Utopia consiglia Zorba il greco

Tra pochi giorni riapre la Libreria Utopia a Milano, storica libreria, ma soprattutto luogo in cui cercare e trovare i libri, e non solo i bestseller promozionati dalle case editrici. Fondata nel 1977 dal circolo anarchico milanese Ponte della Ghisolfa, la Libreria Utopia ha avuto tra i suoi frequentatori personalità come Fabrizio De André, Roberto Vecchioni, Paolo Rossi, Jovanotti e poi gli scrittori, Corrado Stajano, Vincenzo Consolo, e Gianni Biondillo, Antonio Scurati… L’elenco è lungo, l’agenda verde dei clienti comincia con Federico Zeri e Gillo Dorfles.

QUalche settimana fa ha dovuto salutare il suo quartiere storico, a via Moscova, per spostarsi dal 13 febbraio prossimo in via a Vallazze 34, ex libreria Anna Kulisciof. Ma anche nella nuova sede si potranno trovare i libri che altrove non si trovano. Per esempio Zorba il greco, un libro “che ad Utopia non mancherà mai”. Zorba il greco è stato ripubblicato in integrale da Crocetti un paio d’anni fa.

Dalla scheda di IBS:

“Lo conobbi al Pireo… Parole, risate, balli, ubriacature, preoccupazioni, quiete conversazioni al tramonto, occhi sgranati che mi fissano con tenerezza e disprezzo, come se mi dessero ad ogni istante il benvenuto, come se ad ogni istante mi dicessero addio, per sempre”. Zorba il greco è il romanzo di Nikos Kazantzakis da cui venne tratto il fortunato film con Anthony Quinn e Irene Papas, proposto ai lettori italiani in traduzione dal greco e in versione integrale. “Sicuramente il cuore dell’uomo è una fossa chiusa di sangue, e quando si apre corrono ad abbeverarsi e a riprendere vita tutte le inconsolabili ombre assetate… Corrono a bere il sangue del nostro cuore, perché sanno che altra risurrezione non esiste. E più avanti di tutti corre oggi Zorba con le sue grandi falcate, e scansa le altre ombre, perché sa che è per lui oggi la commemorazione. Facciamo tutto quanto è in noi perché riviva ancora per un po’ questo crapulone, beone, lavoratore instancabile, donnaiolo e zingaro. L’anima più grande, il corpo più saldo, il grido più libero che abbia mai conosciuto in vita mia”.

Maddalena Zambelli

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