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Il festival di Lonely Planet

16 luglio 2019

Lonely Planet è uno dei marchi legati al viaggio più noti al mondo. Anche in Italia, da decenni ormai, Lonely Planet significa consigli di viaggio, guide sempre originali e – da qualche anno – anche un festival dedicato al viaggio. Si chiama Ulisse Fest.

Il festival si è tenuto proprio nei giorni scorsi, a Rimini, ed ha superato le 8000 presenze. Numeri importanti, soprattutto se si pensa che comunque si tratta di un evento di nicchia. E a questo si aggiunga che il concerto di chiusura della tre giorni – con il pianista Stefano Bollani – ha visto partecipare nel centro della città della riviera romagnola oltre 30 mila persone.

 

Il tema di quest’anno era “Perché viaggiamo”. Alla domand ahanno tentato di rispondere personaggi come Carlino Petrini, Bruno Arpaia, Francesco Piccolo, Elena Stancanelli. Nel corso del festival i partecipanti hanno potuto visitare virtualmente l’Italia, ma anche luoghi più lontani, come il Caucaso. E non sono mancati spazi di workshop come quello dedicato alla domanda che molti giovani si pongono: Come si diventa autore Lonely Planet.

La sentinella delle Dolomiti

13 luglio 2019

Carlo Budel ha lasciato il suo lavoro a 42 anni, insofferente alla routine quotidiana, anche se non è che abbia passato la prima parte della sua vita nel caos e nel traffico, essendo vissuto tra il Trentino e il bellunese. Ma non ce la faceva più ed ha deciso di andare a vivere a più di 3000 metri, a san Greorio delle Alpi, nella casa che fu dei nonni materni. Oggi gestisce la Capanna Punta Penìa, il rifugio più alto della Marmolada, ed ha scritto un libro. Perché – scrive – “è la montagna che mi ha insegnato a superare le prove più difficili. La montagna ti insegna a fare le cose una alla volta, un passo alla volta, con il tuo ritmo e le tue forze, appoggiando saldamente un piede dopo l’altro, per non scivolare e avanzare diritto”.

Budel ha vissuto oltre 100 giorni da solo, in montagna, nel punto più alto di quel monte, la Marmolada, regina delle Dolomiti . Tutto, a 3.343 metri d’altezza, acquista un sapore estremo, dall’esplosione di colore dell’alba, alla terribile forza dei temporali e del vento. Stando sospesi tra terra e cielo, in certi momenti sembra di toccare con mano il confine tra la vita e la morte. Straordinaria la foto di copertina del libro

Carlo Budel, La sentinella delle Dolomiti, Ediciclo editore

Rolling Pandas, per andare ovunque

13 luglio 2019

L’idea è semplice: dove vuoi andare? E quando? Se scrivi Cina il sistema ti suggerisce tre opzioni, la Cina, Terracina e un corso di cucina.

Se cercavi proprio la Cina, per ottobre prossimo, il sistema vi proporrà 28 tour della Cina.

Il sito si chiama Rolling Pandas ed è un motore di ricerca tra i tour operator che propongono viaggi organizzati.

Circa 250 con i loro rispettivi siti, tutti insieme in un metamotore che usa lo stesso criterio di altri motori ma è focalizzato sui tour. Naturalmente potete anche indicare le vostre esigenze personalizzate ed aspettare preventivi: che vogliate viaggiare da soli o aggiungervi a un gruppo, vi arriveranno preventivi e proposte.

Ma l’idea di Rolling Pandas è quella di rivolgersi a chi ama viaggiare, anche da solo ma a volte vuole posti che raggiungere da soli non è proprio facilissimo. Da qui l’idea di creare un marketplace unico in cui se scrivete Sud Sudan o Eritrea non vi risponderà di non conoscere queste destinazioni e vi proporrà di inserire i vostri dati per avere un preventivo.

Pagamento sicuro sul portale.

Natalia Ginzburg sul New York Times

1 luglio 2019

Uno dei grandi scrittori italiani del ventesimo secolo: il New York Times definisce così Natalia Ginzburg in una recensione dedicata alla recente pubblicazione di due suoi romanzi. In italiano si intitolavano E’ stato così e Caro Michele.

La casa editrice New Direction li ha tradotti rispettivamente “The dry hearth” ed Happiness as such”. La popolarità della Ginzburg nel mondo anglosassone è, per così dire, merito di Elena Ferrante.

Due anni fa fu pubblicato Lessico famigliare – tradotto da Jenny McPhee. Oggi tocca a questi due romanzi, recensiti con ammirazione per lo stile della scrittrice. Il recensore si chiede se sia inconsapevole o costruito, inventato o innato nella sua scrittura. E cita una frase della Ginzburg: sono stata formata dalla guerra perché quella mi è capitata. La sua scrittura riflette quella guerra, evidentemente.

 

Il 4 luglio in Italia

30 giugno 2019

Dove vanno gli americani in occasione della loro festa nazionale, il 4 luglio? Una compagnia di assicurazione sui viaggi, RoamRight, ha studiato i comportamenti dei suoi clienti. Secondo il loro rapporto, l’8,5 degli assicurati passa il 4 luglio in vacanza in Italia.

La nostra penisola è la seconda destinazione scelta dai clienti di questa assicurazione, dopo gli Stati Uniti. Ben il 9,5 per cento degli americani assicurati vengono da noi.

Seguono, a distanza, il Regno Unito, la Francia, il Messico, la Germania, il Canada, la Spagna, la Grecia, Israele.

Quanto a quell’11 per cento che passa il 4 di luglio negli Usa, vanno in California, alle Hawaii, in Florida, a New York e infine – sorpresa – in Alaska. La compagnia spiega anche perché assicurarsi in vacanza: perché anche se non è ancora arrivata la stagione degli uragani, tempeste e tornadi possono interessare altre parti del mondo, come i vicini Caraibi o il Messico.

Oltre ai normali servizi di una assicurazione di viaggio – per proteggersi da imprevisti, cancellazioni per motivi vari, perdita di bagagli eccetera – potete stare tranquilli (si fa per dire) anche se capitate in mezzo a un uragano.

Arte all’aeroporto

26 giugno 2019

Ormai ogni luogo – ospedali, palazzi, fabbriche – può diventare sede di installazioni artistiche.

Quella che si vede qui è presso il parcheggio-garage per soste di lungo termine dell’aeroporto di San Francisco.

san francisco coding

L’installazione “Coding”

 

E’ una installazione basata sulla luce, sponsorizzata da una azienda americana che fa parte del gigante del settore Osram. A mettere in piedi l’opera l’artista Johanna Grawunder (https://www.grawunder.com).

Si chiama “Coding”, e l’idea è quella di usare la tecnologia led per creare qualcosa che è visibile sia di giorno che di notte, incrociando le luci con le strutture di vetro e di acciaio dell’edificio, i suoi specchi e le sue finestre, per suggerire punti e linee, un po’ come nel codice Morse. Quel che si legge – per chi conosce quell’alfabeto – è sempre “San Francisco”.

Dice la Grawunder che “siamo nell’era del coding” e “mi piaceva l’idea di rappresentare i vari luoghi di San Francisco con questo linguaggio, usando luci, colori, materiali che riflettono. La stessa esperienza visiva si fa anche all’interno degli ascensori dell’aeroporto.

Così l’aeroporto – dicono i promotori dell’iniziativa – non è solo un posto in cui si arriva o da cui si parte ma una destinazione per installazioni artistiche aperte a tutti quelli che passano di là. Installazioni che rimarranno per sempre – o almeno fino a quando non si deciderà di metterci qualcos’altro – in quell’edificio.

In Lettonia a sentire Vivaldi

25 giugno 2019

Una vacanza in Lettonia? Una recente indagine ha mostrato che alcuni Paesi europei – molto meno attrezzati dell’Italia quanto a bellezze artistiche e naturali – riescono ad attrarre i turisti più di quanto riesca a fare il nostro Paese. Uno di questi Paesi è la Lettonia, una delle Repubbliche baltiche, territorio ex sovietico poco noto per noi.

L’unico nome lettone che viene in mente – e nemmeno a tutti – è quello di Dombrovskis, il commissario europeo che spesso ha qualcosa da dire sui conti pubblici italici. Ma la Lettonia non è solo il severo censore delle nostre manovre economiche.

Arrivarci è facile, con diverse compagnie tra cui Airbaltic, che per un viaggio andata e ritorno dal 9 al 16 luglio vi chiede poco più di 200 euro. I biglietti dei mezzi pubblici, che funzionano bene, costano relativamente poco: con 10 euro fate un abbonamento per una settimana su tutti i mezzi pubblici. E poi per dormire potete spendere dai 20 ai 150 euro per una stanza doppia, dipende dai vostri gusti e dalle vostre esigenze.

Ma che fare poi a Riga?

Per esempio dal 10 al 13 luglio si tiene nelle chiese e nel palazzo barocco di Rundale, a Riga un raffinatissimo festival musicale, con concerti di musica classica, da Purcell a Vivaldi passando per Gluck ed Handel. E’ anche il periodo di fioritura delle rose e l’ente del turismo lettone invita ad assaporare questa doppia ondata di sensazioni.

 

The Overstory, Il sussurro del mondo, di Richard Powers

“E ce ne stiamo in piedi, noi tre, in questa fredda stanza di pietra, e cantiamo”…
E’ un pezzo di una Goccia da un libro di Richiard Powers, che noi conoscevamo diversi anni fa, non per vantarci. Ora Powers si può anche fregiare del titolo “Premio Pulitzer 2019” per la sua ultima fatica, pubblicata in Italia da La Nave di Teseo.

Si chiama Il sussurro del mondo. Titolo originale: The Overstory.

Il romanzo è un atto di amore per la natura, e in particolare per gli alberi. Nella premiazione del Pulitzer si fa riferimento alla struttura “ramificata” del romanzo, originale anche per questo, ricco di personaggi tutti in qualche modo legati agli alberi, come i titoli dei capitoli, come la struttura temporale delle storie, per cerchi concentrici ha detto qualcuno, dal passato al presente al futuro da immaginare, intelligenza artificiale compresa.

Il libro è impegnativo – oltre 600 pagine – ma le storie che si intrecciano, e che poi confluiscono in un luogo e attorno ad un albero preciso, forse potrebbero anche reggere da sole.

O forse il libro è fatto di due libri in uno, come notano i recensori su Goodreads, dove potete trovare migliaia di recensioni di lettori.

In ogni caso, diverso da come è, non sarebbe il grande romanzo che è.

Il sussurro del mondo, Richard Powers, La Nave di Teseo

Il caffè a Vienna

18 giugno 2019

Se questa estate siete a Vienna, vogliamo elencarvi qualcuno dei caffè della città. Vienna, come altre città austro-ungariche, con il vantaggio di essere stata la capitale dell’Impero, è ricchissima di caffè, ognuno dei quali ha una caratteristica specifica. Il famoso Café Central per esempio, aperto nel 1876, ebbe come avventori Freud, Schnitzler, Trotsky. Il locale non è identico a centocinquanta anni fa, è stato rinnovato negli anni 80 del 900, ma ha mantenuto il suo fascino eterno. E’ famosissima la sua Sacher Torte. Apre alle 7,30 del mattino e chiude alle 22 tranne la domenica, quando apre alle 10. Lo trovate al 14 di Herrengasse, Innere Stadt Wien, Wien, 1010, Austria

Se siete alla ricerca di un luogo meno impegnativo ma più giovanile il consiglio e Balthasar, un caffè aperto dalle 7.30 del mattino fino alle 19 ma non la domenica. Molti tipi di caffè e qualche dolce, giornali da leggere.
Il sito.

A Burgasse c’è invece Cafè Espresso, specializzato in tutte le bevande calde che possiate immaginare, dalle cioccolate calde ai caffè corretti. Questo è aperto il sabato e la domenica ma solo dalle 10. Negli altri giorni apre alle 7.30

Il viaggio dell’Olandese volante

17 giugno 2019

Federico l’Olandese volante è una celebrità nel mondo dei personaggi radiofonici e dei disc jockey. Molto popolare in Italia da almeno 30 anni, è stato autore di numerosi programmi radiofonici ed è stato una delle voci fisse, per molti anni, di Rtl 102.5. E’ un olandese, per questo si è sempre fatto chiamare così. Il suo vero nome è Federico Van Stegeren. Da qualche anno si è ritirato a vivere in Puglia e – oltre a continuare a fare il conduttore radiofonico – ha cominciato a scrivere libri, parlando di cose che conosce.

Una delle cose che conosce è la musica, e di questo ha parlato nei suoi primi libri. Al terzo tentativo però ha deciso di scrivere un vero romanzo. Si chiama Il cartello olandese e parla di fatti veri con nomi diversi da quelli reali. La cosa da cui partire è che per anni milioni di giovani europei sono andati in Olanda come nel paradiso delle droghe leggere libere. La domanda cui tenta di rispondere Van Stegeren è da dove venga tutta la marijuana, da dove venga tutto l’hashish che ogni anno si vende in Olanda. Arriverà da posti in cui coltivarla e venderla è vietatissimo, attraverso canali anche non perfettamente legali, è la risposta. Il libro non è un saggio ma un romanzo, che racconta anche il clima di qualche decennio fa, con le sue utopie e i suoi sogni di sballo, con i suoi giovani.

Van Stegeren per esempio conosce benissimo l’uomo che ha deciso, nel 1974, di aprire il primo coffee shop di Amsterdam, quel negozio che oggi è diventato un marchio, The Bulldog. Il bulldog era il cane del fondatore.

Federico Van Stegeren, Il cartello olandese, Mondadori