Diventare ricchi

Vent’anni prima Athanasiou era stato un hippy giramondo, soprattutto in zone che nessuno aveva alcun interesse a visitare. La prova delle sue imprese fissava Connie dal muro a mattoni della cucina: una fotografia in bianco e nero ingrandita fino alle dimensioni di un poster con Athanasiou ancora più giovanile, con tanto di barba e luridi capelli lunghi, accanto a una vecchia con il velo, in una strada di Kandahar a guardare l’esercito sovietico che batteva in ritirata. Ma la fotografia che colpiva sempre Connie era quella incorniciata, grande come una cartolina, della giovane coppia, Athanasiou per una volta sbarbato bene, la moglie con le mani giunte sul pancione, davanti a una vecchia chiesa ortodossa in Georgia… Non molto tempo dopo quello scatto il signor Athanasiou aveva creato un sito Internet per dare informazioni ai viaggiatori più avventurosi – o avventati – pronti a rischiare in vacanza qualcosa di più di una scottatura o un portafogli rubato. Doveva risalire alla preistoria dei computer. Athanasiou aveva fatto una fortuna. Era diventato ricco da far schifo.

(Christos Tsiolkas, “Lo schiaffo”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Senza servizi igienici

Nei giorni scorsi, in tutto il mondo si è cominciato a parlare seriamente dell’importanza di fornire bagni e toilette ai milioni di abitazioni indiane che non li hanno: la discussione è partita dal caso delle due giovani cugine violentate e poi impiccate in una campagna dello Stato dell’Uttar Pradesh mentre cercavano, nell’oscurità, di trovare un luogo all’aperto in cui fare i loro bisogni. In India il problema è serio. Circa 600 milioni di persone – il 50% degli abitanti – vivono in case che non hanno servizi igienici…

Non si tratta però di un’esclusiva indiana. Le Nazioni Unite calcolano che 2,5 miliardi di persone – un terzo dell’umanità – vivono senza servizi igienici domestici, quasi tutte concentrate nei paesi in via di sviluppo… La mancanza di servizi igienici nelle scuole è una anche delle ragioni principali per le quali molte ragazze decidono di abbandonare gli studi quando entrano nella pubertà.

(Danilo Taino sul Corriere della Sera dell’8/6/2014)

Mark Slouka, Il mondo svelato

C’era un mondo tutto nuovo là fuori… Non dovevano far altro che tendere la mano per afferrarlo. E invece cosa facevano? Se ne stavano lì, anche se erano ancora giovani e pieni di… di possibilità, a rimpiangere ciò che avevano perduto. A leggere vecchi libri. A cantare vecchie canzoni. Kde domov můj? Dov’è la mia casa? Te lo dico io dov’è… è proprio qui… in America”. Scosse la testa. “Ma tuo padre se ne rendeva conto perfettamente. Aveva un’espressione poetica per descriverlo: sklerosa duše. Sai cosa vuol dire? Sclerosi dell’anima…”.

 

(Mark Slouka, “Il mondo svelato”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Patria

Appena cent’anni fa, i cristiani del Libano si dichiaravano volentieri siriani; i siriani cercavano un sovrano dalle parti della Mecca; gli ebrei della Terra Santa si proclamavano palestinesi – e Botros, mio nonno, si voleva cittadino ottomano. Nemmeno uno degli stati dell’attuale Vicino Oriente esisteva, e persino il nome della regione non era ancora stato inventato – generalmente si diceva la “Turchia asiatica”…

Poi molte persone sono morte per patrie che si pensavano eterne – e molte altre ne moriranno ancora.

               (Amin Maalouf, “Origini”)

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Marina Cvetaeva, Poesie

Io sono una pagina per la tua penna.

 

Tutto ricevo. Sono una pagina bianca.

 

Io sono la custode del tuo bene:

 

lo crescerò e lo ridarò centuplicato.

 

Io sono la campagna, la terra nera.

 

Tu per me sei il raggio e l’umida pioggia.

 

   (Marina I. Cvetaeva, “Poesie”)

 

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Assomigliare alle parole che si dicono

L’anno finì con un grande scazzo politico, il gruppo di Tamara e quello di Riccardo si separarono con accuse reciproche di infantilismo, opportunismo e furto di libri. Io ero a volte quello che leggeva Eliot, a volte quello del maggio francese, a volte l’anarchico apartitico, a volte quello col babbo Pci. Un cocktail che mi permetteva di litigare con tutti, ma anche di discuterci… Quello che volevo dalla politica, e non solo da quella, era già racchiuso in una frase: bisogna assomigliare alle parole che si dicono. Forse non parola per parola, ma insomma ci siamo capiti.
 
   (Stefano Benni, “Saltatempo”)  
 
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