare posti di lavoro, sequestrare interi Paesi e fabbricare guerre.

(Eduardo Galeano sul Manifesto del 20/12/2002)

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La via più bella

La via più corta? No, la più bella”. Un algoritmo italiano riscrive le mappe.

E’ ormai un gesto automatico, la premessa di ogni viaggio. Si sa dove si vuole andare, si dà in pasto l’indirizzo del luogo di arrivo a un navigatore satellitare – o più semplicemente a un cellulare – e gli si affida il compito di indicarci la strada. Quella più breve, certo. Perché ciò che non si può pretendere da quelle mappe è di indicarci non la strada più rapida, ma quella più bella.

Non ancora, almeno. Perchè è questo che un gruppo di ricercatori italiani è riuscito a mettere a punto: una formula matematica in grado di segnalarci il viaggio più suggestivo, non solo quello più funzionale…

La cosa sorprendente, spiega Schifanella (Università di Torino, ndr) è che la bellezza costa meno fatica di quanto si tema. “Abbiamo scoperto che in media, la strada più bella è solo il 12% più lunga di quella più breve. E’ come se avessimo una bellezza “nascosta” in bella vista, a un passo dai nostri percorsi abituali, ma ogni giorno non ce ne accorgessimo”.

(Davide Casati sul “Corriere della Sera” del 16/7/2014)

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Aveva dato per scontato che sarebbe tornato, prima o poi…

– Quando torni a casa? – gli chiese lei piangendo.

Non sarebbe tornato.

Sedici anni dopo eccolo piegato in avanti con le mani sulle ginocchia, i piedi nudi nell’erba, un po’ ansimando, un po’ ridendo al pensiero di quello che è successo e di come è successo: il crepacuore da cui era fuggito era riuscito a scovarlo.

Alla fine.

Naturalmente, quando era andato via, aveva dato per scontato che sarebbe tornato prima o poi alla vita che conosceva, dalla sua famiglia, a casa sua – probabilmente prima di quanto pensasse, una questione di giorni e non di settimane -, ma mai avrebbe immaginato che non avrebbe trovato più nessuno…

Kweku fa fatica, ripensandoci ora, a capire quello che è successo. E cioè che lui l’ha persa. Che lui l’ha lasciata. Che lei ha lasciato lui.

 

(Taiye Selasi, “La bellezza delle cose fragili”) 

 

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Dio, è aprile!

– Dio! È aprile! – esclamai, preso da non so quale spavento, e scrissi a grandi lettere: “Fine”.
Fine dell’inverno, fine delle tormente, fine del freddo. Durante l’inverno avevo perso i contatti con i miei pochi conoscenti, mi si erano logorati i vestiti, mi ero ammalato di reumatismi ed ero un po’ inselvatichito. Però mi radevo ogni giorno… Pensando a tutto questo, feci uscire il gatto nel cortile, poi rientrai e mi addormentai – forse per la prima volta in tutto l’inverno – in un sonno senza sogni.

(Michail Bulgakov, “Romanzo teatrale”)

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L’uovo di cioccolato gigante e Gordon Gekko

Pasqua arrivò e volò via velocissima. FAO Schwartz aveva messo in vetrina un uovo di cioccolato gigante, alto tre metri, e stavo per comprarlo e mandarlo a Madeleine a Zurigo quando mi dissero che naturalmente non potevano garantire che l’uovo non si rompesse o non si sciogliesse, durante il trasporto. Cercai di assicurarlo, ma non ci riuscii, e dovetti rinunciare. Seppi poi dai giornali che l’aveva comprato Gordon Gekko, appena uscito di prigione, e l’aveva regalato ai bambini di un orfanotrofio di Spanish Harlem.

(Edoardo Nesi, “Ride con gli angeli”)

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In nome della poesia

“Mi pare che questa donna con cui vivi non si prenda molto cura di te.”
“Non deve farlo.”
“Invece qualcuno dovrebbe.”
“Che cosa intendi?”
“Non hai un bell’aspetto” gli disse Dena.
Lui la ignorò.
“Scrivi?” gli chiese.
Questo era l’argomento sacro… Qualsiasi cosa gli sarebbe stata perdonata in nome della poesia.
“No” rispose lui, “al momento non sto scrivendo”.

(James Salter, “Tutto quel che è la vita”)

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