Marcinelle, 8 agosto

9 agosto 2018

L’8 agosto del 1956, era mattina, in una miniera di carbone belga, si sviluppò un incendio a causa della combustione di olio ad alta pressione, dovuta ad una scintilla. L’incendio riempì di fumo tutta la miniera e uccise quasi tutti i minatori che lì si trovavano: 262 persone su 275. 136 d quelle persone erano italiane, emigranti. Non fu la prima catastrofe che colpì italiani all’estero e non fu l’ultima. Di certo però è quella che riporta sempre alla memoria la vicenda dei migranti italiani in Europa e nel mondo, che a centinaia di migliaia uscirono dall’Italia nell’arco del secolo scorso per andare a cercare altrove una vita migliore. Per ricostruire quel clima, in cui tutta l’Italia, in tutti i paesini, del nord e del sud, si organizzava per partire è utile un libro, in cui potrete scoprire tante curiose assonanze con le notizie di oggi. Per esempio c’erano veri e propri centri per emigrare, c’erano “trafficanti di migranti” che aiutavano i nostri giovani uomini a partire, c’erano polemiche sui regolari e gli irregolari (clandestini, si direbbe oggi). Molti di coloro che andarono  a lavorare nelle miniere furono rimpatriati, perché si rifiutavano di adattarsi alle condizioni di lavoro estreme. Molti erano trattati da delinquenti e alcuni sicuramente lo erano.

L’editore Donzelli ha pubblicato il libro Marcinelle 1956, scritto da Toni Ricciardi. Si ricorda che l’Italia firmò accordi con il Belgio – fin dalla fine della guerra e con il voto favorevole di socialisti e comunisti – in cui si prevedeva carbone in cambio di operai, in cui il Belgio faceva entrare i nostri lavoratori e in cambio forniva carbone all’Italia della ricostruzione. E in cui si ricorda che quella tragedia non portò a nessuna reazione di rabbia, neppure un vetro rotto. Solo pianti e lutti, ancora oggi.

Marcinelle 1956, quando la vita valeva meno del carbone, Donzelli, Toni Ricciardi

Gaetano Vannuzzi

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