Olimpiadi di Londra, gli sponsor regalano la Oyster card. Basterà?

In vista delle Olimpiadi, che inizieranno a Londra il prossimo 27 luglio, gli sponsor dei giochi olimpici hanno stanziato oltre 10 milioni di sterline per acquistare 370 mila Oyster cards, le tessere magnetiche che servono per viaggiare sui mezzi pubblici della capitale britannica. Saranno donate agli accreditati alle Olimpiadi e alle successive Paraolimpiadi.

La metà sarà valida già dalla prossima settimana. Ovviamente saranno regalate alle personalità politiche e sportive (chissà se le useranno), agli atleti, ai circa 5000 volontari che lavoreranno alla macchina delle olimpiadi, ai giornalisti. Saranno valide per le sei principali zone di Londra, e per arrivare ad Heathrow.

 

A regalare le tessere con chip è il comitato organizzatore delle Olimpiadi (Locog è l’acronimo), che userà in questo modo le risorse dei suoi sponsor.

Da segnalare però che da settimane è in corso una campagna proprio contro alcuni degli sponsor delle Olimpiadi, in particolare le multinazionali BP, Rio Tinto e Dow Chemical.

La coalizione che sta conducendo la campagna è presieduta da Meredith Alexander, esponente di spicco della Ong Action Aid, che qualche settimana fa si è dimessa da una commissione ufficiale che doveva monitorare la “sostenibilità” delle Olimpiadi londinesi. La decisione arrivò quando la Alexander apprese della decisione di Dow Chemical di sponsorizzare i giochi. Dow ha acquisito l’impianto tristemente famoso di Bhopal, in India, che ha causato nel 1984 almeno 20 mila morti.

Sul Guardian qualche mese fa è uscito un commento dello scrittore britannico di origini indiane Indra Sinha.

 

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Sinha ha scritto tra l’altro il romanzo Animal.

 

Anche Rio Tinto è “coinvolta in controversie ambientali e sul rispetto dei diritti umani”, è accusata di inquinamento e anche il metallo estratto per le medaglie olimpiche – che proviene dallo Utah – causa un tale inquinamento che sarebbe responsabile di diverse morti premature, secondo la campagna.

I rappresentanti del comitato olimpico si difendono, sostenendo che tutti gli sponsor sono stati sottoposti ad una rigorosa procedura di ammissione prima di essere accettati.

Per esempio, “a Dow è stato chiesto un giudizio sulla vicenda Bhopal, di cui comunque il colosso chimico non è responsabile, non essendo nel 1984 proprietario di quell’impianto”.

Eliana Giglioli

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