Sabato 30 giugno 2012

Volano bassi sui parchi, all’improvviso scendono in picchiata sugli umani. Per ferirli, far loro male col becco aguzzo come un coltello, allontanarli. Sembrano scene de Gli uccelli, del maestro del thrilling Alfred Hitchcock…Invece le scene appena descritte sono parte del quotidiano di alcune città tedesche. Specie Berlino e Francoforte. Sono soprattutto le cornacchie grigie, uccelli intelligentissimi, astuti e forti, dal veloce istinto combattivo, ad attaccare…Non preoccupatevi, ha detto ieri l’ornitologo Franz Bairlein. Gli uccelli non sono diventati più pericolosi. Ma la loro popolazione nelle città è più che raddoppiata negli ultimi dieci anni. Se hanno la minima sensazione che un passante nel parco o uno jogger minacci il loro cibo o i loro piccoli, attaccano.

(Andrea Tarquini su La Repubblica del 28/5/2012)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Giovedì 28 giugno 2012

E infine c’era Indian Benny, un cameriere tranquillo e meticoloso, con l’aria triste di chi è da tempo abituato alla spettacolare demolizione dei propri sogni. Al ristorante girava voce che fosse sposato con un’enorme e vigorosa azuana, che regolarmente lo buttava fuori di casa per poter ospitare qualche nuovo amichetto. Lo si vedeva sorridere solo quando batteva Josè a domino…

Anche lui in seguito avrebbe combattuto nella rivoluzione, per la squadra di casa, e si diceva che per tutta l’Estate della Liberazione Nazionale non avesse mai smesso di sorridere, neppure quando un cecchino dei Marines gli fece schizzare il cervello addosso agli altri soldati dell’unità.

(Junot Diaz, “La breve favolosa vita di Oscar Wao”)

 

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Martedì 26 giugno 2012

Cos’era successo? Nulla di particolarmente originale. Avevamo litigato, per la prima volta, nulla di più e nulla di meno sconvolgente di questo. Ciò che aveva caricato la retorica e infiammato il risentimento era ovviamente l’attrito tra il suo ruolo di figlia di sua madre e il mio di figlio di mio padre: la nostra prima lite non era stata neanche nostra. Ma d’altra parte la battaglia che dà lo scossone iniziale alla maggior parte dei matrimoni è quasi sempre questa: combattuta da delegati dei veri antagonisti il cui conflitto non è mai nel qui e ora, ma certe volte ha origini così lontane che tutto ciò che resta dei valori dei nonni sono le brutte parole dei novelli sposi…il tarlo nel sogno è sempre il passato, quell’ostacolo a ogni rinnovamento.

(Philip Roth, “La controvita”)

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Lunedì 25 giugno 2012

Nei rapporti tra famiglie era quasi onnipotente nel determinare il costume ciò che si chiama l’intaresse, naturalmente in funzione della solidarietà familiare…

In ciò che concerne l’intaresse, lo Stato si considerava quasi universalmente un estraneo importuno che ognuno aveva il diritto e poco meno che il dovere di defraudare. Il rubare era riprovato dai più, ma nella sfera privata, furtiva, classica dei ladronecci notturni di galline, o dei furti dal cassetto d’un negozio o d’una credenza; invece l’ “arrangiarsi” nei confronti di qualunque ente pubblico, o anche di enti impersonali, era molto diffuso… “Onesto” si diceva delle persone eccezionalmente corrette negli affari: se ne parlava come di cosa ammirevole e poco saggia, un lusso e una finezza di persone eccentriche, per lo più signori che potevano permetterselo senza gravi conseguenze. L’opposto di “onesto” non è “disonesto”, ma “uno che tende i so intaressi”.

(Luigi Meneghello, “Libera nos a Malo”)

 

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Giovedì 21 giugno 2012

…ma quello che lo aveva davvero emozionato non era tanto il bam-bam-bam del sesso, bensì i piccoli gesti affettuosi che non aveva mai immaginato in vita sua, come pettinarle i capelli, ritirare la sua biancheria stesa ad asciugare, guardarla camminare nuda fino al bagno, o anche il suo modo improvviso di sedersi in braccio a lui e affondargli il viso nel collo. I piccoli gesti affettuosi come ascoltare i suoi racconti di quando era piccola e confessarle di essere stato vergine per tutta la vita. (Ybòn gli aveva suggerito di chiamare quell’attesa in un altro modo. Per esempio? Magari, gli aveva detto, potresti chiamarla vita). Infine scriveva così: E’ così, è di questo che tutti parlano! Diablo! Se solo l’avessi saputo. Che meraviglia! Che meraviglia!

(Junot Diaz, “La breve favolosa vita di Oscar Wao”)

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Mercoledì 20 giugno 2012

Mi saluta con un Ciao seguito da un punto esclamativo, si firma e affida il foglietto alla nostra comune amica carissima, e ogni volta che guardo il foglietto mi compiaccio sempre di quel punto esclamativo, cosa rara per lui, e lo immagino preda d’uno dei suoi rarissimi momenti di serenità, DFW, a Capri, d’estate, davanti a un sole e a un mare che così belli non aveva mai visto, circondato di ammiratori entusiasti, ed è in questo modo che mi sforzo sempre di ricordarlo, lo scrittore più straordinario che abbia mai letto e tradotto, il suicida che mi ha insegnato a vivere.

(Edoardo Nesi, Storia della mia gente. DWF è David Foster Wallace)


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