Il mestiere di scrivere

Molti dei miei colleghi parlano come degli artisti, mentre io parlo come un artigiano. Tra loro e me, c’è la distanza che separa Michelangelo da un orologiaio…

Quando mi chiedono qual è la mia professione, raramente rispondo “scrittore”, tranne alla dogana, alla polizia e alle belle donne.

 

(Pierre Lemaitre su “La lettura” del Corriere della Sera, 31/8/2014)

 

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I libri sono ferite dell’anima. L’ostrica costruisce perle vere, io forse no, le mie sono forse perle false. Però questo so fare. La perla è la malattia dell’ostrica. Scrivere è una malattia.

 

(Anna Maria Ortese, cit. Sergio Lambiase sul Corriere del Mezzogiorno del 15/8/2014)

 

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Leggere del mestiere di scrivere è come ascoltarsi respirare. Scrivere del mestiere di scrivere ti getta in un imbarazzo talmente forte che dimentichi completamente come si fa a respirare.

(Zadie Smith, “Il mestiere di scrivere romanzi”, su Internazionale del 27/12/2008)

 

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Convivenza

Dimenticava libri aperti sulla vaschetta dello sciacquone e ammucchiava vestiti smessi negli angoli, come foglie cadute. Invece di lavare i piatti li lasciava “a bagno”: un atto di ipocrisia davvero deplorevole.

Ma in fondo non m’importava… Amavo i segni della sua presenza, la promessa del suo ritorno, perfino l’odore era cambiato nel mio squallido appartamento. L’infelicità apparteneva al passato, mi sentivo come un malato in via di guarigione. Finalmente capivo il senso dell’espressione “gioie domestiche”. Non vorrei essere frainteso, ma poche cose mi hanno reso felice nella vita come la vista della biancheria intima di Connie stesa ad asciugare sul mio calorifero.

(David Nicholls, “Noi”) 

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Call center

…il mio calvario sta appena per cominciare. Al numero verde inevitabilmente non mi risponde una persona, bensì un sistema automatico che spara le domande… Praticamente stanno chiedendo a me di fare il lavoro per il quale un tempo pagavano apposta un bravo tecnico che veniva a casa e individuava lui il problema, poi lo risolveva. Mentre passo il mio tempo al telefono a subire l’interrogatorio di un software automatico, mi colpisce proprio questo. L’automazione ci viene sempre descritta come un modo per “risparmiare lavoro”. Falso. Il lavoro non viene affatto risparmiato, viene trasferito sulle spalle di noi consumatori che lo facciamo gratis, sostituendoci a quella che una volta era una mansione remunerata. Questo accade ogni volta che abbiamo un problema con un servizio, un’utenza, una banca, una compagnia aerea…

(Federico Rampini sul supplemento “D” di Repubblica del 9/8/2014)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Povertà

Negli anni trascorsi in Irlanda la povertà me la immaginavo accucciata a poca distanza da me. Credevo che mi aspettasse al varco. Me la figuravo accompagnata da disturbi mentali, malattie della pelle, parassiti, puzza di urina, incontri con vecchi amici e conoscenti che mi sorprendevano a mendicare per le strade di città lontane. “Ma è proprio lui? Ha fatto quella fine?”… Notti su vagoni di treno fermi ai binari periferici: Santa Maria Novella, Hauptbahnhof, Antocha. Le file alla mensa. Piccoli tragici furti, maltrattamenti subiti da balordi sadici muniti di scarponi e giubbe bullonate. Poliziotti che ti scrollano nel sonno, giunture reumatiche che scricchiolano e si spezzano invecchiandoti di colpo, rendendo tormentosa la ricerca del cibo, allontanando la sopravvivenza…
Mia madre continuava a spaventarmi sempre allo stesso modo. “Non diventare povero” diceva con gli occhi resi sognanti dai sedativi. “Non diventare mai povero”.

(Marco Montemarano, “La ricchezza”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Senso di colpa

Il senso di colpa è l’unica emozione che conosca a non diminuire nel corso del tempo. E la coscienza colpevole non ha alcun senso delle proporzioni o delle priorità. Ai miei tempi ho, consapevolmente o meno, mandato uomini e donne incontro a una morte atroce, eppure quando penso a loro non provo una fitta così acuta come quando ricordo il barbaglio di luce sulla testa china di mio padre in quel momento, o i grandi occhi tristi di Hettie che mi implorano in silenzio, senza rabbia né risentimento, di essere gentile con un uomo anziano e ansioso, di essere tollerante nei confronti della meschinità della loro esistenza; che mi chiedono di avere un cuore.

(John Banville, “L’intoccabile”)

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La felicità di cui parlano gli infelici

…e si domanda se questa pena non sia per caso una rappresentazione sua, un atto teatrale, se abbia davvero in qualche momento creduto di amare Marcenda, se nel suo intimo oscuro abbia voluto realmente sposarla, e perché, o se non sia forse tutto questo solo un banale effetto della solitudine, del puro bisogno di credere che qualche cosa di buono è possibile nella vita, l’amore, per esempio, la felicità di cui parlano a ogni momento gli infelici…

(Josè Saramago, “L’anno della morte di Ricardo Reis”)

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