Vuoi ricevere la nostra newsletter?

La Goccia: Roth e la posterità

-Come stai organizzando la tua posterità?

-Non la sto organizzando. Tanto non posso farci niente. La sola cosa buona della posterità è che non dovrò più leggere le recensioni sui miei libri.

(Philip Roth nell’intervista di Livia Manera su “La lettura” del Corsera 17/3/2013)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

La primula rossa, spy story di nobili in fuga

23 maggio 2018

Primula rossa è una espressione che a qualcuno sarà capitato di sentir usare. Se si deve parlare di qualcuno che è inafferrabile, anzi che neppure si sa chi sia, si usa l’espressione primula rossa. Ma da dove viene? Viene da un ciclo di romanzi scritti Emma Orczy, scrittrice britannica ma – come testimonia il cognome – ungherese di origine, che visse tra la fine del 1800 e la prima metà del secolo scorso. Di origini nobili, la Orczy scrisse decine di romanzi e soprattutto scrisse il ciclo della primula rossa.

Chi era questo personaggio? Nella serie, e nei film che ne sono stati tratti, era un nobile britannico attivo nella Francia post-rivoluzionaria, esattamente nel 1792. Un eroe reazionario che si occupava di far fuggire all’estero, ovviamente nel liberale Regno Unito, i nobili che Robespierre cercava per tagliar loro la testa. E’ insomma un audace ed inafferrabile salvatore di uomini, donne e bambini destinati alla ghigliottina. L’inafferrabile personaggio del romanzo si chiama Percy Blakeney, ovviamente Sir, e a testimonianza delle sue imprese lascia sul posto una piccola primula scarlatta. Da qui il soprannome.

Il primo romanzo del ciclo è stato pubblicato nel 1905. Oggi l’editore Fazi lo ripubblica con una nuova traduzione firmata da Daniela Paladini.

Antonio Debenedetti ha scritto sul Corriere della Sera che il romanzo è a volte “prolisso” e che può dar fastidio la condanna a priori della rivoluzione ed il miele versato sulla nobiltà. Ma forse a salvare il romanzo è quel che Debenedetti considera un limite: non c’è tragedia nelle avventure dei protagonisti e nell’azione della primula rossa. Ci sono trucchi teatrali, colpi di scena, intreccio. Se letto come una spy story, insomma, avvince fino alla fine.

La primula rossa, di Emma Orczy, Fazi, 2018

Sebastiano Pozzi

Norvegia, estate all’Artico

22 maggio 2018

Da maggio a settembre: è questo il periodo migliore per visitare l’Artico, o meglio per viaggiare verso il polo nord, Non che in inverno non sia possibile, ma il periodo è notevolmente più complicato. In quel caso si tratta di vere e proprie esperienze estreme di viaggio. Se invece vi accontentate di viaggiare tra giugno e agosto sicuramente avrete la possibilità di vedere il ghiaccio, non ancora sciolto, la neve, gli orsi, i trichechi, gli uccelli che ripopolano le aree.

Le giornate sono lunghissime, quasi infinite, nel senso che c’è luce quasi sempre. Il clima è fresco, per così dire: ovviamente ci sono alcune aree, quelle coperte perennemente dai ghiacci, dove le temperature sono anche molto basse ma durante l’estate si sta tra i – 10 gradi e i 10 gradi. E’ un clima comunque non ostile, a differenza di quanto accade in Antartide. L’acqua, che praticamente circonda il vostro viaggio, ha una temperatura mai inferiore ai – 2 gradi, che rende il clima sostanzialmente mite.

Uno dei tour operator specializzati, che offrono crociere e viaggi in barca di tutti i tipi e per tutte le tasche, è Ruta 40. Potrete trovare viaggi di una settimana che dall’Olanda vi portano fino all’estremo nord della Norvegia, sull’isola Spitsbergen, una delle isole Svalbard, tra il mar di Groenlandia ed il mar Glaciale Artico (circa 2000 euro escluso il volo fino all’Olanda, da dove parte la nave), o anche percorsi più lunghi e più cari.

Se siete allergici all’acqua ma volete comunque paesaggi artici, un bel viaggio per l’estate è quello che da Tromso, in Norvegia, porta a capo Nord, destinazione ormai meno mitica che qualche decennio fa ma comunque effetto: vuol dire arrivare su una falesia considerata il punto più a nord del continente europeo, circa 500 chilometri oltre il circolo polare artico.Capo Nord, appunto.

Su questo promontorio troverete un ufficio informazioni turistiche, negozi di souvenir e ristoranti. Si raggiunge in automobile, percorrendo anche un tunnel che passa sotto l’acqua per circa 7 chilometri. Da Oslo sono circa 2000 chilometri, da Tromso poco più di 600.

Info dal sito del turismo norvegese.

Miranda Guterres

La Goccia: stupidi rancori

21 maggio 2018

Lui e Francie non avevano mai litigato da quando si conoscevano, non si erano mai detti una frase poco gentile, la loro devozione reciproca era stata costante e irriducibile, era l’unica amicizia profonda che avesse stretto con un parente di quel ramo della famiglia, il clan infranto dei folli, distruttivi Ferguson, fra tutti i cugini, fratelli, sorelle, zie e zii, solo lui e Francie erano riusciti a evitare quegli stupidi rancori, e soffriva al pensiero che ora lei potesse dargli addosso.

(Paul Auster, “ 4 3 2 1 ”)

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

Due saggi su razzismo e fascismo

19 maggio 2018

L’Italia fascista varò le leggi razziali nel 1938. In quell’anno fu sancita la discriminazione razziale e la codificazione del razzismo mussoliniano, un processo che
fu soprattutto veicolato attraverso le riviste e gli intellettuali del regime. Meno dal Partito Nazionale Fascista, a giudizio dell’autore del primo saggio di cui parliamo
oggi.

Flavio Costantino, storico classe 1976, ha pubblicato per l’editore Solfanelli un saggio fatto soprattutto di documenti: dal famoso “Manifesto della razza” a quello degli
scienziati razzisti, dal famoso discorso di Benito Mussolini a Trieste del settembre 1938 ai diari degli esponenti del regime fino alle leggi razziali. Ovviamente ai testi sono
affiancate le date (una utile cronologia dagli anni 20 agli anni 40 aiuta a capire meglio). Il testo, uscito nel 2017, consente di capire meglio la storia di oggi: sapere come si arrivò alle leggi razziali, quale fu il clima di quegli anni e come le tesi su demografia e razza furono accolte con un certo entusiasmo soprattutto dai giovani intellettuali, per esempio quelli inquadrati nella GUF, la Gioventù universitaria fascista.

Per approfondire meglio questo argomento, per capire come nelle fila della Gioventù fascista non ci furono solo alcuni intellettuali poi diventati simboli dell’antifascismo ma anche molti giovani smaniosi di difendere le tesi peggiori del fascismo, un altro volume è utile: “Lo spirito gregario”, scritto da Simone Duranti nel 2008, al tempo assegnista di ricerca alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha indagato il ruolo svolto dai GUF negli anni trenta a supporto della politica di ricerca del consenso del regime e dell’imperialismo fascista. Propaganda, lotta alla democrazia, campagna antiborghese e antisemita, concetti come il “volontarismo goliardico”. Questi giovani intellettuali con solerzia e aggressività difesero e alimentarono le politiche del regime con autentico “spirito gregario”.

Flavio Costantino, Razzismo e fascismo, Solfanelli, 2017

Simone Duranti, Lo spirito gregario, Donzelli, 2008

Gaetano Vannuzzi

Tremiti, tra spiagge e pini

17 maggio 2018

20 chilometri di costa, non di più: sono le isole Tremiti, arcipelago a poche decine di miglia dal promontorio del Gargano formato da cinque isole più grandi, molto diverse per morfologia e caratteristiche. La più grande si chiama San Domino ed è ricoperta da pini di Aleppo e lecci, bellissima dal punto di vista paesaggistico e naturalistico. Poi c’è San Nicola, che è piena di testimonianze storiche: torri, fortificazioni imponenti, muraglie, chiese e chiostri di una fortezza-abbazia, Santa Maria a Mare, che ricopre un rilevante interesse storico e artistico. Capraia non ha alberi ed è terra di gabbiani, soprattutto. Cretaccio è poco più di uno scoglio, un tempo base di un ponte che collegava le due isole più grandi. Infine Pianosa, che è riserva integrale del parco marino delle Tremiti.

San Domino è lunga meno di 3 chilometri e larga meno di 2, si gira a piedi. Le automobili infatti non sono ammesse nell’arcipelago, a parte proprio San Domino, che è l’isola più grande. L’auto insomma non serve. San Domino è anche l’isola più mondana, con discoteche e anche turismo di giornata. Si arriva infatti alle Tremiti con circa 1 ora di nave da Termoli (ma si parte anche dal Gargano) e molti turisti vanno lì a passare la giornata di mare. E tuttavia gli abituali visitatori assicurano che anche in agosto si può godere di mare e solitudine nelle molte calette sulla costa: la foresta digrada verso il mare e, a volte con qualche accortezza (meglio non portare i bambini) si trovano spiagge immacolate e mare caraibico o, più spesso, insenature di scogli e roccia.

Inoltre esistono anche dei servizi di acqua taxi, che consentono con 5 o 10 euro di raggiungere le baie meno raggiungibili, via mare. San Domino è collegata via mare (meno di 500 metri, 5 euro con il taxi boat) con San Nicola. L’unica spiaggia vera e propria è quella chiamata Marinella, raggiungibile a piedi e piuttosto affollata in alta stagione.
I prezzi alle Tremiti non sono proprio alla portata di tutti. I viaggiatori abituali consigliano di cercare di dormire in campeggio o – per soggiorni lunghi – affittare un appartamento. Anche dei prezzi dei generi alimentari non possiamo dire che siano economici.

Informazioni sono disponibili su questo sito.

Miranda Guterres

L’Iran al tempo di Trump

16 maggio 2018

Luciana Borsatti è stata corrispondente da Teheran per molti anni. Prima era stata al Cairo. Certamente conosce l’Iran e dunque, per farsi una idea, può essere utile
comprare il suo “L’Iran al tempo di Trump”, edito da Castelvecchi. Il libro prende spunto dalla decisione dell’Amministrazione Usa di rinnegare l’accordo sul nucleare
iraniano che – dopo gli accordi firmati da Europa e Usa, con Obama, nel 2015 – sembrava un tema destinato a scomparire tra le emergenze planetarie. E’ possibile che
l’accordo diventi carta straccia riportando indietro la lancetta della storia. Cosa ne penseranno gli iraniani?

Di questo soprattutto ci parla il libro della Borsatti. Parla di un Paese giovane, frustrato, straordinariamente aperto al mondo, come sanno i turisti che lo hanno visitato, e avvolto in una contraddizione fortissima, una democrazia islamica, con un fortissimo potere clericale che pervade la società e i problemi di una società moderna, con grandi città congestionate dal traffico e inquinatissime, università animatissime, donne istruite ma anche costrette a pratiche da società medievale, a partire dal sempiterno velo da indossare.

Nel libro le voci degli iraniani, di molti e diversi cittadini di quel Paese. Essi raccontano il loro Paese e aiutano lo straniero a capire meglio.

Luciana Borsatti, L’Iran al tempo di Trump, Castelvecchi

Sebastiano Pozzi

Visitare la Macedonia, che non si chiama così

15 maggio 2018

La Macedonia è una parte della ex Repubblica Federale di Yugoslavia e non si chiama Macedonia. Il suo nome è infatti FYROM, acronimo in lingua inglese per dire “ex repubblica di Macedonia della federazione Jugoslava”. Si tratta di una parte di territorio ricco di diversità etnica e paesaggistica che confina con la Grecia e con la regione greca che ha lo stesso nome. Le autorità greche infatti, come racconta il travel blogger Fabio Nodari, sono i più decisi avversari di quel nome, che considerano abusivo. Dunque, se dalla Macedonia entrate in Grecia, vi spiegheranno che loro non riconoscono un Paese chiamato Macedonia. Per questo si chiama FYROM.

La capitale della Macedonia è Skopjie.

I prezzi sono davvero competitivi se confrontati con altre regioni vicine: con meno di 70 euro si dorme in doppia in alberghi a 4 stelle nella località turistica più esclusiva del Paese, il lago Ohrid, che la Macedonia condivide con l’Albania. E parliamo di alberghi come il Sileksis, che si trova direttamente sulla spiaggia e che offre anche piscina, stanze nuovissime, wifi gratis, sauna e stanza fitness.
Per arrivare in Macedonia si deve volare sulla capitale, Skopjie, che dall’Italia è raggiunta dalla compagnia aerea low cost ungherese Wizz Air. Con meno di 150 euro andata e ritorno potete arrivarci, se prenotate con anticipo.

Skopjie è una tipica città balcanica, una città moderna con millenni di storia, oltre un milione di abitanti e un antico mercato che è il più antico di tutti i Balcani.

Da vedere anche la fortezza Kale, risalente al sesto secolo dopo Cristo e ricostruita, a seguito di un terremoto, nel 1100. Da vedere anche il luogo natale di Madre Teresa, che nacque proprio a Skopjie.

Tutte le informazioni sul sito dell’ente del turismo macedone, dove è anche possibile prenotare gli alberghi.

Miranda Guterres