Bahamas, cosa fare prima che come andare

Da giorni grandi aziende e multinazionali stanno mostrando – specialmente sui social network – i loro buoni propositi per le Bahamas devastate.

 

E non c’è solo Bezos. Si distribuiscono pasti, ad esempio, 20 mila al giorno

Sforzi encomiabili. Ma è davvero solo questo che serve alle Bahamas? Il sito dell’ufficio turistico delle 700 isole caraibiche propone viaggi da sogno come se niente fosse. Se volete dare una occhiata l’indirizzo è questo che trovate qui
Erica Mojah James, una studiosa che vive a Miami e che è nata e cresciuta nelle Bahamas, ha scritto un articolo sul New York Times mentre l’uragano Dorian distruggeva il suo Paese ed ha raccontato che la coscienza ecologica dei governanti delle Bahamas è quasi nulla. Un Paese baciato dal sole ancora è ai primi passi nella diffusione dell’energia solare, per esempio.
Eppure le Bahamas, come gli altri stati dell’area, emergono per poche decine di centimetri. Sono insomma condannate a scomparire sotto l’acqua, se non si ferma il riscaldamento climatico e l’innalzamento degli oceani. Ma a parte qualche dichiarazione di intenti – spesso per preservare l’industria del turismo, tra l’altro – poco si è fatto.
D’altra parte si capisce. Per le Bahamas il turismo è una industria da più di 4 miliardi di dollari all’anno. Non a caso appena passato Dorian è arrivato l’appello del ministro del turismo ai turisti: venite a vsitarci, ci sono molte isole non colpite dall’uragano, tra cui la capitale Nassau,Paradise Island, Eleuthera, Harbour Island, Andros, Bimini ed altre nel nordest, oltre ad altre isole al centro e al sud dell’arcipelago. Per ora l’aeroporto di Grand Bahama rimane chiuso ma quello di Nassau ed altri sono aperti, e sono aperti anche diversi porti.

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